Visualizzazione post con etichetta Mondiali. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mondiali. Mostra tutti i post

mercoledì 17 settembre 2014

Nazionale italiana, politici italiani, Ciro Esposito e questione sicurezza: le parole di Marco Tardelli

Napoli, 1978: Tardelli affronta Michelle Platini in un'amichevole
Un articolo di Dagospia datato 25 giugno 2014 parla dell'Italia, della nazionale di calcio, del ferimento di Ciro Esposito (che poi morì in ospedale), della politica e dei politici italiani tramite un'intervista rivolta a Marco Tardelli, che fu anche calciatore e Ct azzurro.

Tardelli afferma che è giunta l'ora che i politici ci diano un taglio con la retorica del pallone. "Non si può affermare che se l'Italia vince una partita il Paese voli o viceversa. L'Italia è stata eliminata (al Mondiale, ndr) perché ha trovato un mezzo arbitro, perché ha giocato una brutta gara con la Costa Rica e perché contro l'Uruguay è stata anche sfortunata".

Secondo Tardelli "Prandelli sarebbe stato perfettamente in grado di proseguire nel suo ruolo di Ct, è il contesto in cui si muove il mio sport dalle nostre parti che deve cambiare".

Tardelli parla anche di Ciro Esposito, il ragazzo di Napoli ferito e poi deceduto a Roma poco prima dell'inizio della partita della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina all'Olimpico, a causa di un attacco ricevuto da un ultrà romanista, un delinquente che ferisce pesantemente una persona solo perché napoletana. "Il mio timore è che Ciro Esposito, non un ultrà violento, ma uno che passava lì quasi per caso sia ricordato solo dai suoi familiari. Gente fantastica, che nonostante il trauma indicibile e il dolore, ha detto e saputo trovare le parole migliori[...]Parole distanti dalla vendetta".

Per Tardelli è "Inutile sostenere che il calcio italiano abbia seri problemi di violenza senza chiederci come e dove intervenire per risolverli ogni giorno. Andare alla partita e prendersi un colpo di pistola non è normale, è allucinante".

Secondo Tardelli l'esempio contro i violenti andrebbe ricercato nell'Inghilterra degli anni ottanta (questo blog già affrontò il tema inglese in un post precedente), laddove "Erano a terra, assediati dai "barbari". Hanno voluto risolvere la questione tifo violento in una notte e l'hanno fatto."

L'ex Ct afferma che i politici "Invece di gonfiare le vele della retorica e chiedere alla squadra (la Nazionale, come qualche politico aveva proposto, ndr) di dedicare la qualificazione a Ciro Esposito, sarebbe il caso di fare qualcosa di concreto. E da fare, ci sarebbe moltissimo". Infatti per Tardelli non bisogna piangere il dramma: il dramma deve essere prevenuto.

Ancora Tardelli, ricordando l'Italia campione al Mondiale 82 in cui segnò un gol decisivo: "Il nostro successo aiutò l'economia, rilanciò lavoro e industria (un post di questo blog, tra le altre cose, se ne parlò), ma l'afflato patriottico di questi giorni mi fa desiderare un calcio più serio. Non si può affermare che se l'Italia vince una partita il Paese voli o viceversa. I politici si divertono e amano scendere e salire sul carro del pallone freneticamente, ma l'Italia non può salvarsi con il calcio, è solo un'illusione e non del tutto onesta."

Parole pesanti quelle di Tardelli verso i politici, volte a spingerli a fare qualcosa di concreto sia per la situazione particolare che vive l'Italia in quanto paese, sia per quanto riguarda la violenza negli stadi. I politici, con il ministro Alfano, qualche misura dopo il fatto di Ciro Esposito l'hanno presa, e il blog in un post lo ha documentato, ma bisognerà vedere se effettivamente sortirà gli effetti sperati, ossia contenere gli episodi di violenza.

sabato 13 settembre 2014

Quando la politica ostacola il calcio - Parte 4: il rifiuto dell'URSS di giocare a Santiago

Stadio Nazionale di Santiago
Nel 1973 l'Urss a novembre rifiutò di affrontare il Cile a Santiago nello spareggio utile a qualificarsi alla Coppa del Mondo.

Lo Stadio Nazionale di Santiago, dove la partita doveva svolgersi era stato fino a poche settimane prima un vero e proprio campo di concentramento. La partita durò 2 minuti, il tempo per il Cile di segnare un gol contro... nessuno!! Il tutto dinnanzi a circa 20mila spettatori straniati.
A causa di ciò la Fifa assegnò la vittoria a tavolino del Cile per 2-0, sicché i cileni si qualificarono al Mondiale 1972.

L'andata del confronto si giocò regolarmente a Mosca, ma per il ritorno l'Urss presentò un reclamo per evitare di giocare a Santiago in quello stadio usato come campo di concentramento. Il reclamo non venne accolto, e a passare il turno fu dunque il Cile.

Una storia che s'intreccia necessariamente con la politica in quanto il Cile di quel periodo non se la passava bene, a causa della situazione che quel paese stava vivendo per colpa del suo nuovo presidente. L'Urss si rifiutò di giocare a Santiago proprio a causa del dittatore cileno e di quello Stadio Nazionale (non che l'Urss fosse però una democrazia, vale la pena ribadirlo in questo caso).

Augusto Pinochet, con il suo colpo di stato militare si autonominò presidente, trasformando il Cile in un paese fortemente dittatoriale. Governò il paese dall'11 settembre 1973 all'11 marzo 1990 e si rese responsabile di crimini contro l'umanità.

In quel Mondiale del 1974 giocato in Germania Ovest, la nazionale cilena non andò oltre il primo turno, ottenendo due pareggi (1-1 vs. Germania Est e 0-0 vs. Australia) e una sconfitta contro i tedeschi occidentali per 1-0.

lunedì 18 agosto 2014

Iran, 2010: le ipotesi di Mottaki nel Mondiale in Sudafrica

Un incontro del Mondiale in Sudafrica (Brasile-Corea del Nord)
Anche oggi questo blog si occupa del rapporto calcistico-politico iraniano, soffermandosi però su un aspetto particolare circoscritto ad un periodo di tempo ben determinato: il 2010.

Nel 2010, come si è visto nel post di ieri (articolo che analizzava l'andamento calcistico e le relazioni internazionali dei persiani negli ultimi decenni) l'Iran non si qualificò al Mondiale di Sudafrica.

Il governo brasiliano espresse solidarietà al governo iraniano, e quest'ultimo si ritrovò tra l'altro in pessimi rapporti con Israele, il che peggiorò ulteriormente, in quegli anni a cavallo tra la seconda metà degli anni duemila e la prima metà degli anni duemiladieci, le relazioni diplomatiche tra l'Iran e diversi altri paesi occidentali, ma col Brasile vi fu una sorta di alleanza. E questo spiega, secondo alcuni blogger che scrissero dei post in quel periodo il motivo per cui la Seleçao verdeoro venne eliminata dalla competizione.

Qualche mese prima della manifestazione, in Iran si fece sentire con forza l'Onda Verde (anche Green Movement), movimento che diede origine alle proteste di cui si è già discusso sul post di ieri relative alla rielezione del presidente iraniano Ahmadinejad, reo -secondo il movimento (e forse non ha avuto tutti i torti, se si ci si informa su cosa quel governo imponeva al popolo di fare e non fare)- di essere un simbolo di antiliberalismo, oscurantismo e repressivismo pur avendo ottenuto -in sede di rielezione- oltre il 62% dei consensi. Accuse di brogli provenienti dalle opposizioni e dagli altri candidati, evidentemente contribuirono ancora di più a scatenare la rabbia del movimento Verde, che appoggiava principalmente il riformista Moussavi (che prese solo il 33% su un totale di 85% di votanti), mentre l'altro candidato fu l'altrettanto riformista Karrubi.

Spiegato a grandi linee di che si tratta quando si parla del movimento iraniano dell'Onda Verde, un sostenitore di questo movimento dal suo blog -spiega Panorama.it con un articolo firmato da "Farian"- scrisse "il Brasile ha perso per cause divine, è Dio che ha punito i brasiliani per avere sostenuto le autorità iraniane"; un altro blogger scrisse che "a colpire i brasiliani è stata la maledizione degli iraniani". Un altro blogger ancora, ironicamente rivolto al ministro degli Esteri iraniano del periodo, Manucher Mottaki chiese se a causa della fuoriuscita del Brasile il ministro volesse "prendere i calciatori brasiliani e spedirli a Kahrizan (il carcere in cui almeno tre dimostranti dell'Onda Verde morirono a causa delle torture subite) per dare loro una lezione".

Lo stesso Mottaki rilasciò delle dichiarazioni al quotidiano Tehran Emruz, le quali -spiega l'articolo già citato di Panorama.it- fecero scaturire tra le altre, le affermazioni di alcuni blogger sopra riportate. Le affermazioni di Mottaki, in sostanza, tesero a dimostrare che nel Mondale 2010 vi si trovano delle significative correlazioni tra politica, diplomazia e calcio, e che USA, Francia e Inghilterra (per il Regno Unito) vennero subito eliminate poiché in quel periodo imposero sanzioni all'Iran e al suo programma nucleare.

Il Mondiale 2010 venne vinto dalla Spagna, e le big eliminate al primo turno furono Francia e Italia, mentre le nazionali eliminate agli Ottavi furono, tra le altre USA (1-2 col Ghana), Inghilterra (1-4 con la Germania), Portogallo (0-1 con la Spagna). Il Brasile venne fatto fuori ai Quarti, dai Paesi Bassi perdendo 1-2 (Robinho portò i verdeoro in vantaggio al 10', ma una doppietta di Sneijder nel secondo tempo conferì la vittoria degli arancioni). La finale fu tra Paesi Bassi e Spagna, e la competizione venne vinta dalla Spagna (grazie alla rete di Iniesta nei tempi supplementari).

Conclusioni: è possibile parlare di influenza politica per quanto concerne lo svolgimento del mondiale in Sudafrica? La risposta più appropriata -a detta di chi scrive- è che non vi sono sufficienti elementi utili per poterlo dimostrare. Se per quanto concerne l'Iran le coincidenze, come nel post di ieri viene osservato, tra andamento della diplomazia internazionale e andamento della Nazionale possono risultare significative, per il Mondiale non si capisce bene a favore di quale parte in causa si ottenne il risultato finale di vittoria della Spagna, selezione tra l'altro fortissima di suo in quegli anni.

Di questa vicenda, è utile sottolineare il fatto -che è anche la notizia base di questo post- che un politico con una certa visibilita in quanto ministro, si è esposto con delle esternazioni volte ad evidenziare dei dubbi circa il corretto svolgimento di una importante manifestazione calcistica, e che tali dubbi sarebbero il frutto di gravi questioni politiche. La replica di alcuni blogger dopo la sconfitta del Brasile è un ulteriore tassello utile a completare quella che rappresenta la notizia base.

Un'altra lettura di tutta la questione può riguardare, in modo equo tutte le nazionali chiamate in causa dalle diverse parti: USA, Francia, Inghilterra (per il Regno Unito) e Brasile. Si potrebbe ipotizzare che le tensioni interne alle nazioni cui queste selezioni rappresentano, contribuirono in qualche modo alle varie eliminazioni dalla competizione, influirono cioè sulle prestazioni delle squadre nazionali indipendentemente dalla parte chiamata in causa, e forse anche involontariamente. Tuttavia, è difficile se non impossibile rintracciare sufficienti prove utili a dimostrare quest'altra tesi sempre ammesso che porti al vero. Non vi sono insomma validi indizi per gridare al complotto: perché dunque farlo? Vista l'indisponibilità di prove, non è più gradevole pensare che la manifestazione sia stata svolta senza influenze politiche sui risultati delle partite, e che a trionfare siano invece stati principalmente agonismo, senso di competizione e sportività in senso generale?

Autore foto: Marcello Casal Jr/Abr

domenica 17 agosto 2014

Iran, calcio e politica: andamento della Nazionale e della situazione socio-politica negli ultimi decenni

Iran contro Angola, Mondiale 2006 
Nel corso degli ultimi decenni, la nazionale di calcio iraniana sembra andare di pari passo con le vicende e gli sviluppi accorsi allo stato persiano.

Durante gli anni settanta questa nazione si affermò quale grande potenza nella relazione con gli stati dell'Ovest, e in tale situazione la sua nazionale vinse tre volte la Coppa delle nazioni asiatiche e per la prima volta partecipò alla Coppa del Mondo del 1979. Proprio in quell'anno in Iran ebbe inizio la Rivoluzione Islamica, che durò per quindici anni. In questo periodo la tensione ed il rifiuto per le regole della politica internazionale, ebbero delle conseguenze in ambito non solamente politico ma anche sportivo.

Si disse non a caso, in un articolo precedente, tra le altre cose che il calcio in Iran, dal 1979 e fino alla fine degli anni ottanta venne messo abbondantemente da parte, e questo perché vi fu dapprima la rivoluzione islamica, poi una situazione di contrasti con gli americani, ostaggi, azzardi e morti -risolta con un accordo, come meglio specificato nel precedente post di cui si parla qualche riga più su- seguiti dalla guerra tra questo stato e quello dell'Iraq, guerra durata per 8 anni fino alla risoluzione dell'ONU del 1988.

Successivamente fino al 2005, sotto i due mandati del presidente riformista Jatami si ha una sorta di nuova apertura al mondo, e ciò coincise con la partecipazione della nazionale iraniana a diverse manifestazioni internazionali, ottenendo tra l'altro due qualificazioni al Mondiale: nel 1998 e nel 2006.
Non solo: questo senso di ritrovata armonia in ambito internazionale coincise con l'ingaggio di c.t. stranieri alla guida della Nazionale (il brasiliano Vieira, e i croati Ivic, Blazevic ed Ivanovic) e in più diversi calciatori iraniani approdarono nel campionato tedesco, negli Emirati Arabi Uniti o nella città-stato di Singapore (che ha un campionato locale).

Dal 2005, in seguito all'elezione alla presidenza della Repubblica iraniana di Mahmoud Ahmadinejad si ha una politica di rifiuto verso qualunque forma di apertura, e conseguentemente un forte controllo del governo sullo sport e le relative federazioni. Inoltre, dopo la deludente batosta nel Mondiale Germania 2006, il governo stesso licenziò il presidente della federazione. Ma c'è dell'altro: la federazione, nel 2005 per rispetto dei valori islamici vietò ai calciatori di assumere un aspetto simile a quello occidentale, e quindi non gli era concesso indossare orecchini, maglie attillate o di portare barbe non curate, code di cavallo, capelli ricci, e tutto ciò che ricordasse l'Ovest.

La chiusura imposta dal presidente della Repubblica nel 2006, come raccontato coincise con una brutta prestazione al Mondiale, e con un licenziamento forzato che la Fifa non gradì, e per tale motivo sospese la nazionale iraniana di calcio nel novembre 2006 fino a quando non si trovò una soluzione in linea con gli statuti della Figc nel dicembre 2006.

La nazionale in seguito vinse il Campionato dell'Asia occidentale, nel 2007 e nel 2008 e ottenne un secondo posto nel 2010. Nel frattempo giunse fino ai quarti di finale nella Coppa d'Asia 2007 e 2011; tuttavia non ottenne la qualificazione al Mondiale Sudafrica 2010. La nazionale di quegli anni risultò competitiva in ambito asiatico, tuttavia fuori dal continente deluse ancora una volta. Questa mancanza di risultati importanti al di fuori dell'Asia da parte della prima squadra nazionale si manifestò in un periodo che incluse delle tensioni sociali interne al Paese: il 13 giugno 2009 infatti venne rieletto Ahmadinejad -che venne criticato fortemente negli anni passati per le sue posizioni politiche conservatrici e di eccessivo distacco e contrasto verso l'Occidente e gli altri stati, per esempio con affermazioni quali "La sparizione dalla carta geografica dello Stato di Israele", che scaturirono inevitabili reazioni sia di Israele che della comunità internazionale che sostiene lo stato ebraico- ma l'opposizione sospettò brogli. Tale rielezione causò scontri di piazza, manifestazioni non autorizzate, morti causate dall'intervento delle forze dell'ordine, intervento giudicato eccessivo persino da alcune figure dello stesso governo.

Il 14 giugno 2013 venne eletto quale nuovo presidente della Repubblica dell'Iran Hassan Rouhani, con il 52,7% delle preferenze: un risultato davvero notevole. Il nuovo presidente era dato per favorito sin da subito. Politicamente riformista e moderato, gareggiò contro alcuni candidati conservatori, ottenendo alla fine la vittoria. La maggior parte dei suoi voti provennero dalla classe media e dai giovani. Tale successo viene spiegato come risposta alla fallimentare politica conservatrice di Ahmadinejad, accusato anche di brogli alle precedenti elezioni. La nazionale iraniana intanto ottenne la qualificazione al mondiale 2014 piazzandosi al primo posto nel giorone A finale di qualificazione dopo la partita contro la Corea del Sud vinta 1-0 (60’ Goochannejhad) il giorno 18 giugno 2013, pochi giorni dopo l'elezione di Rouhani: si tratta di una coincidenza in un certo modo significativa.

venerdì 15 agosto 2014

Mondiale Italia '34: il primo titolo azzurro

Gol decisivo di Schiavio al Mondiale del 1934 nella finale giocata a Roma 
Con Tavecchio eletto presidente, la Figc ha compiuto un importante passo verso il recupero di punti di riferimento istituzionali all'interno dell'organizzazione del calcio italiano. Il neo presidente ha scelto anche il nuovo commissario tecnico della Nazionale: Antonio Conte (ed è probabile -ma si tratta solo di un'ipotesi- che quest'ultimo si dimise durante quest'estate dalla Juventus proprio per ricoprire la carica di allenatore della squadra azzurra, già vacante al momento della presentazione delle proprie dimissioni).

La squadra azzurra, dopo l'esperienza con Prandelli adesso potrà sperare in un nuovo ciclo che sia magari maggiormente vincente. Il nuovo Ct, stando a quanto dichiarato in campagna elettorale da Tavecchio dovrà essere il supervisore di tutte le squadre azzurre (quindi anche Under 21, Under 20, eccetera) allo scopo di valorizzare i talenti dei giocatori più giovani, per il bene di tutto il calcio del Belpaese.

A proposito di nazionale italiana, questo blog vuol tornare a parlare della storia di questa selezione. In modo generico ha già affrontato a grandi linee quanto avvenne alla nazionale maggiore di calcio in Italia nel periodo fascista. Il relativo post si occupò di descrivere brevemente ciò che accadde in quegli anni, e in modo particolare del ruolo assunto dall'Italia nel Mondiale del 1938 (vinto proprio dagli azzurri). E cosa accadde quando si giocò per la prima volta in Italia, ossia alla seconda edizione del Mondiale, il 1934?

Ricordando che in un altro post precedente si parlò della prima edizione della competizione mondiale svoltasi in Uruguay, la scelta di giocare in Italia fu qualcosa di fortemente voluto dai politici dell'epoca, che già spingevano per ottenere che la competizione si svolgesse in terra italica nel 1930 (e forse per il fatto di aver assegnato quel mondiale all'Uruguay, l'Italia per protesta non vi partecipò). A chi sostenne a quei tempi che le spese utili ad organizzare la competizione in Italia fossero superiori ai ricavi, i rappresentati più alti del PNF (si era, in quel periodo sotto dittatura mussoliniana) risposero che dinnanzi alla popolarità assicurata dall'evento, le perdite economiche potevano essere decisamente giustificate. Il calcio, lo si era ben appreso, era uno di quegli sport con cui poter fare propaganda. La Nazionale italiana divenne ben presto un'importante espressione dello Stato italiano, il quale voleva fortemente farsi conoscere all'estero in modo positivo, organizzando la manifestazione in casa propria.

Quell'anno fu davvero significativo per l'Italia, sebbene si trovasse sotto dittatura: la competizione la organizzò in casa propria (e senza le polemiche dell'occasione sprecata come a Italia '90) e la vinse pure. Si potrebbe giustamente dire che lo scopo dei rappresentanti di spicco del partito fascista venne raggiunto, anche se è vero che spesso si cerca di associare a quel regime tutti i mali del mondo: non si fraintenda, senz'altro è vero che si trattò di un periodo buio per la storia della penisola italiana, specie per quanto concerne la orribile e vergognosa questione degli ebrei, il colonialismo e l'entrata in guerra come alleati dei tedeschi hitleriani, oltre ad altro ancora. Nessuno lo mette in dubbio, però appunto non si può neanche negare che quell'Italia organizzò un evento, lo vinse, ottenne -probabilmente- buona pubblicità in quel periodo, prima dei disastri bellici, sempre ricordando che si trovava sotto dittatura, naturalmente.

L'Italia che vinse quel mondiale del '34 -e anche del '38- è rappresentata ancora oggi da due delle quattro stelle presenti sullo stemma della Figc, e del resto una volta giunta la Liberazione il nuovo governo dell'epoca scelse anche la continuità dello stato, mantenendo alcune delle leggi fatte in epoca fascista.

In finale gli azzurri, guidati da Vittorio Pozzo sconfissero per 2 a 1 la Cecoslovacchia grazie alle reti di Raimundo Orsi (80') e Angelo Schiavio (95', si era già nei tempi supplementari) mentre i cecoslovacchi segnarono al 76' con Antonín Puč.

Da notare che la squadra campione in carica, l'Uruguay -che ospitò anche la precedente competizione- rifiutò di partecipare alla manifestazione italiana proprio come fatto a suo tempo dalla stessa Italia -oltre che da altre squadre europee, per probabile ripicca.

La nazionale italiana di quel periodo, oltre al Mondiale del 1934 vinse successivamente le Olimpiadi del 1936 e -come già ricordato- il Mondiale del 1938: segno che quella selezione, con quell'allenatore, Vittorio Pozzo fu un gruppo vincente e temibile.

Liberata l'Italia dal fascismo, la squadra azzurra vinse poi altri due mondiali: Spagna '82 e Germania 2006. Riuscirà il nuovo commissario tecnico Antonio Conte a riportare la squadra azzurra sul tetto del mondo? Solo il tempo potrà dircelo.

sabato 2 agosto 2014

Uruguay 1930, calcio e politica nel primo mondiale della storia

Gol di José Pedro Cea (Uruguay) contro la Jugoslavia, in semifinale
I mondiali di calcio sono sempre una importante vetrina, sia per la nazione che ospita la competizione, che così si fa non poca pubblicità e magari favorisce anche il turismo nel medio termine, sia per quella che la vince. I risultati della vittoria della competizione infatti lasciano il segno in modo positivo nel Paese, aumentano il senso di patriottismo, consentono al governo nazionale in carica di ottenere maggiore credibilità e consenso, aiutano il paese a riprendersi da eventuali situazioni traumatiche come la guerra o il terrorismo, rilanciando l'economia grazie all'aumento interno dei consumi. Si, il calcio è capace di fare anche questo.

I governi nazionali sanno bene che ospitare una competizione prestigiosa come il Mondiale è un'occasione unica da sfruttare. E sebbene qualche volta si tratta di occasioni perse, come molti sostengono per Italia '90 oppure di occasioni di cui sarebbe meglio fare a meno viste le difficoltà economiche della gente del paese ospitante, tipo in Brasile 2014 , sin dagli albori di questa competizione la politica ha sempre avuto un occhio di riguardo per questa competizione.

Il primo mondiale della storia venne disputato in Uruguay nel 1930, e già a quei tempi la politica mostrava forte interesse verso il calcio. Il presente articolo intende analizzare alcuni aspetti importanti, anche extra calcistici, rilevando soprattutto i principali rapporti fra calcio e politica evidenziabili nel Mondiale 1930, il primo della storia del calcio.

Tutto cominciò quando le nazioni interessate presentarono la propria candidatura a ospitare la manifestazione: già da questo punto, la politica entra in scena. Italia, Spagna, Svezia e Paesi Bassi cercarono di impossessarsi della manifestazione, e alla fine la politica del calcio, rappresentata nella sua massima espressione del tempo dalla persona di Jules Rimet, presidente della Fifa scelse l'Uruguay. Ciò scaturì molta delusione e rabbia da parte dell'Italia che, si dice che proprio per tale motivo scelse di non aderire alla competizione. Secondo altre fonti vi sarebbero altre ragioni alla base della scelta italiana di non partecipare (i motivi non sono chiari), mentre Inghilterra e Scozia scelsero di non aderire per principio, in quanto il calcio come oggi conosciuto è stato inventato dalle loro parti e dunque si ritenevano campioni del Mondo a prescindere (e tale situazione perdurò anche nei mondiali 1934 e 1938).

Proprio il paese scelto, nel 1930 festeggiò il centenario della liberazione dagli spagnoli. Il fatto della novità, accompagnato dal grande crack finanziario del 1929 (che caratterizzò come noto la depressione economica nella maggior parte del mondo) furono un condizionamento enorme per l'organizzazione dell'evento, ma ciò non impedì all'Uruguay di costruire un terzo stadio idoneo ad ospitare le partite in programma: l'Estadio Centenario. Costruito a tempo di record (in soli 8 mesi, con soli 5 giorni di ritardo rispetto alla tabella di marcia), vide lavorare senza sosta cento operai che si diedero il cambio ogni otto ore.

La situazione politica dell'Urugay del tempo era discreta (nel senso che non vi erano particolari problemi politici o conflitti interni o tensioni con altri stati), e solo la depressione del 1929 diede qualche grattacapo agli abitanti del luogo. In quell'anno del Mondiale -il 1930- si celebrò il centenario della Costituzione, ma subito dopo il Mondiale, nel 1931 cominciò un breve periodo dittatoriale di Gabriel Terra, che pochi anni dopo cessò (1942) e ciò consentì la riscrittura di una nuova Costituzione.

Tornando al Mondiale del 1930, le partite vennero tutte disputate a Montevideo, la capitale.

In finale giunsero Uruguay e Argentina, e l'attesa dell'evento fu tesissima, anche perché ai calciatori argentini venne quasi impedito di dormire con un grande gruppo di tifosi uruguayani che la notte prima della finale intonarono cori, facendo tanto chiasso davanti all'hotel che ospitava i calciatori. Inoltre i calciatori di entrambe le squadre ricevettero minacce di morte prima dell'incontro. Un clima tesissimo che costrinse l'arbitro belga Langenus a pretendere un'assicurazione sulla vita per tutti i familiari e una nave pronta a portarlo in Europa entro un'ora dal fischio finale se le cose si fossero messe male.

Così si arrivò carichi di tensione ed emozione al 30 luglio 1930. A Montevideo stranamente in quel giorno nevicò (evento raro in Uruguay), mentre all'incontro, che si disputò nello Estadio Centenario assistettero circa 93mila spettatori. Una curiosità: prima della partita l'arbitro Langenus venne arrestato un'ora prima del fischio di inizio ma subito rilasciato. L'arresto avvenne a scopo cautelativo, in quanto prima di lui altre 13 persone si presentarono come arbitri della finale...

Le marcature: 12' Dorado (Uruguay), 21' Paucelle (Argentina), 45' Stabile (A), 12' Cea (U), 22' Iriarte (U), 44' Castro (U). Risultato finale: 4-2, l'Uruguay vinse la competizione e divenne Campione del Mondo.

Le reazioni poltiche per l'esito del match non mancarono: con i calciatori portati in trionfo e con la festa nelle strade, il governo dichiarò ben 2 settimane di festa nazionale(!). Al contrario, in Argentina vi fu una immane rabbia mista ad angoscia, ed il consolato uruguaiano di Buenos Aires venne preso a sassate per più giorni.

giovedì 31 luglio 2014

Sulle proteste dei brasiliani - Parte 4: il pensiero di Romario

Romario alla Camera dei Deputati (autore foto: José Cru/ABr)
La pressione sul Brasile era tanta, in un Paese dove la gente si era stancata del calcio, che protestava contro lo svolgimento del Mondiale in Brasile. La sconfitta patita per 7 a 1 dalla Germania è il riflesso della dura realtà che i brasiliani sono costretti ad affrontare.

Nella parte 1 della serie "Sulle proteste dei brasiliani" si è parlato in modo generale di alcune delle ragioni delle proteste (tra cui che gli stadi non serviranno a granché dopo la manifestazione), nella parte 2 si è andati ancor più nello specifico, spiegando che i brasiliani contestano sia la Fifa -per la quale si è prospettato un danno d'immagine e di utili, visto che gli sponsor del mondiale hanno ridotto al minimo le rispettive campagne pubblicitarie- che per il governo anche a causa del fatto che per fare quegli stati sarebbe stato sottratto denaro ai servizi di base per la popolazione. Nella parte 3 si è documentato di come le proteste in Brasile continuassero, anche a causa del crollo di un viadotto costruito in fretta e furia in vista del Mondiale, e a causa di tale crollo sono morte alcune persone, e altre rimaste ferite. Nello stesso articolo si è menzionato anche il fatto che tra le cause della protesta vi sono anche ragioni ambientali: le grandi opere hanno avuto un forte impatto negativo sull'ambiente.

Ma c'è anche dell'altro da documentare. Chi ci ha guadagnato da questa manifestazione e chi ci ha rimesso, oltre all'ambiente?

A guadagnarci sono stati soprattutto i privati. Sono stati spesi 11 miliardi di dollari circa, pari a circa il 61% del bilancio dell'istruzione nel Paese, e quasi tutte le spese sono state a carico dello Stato che ha avuto ben pochi ricavi. A rimetterci sono stati quindi da una parte lo Stato che avrà una crescita economica stimata di soli 0,2 punti percentuali a fronte delle notevoli spese effettuate, dall'altra parte i cittadini per i motivi già elencati, oltre al fatto che per la realizzazione di stadi e infrastrutture si dice abbiano perso la casa circa 250.000 residenti in Brasile: un fatto tristissimo e al tempo stesso irritante. Lo svolgimento del mondiale è stato utile se non altro a fare pubblicità al Brasile, ma questo Brasile aveva poi così bisogno di farsi pubblicità? A inizio mondiale le infrastrutture degli stadi non erano ancora ultimate, e i campi erano in pessime condizioni. Per nascondere lo stato del terreno di gioco, alcuni lavoratori furono filmati intenti a dipingerlo di verde dove necessario...

Per loro fortuna, almeno -e anche per fortuna del governo, che sulla vittoria finale del Brasile ci aveva messo pubblicamente la faccia- a vincere non sono stati i finalisti rivali dell'Argentina, una magra consolazione per l'umore complessivo della popolazione, un fatto che in realtà fa soprattutto comodo al governo in quanto la
presidente del Brasile si è, in questo modo risparmiata l'umiliazione di premiare gli argentini: meglio premiare i tedeschi, non fa nulla se hanno sconfitto la Seleçao per 7 a 1.

Romario, noto ex calciatore brasiliano (ha giocato, fra l'altro, nel PSV, nel Barcelona, nel Flamengo e nel Valencia) oggi è un parlamentare ed esponente di spicco del Partito Socialista del Brasile, molto attivo nel criticare lo svolgimento di questa competizione, chiamando il popolo alla protesta ed evidenziando la mancanza di infrastrutture e servizi pubblici adeguati e l'enorme spesa per il torneo. Dopo l'eliminazione del Brasile dal torneo, lui che con la Nazionale ha vinto la competizione nel 1994 ha scritto su Facebook (come riporta un articolo del sito lindro.it) "Dilma dovrà dare la coppa ad un'altra squadra. Loro prenderanno la coppa e a noi lasceranno i nostri stadi costosissimi e l'eredità morale. Questo è il calice della vergogna" (Dove Dilma, ovviamente è la presidente del Brasile, Dilma Rousseff).

sabato 19 luglio 2014

Vittorie e trasformazioni socio-politiche: relazione ricorrente

Pelè in nazionale, anni '60
(fonte: Nationalencyklopedin, autore: AFP/SCANPIX  )
Certe volte calcio e politica si aiutano a vicenda, altre volte la politica si serve del calcio a scopo propagandistico, altre ancora il calcio aspetta l'intervento della politica (concernente la costruzione degli stadi, le leggi per la sicurezza, le norme sui diritti televisivi, ecc.), altre ancora il calcio si sostituisce alla politica nel cambiamento del Paese o dell'immagine della città che una squadra rappresenta, e in questi casi spesso la squadra diventa in toto espressione di patria, quindi i successi e le sconfitte condizionano anche l'opinione sul governo (per quest'ultima affermazione si veda ad esempio un precedente post pubblicato su questo blog).

Questo post vuole portare all'attenzione una coincidenza interessante illustrata in dettaglio in un articolo pubblicato da tusciaweb.eu del 14 luglio 2014 a firma di Daniele Camilli: la vittoria di un mondiale coincide per la nazione con una fase di trasformazione sociale, politica ed economica. Eccettuato per esempio l'ultimo mondiale vinto dalla Germania, a vincere il mondiale è stata spesso la squadra di un Paese in crisi, dalla cui crisi è sorto un nuovo ordine attraverso una fase di transizione e cambiamento. La nazionale vincitrice è anche l'espressione della crisi in atto della nazione che in quel momento rappresenta.

L'articolo di Camilli ci tiene a sottolineare che essere in crisi naturalmente non significa necessariamente vincere un mondiale, e tra l'altro a vincere questa competizione sono state quasi sempre le stesse squadre che, guarda caso provengono da cambiamenti radicali accorsi proprio negli ultimi 50 anni (Uruguay a parte, vincitore di 2 titoli): Brasile (5 volte), Italia, Germania (4 volte), Argentina (2), Francia, Inghilterra e Spagna (un titolo a testa).

L'articolo di cui si parla, intitolato "Calcio, mondiali e crisi sociali, una coincidenza interessante" porta all'attenzione diversi esempi significativi. Tra questi troviamo, tra gli altri, la vittoria dei tre mondiali del Brasile di Pelè, in una società attraversante una profonda crisi di trasformazione che si conclude tra il secondo ed il terzo titolo nella piena affermazione del regime militare. Un altro importante passaggio si registra nel 2002, da un lato con la vittoria del Mondiale da parte dei verdeoro, dall'altro con l'arrivo di Lula alla presidenza della Repubblica Brasiliana, un repubblica anche essa frutto di una profonda crisi da cui è scaturita una trasformazione.

Tra gli altri esempi che l'articolo di Daniele Camilli mette in evidenza, la vittoria del mondiale da parte della Germania Ovest nel 1954 che avviene in piena ricostruzione post bellica. La vittoria tedesca nel 1974 avvenne subito dopo i successi della Ostpolitik, una politica avviata dal cancelliere Brandt destinata a cambiare l'Europa e le relazioni internazionali, dando dunque avvio a quel processo di riunificazione con la Germania Est che avverrà 16 anni dopo (1990) proprio quando i tedeschi vinsero un altro mondiale.

Il Pallone d'Oro consegnato al portiere russo Lev Jashin nel 1963 coincise, guarda caso, con la volontà politica di aprire un dialogo coi paesi socialisti dopo un periodo di tensioni tra Est e Ovest.

Tra il 1962 e il 1969 vi furono le vittorie della Coppa Campioni da parte del Milan e dell'Inter, in un periodo di piena trasformazione sociale tra il Sessantotto, l'autunno caldo operaio e il boom economico.

La lista degli esempi pubblicati in quell'articolo è lunga, ed include ad esempio anche la vittoria del mondiale dell'Argentina nel 1978 che coincide con la dittatura di Videla, e del 1986 nella fase di democratizzazione durante la presidenza di Menem.

Anche i casi delle vittorie dei mondiali da parte dell'Italia sono letti in chiave di periodo di crisi e successivo rinnovamento: per esempio la vittoria del Mondiale '82 consente all'Italia di ritrovarsi, dopo anni di divisioni dettate da lotte operaie e studentesche, dal terrorismo e le bombe sui treni e nelle piazze, dai tentativi di colpo di Stato, e quindi da una fase identificata come guerra civile strisciante.

L'articolo oggetto di questo post pone l'accento sulla curiosità della coincidenza per cui a nazione in crisi, e quindi in fase di trasformazione sociale, politica ed economica corrisponde una vittoria del mondiale, e che a fasi di mutamento se non il mondiale talvolta si vince anche altro (Palloni d'oro e coppe campioni). La vittoria spesso contribuisce poi a svoltare verso il cambiamento, e nel caso di vittoria del titolo mondiale si instaura anche un senso ritrovato di orgoglio nazionale.

domenica 13 luglio 2014

L'occasione mancata di Italia '90

Italia-Argentina, Mondiale Italia '90
Poteva essere una grande occasione per l'Italia di migliorarsi e dare una spinta all'economia nazionale. Fu soprattutto la realizzazione di opere di cattiva qualità, alcune delle quali poi rimaste inutilizzate. Ma fu anche sperpero di denaro pubblico che arricchì i privati anche mediante il fenomeno della speculazione edilizia. Questi fatti sono noti, si tratta di cose di dominio pubblico; la rete poi, è piena di articoli di blog e di giornali on line che parlano di sprechi di denaro e di occasione mancata per l'Italia, quella dello svolgimento dell'ultimo Mondiale giocato nel Belpaese.

Quello che - forse - è meno noto è il fatto che gli sprechi e quindi i debiti lasciati da Italia '90 devono ancora essere finiti di pagare. Ad esempio, nel bilancio di previsione di Palazzo Chigi del 2014 vi è una voce relativa ai mutui accesi con la legge 65 del 1987: "Mutui relativi ad interventi di cui alla legge n. 65/1987 e successive modificazioni e integrazioni". Tale voce informa che lo Stato italiano ha pagato per tali mutui 61 milioni circa nel 2014, come anche nel 2013 e nel 2012, mentre erano 55 milioni nel 2011 e 60 nel 2010.

L'Italia riuscì ad ottenere l'autorizzazione ad organizzare il Mondiale '90 nel 1984, quando il governo aveva come Presidente del Consiglio Bettino Craxi (1983-1987), succeduto da Fanfani (1987), poi da Giovanni Goria (1987-1988), da De Mita (1988-1989) e nei primi anni novanta da Giulio Andreotti (in carica dal '90 e sino al 1992). Frattanto, nel 1986 il presidente del CONI, Franco Carraro avviò la progettazione e la costruzione delle infrastrutture per ospitare la manifestazione, come stadi, parcheggi, alberghi, servizi per la mobilità. Gli stadi allora presenti in Italia erano strutture per lo più vecchie e fatiscenti che andavano ristrutturate, oppure servivano impianti nuovi da costruire ex novo. A Bari ad esempio venne costruito appositamente lo Stadio San Nicola, a Torino il Delle Alpi, a Fuorigrotta, quartiere partenopeo venne invece realizzato il terzo anello per lo Stadio San Paolo (che dopo un po' di tempo dalla fine del Mondiale venne considerato pericoloso e chiuso al pubblico). Luca Cordero di Montezemolo fu nominato Presidente del Comitato Organizzativo dei Mondiali di Calcio. In tutto, gli stadi in cui si disputarono gli incontri mondiali furono 12, situati rispettivamente a Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Udine. Rispetto al budget preventivato venne speso l'85% in più. Gli organizzatori giustificarono tali costi - che provocarono l'apertura di numerose indagini, per lo più senza esito - al fatto che i tempi per terminare i lavori erano brevi, e questa condizione avrebbe impedito di avviare gare per gli appalti di costruzione, provocando dei sovrapprezzi dovuti al fenomeno della speculazione edilizia. Molte opere rimasero incompiute, altre vennero utilizzate solo per un breve periodo.

Sotto l'aspetto strettamente calcistico il Mondiale lo vinse la Germania Ovest contro l'Argentina per 1-0 con gol di Brehme al minuto 84 (Germania-Argentina è anche la finale del mondiale di quest'anno, che si disputerà stasera), mentre la Nazionale italiana guidata dal c.t. Azeglio Vicini disputò e vinse la finale per il terzo posto, battendo per 2 a 1 l'Inghilterra, con reti di Roberto Baggio (72') per l'Italia, David Platt (82') per gli inglesi ed infine Totò Schillaci (86' su calcio di rigore) per l'Italia, la quale venne sconfitta in semifinale dall'Argentina di Maradona, ai calci di rigore.

sabato 12 luglio 2014

La Colombia e la qualificazione al Mondiale 2014

Una partita della Colombia
(2011, contro l'Equador, autore: Juanca Parce, fonte: Wikimedia Commons)
Secondo gli studiosi la vittoria di una competizione importante o comunque il raggiungimento di un importante traguardo da parte di una squadra di calcio nazionale, fa vedere positivamente anche quanto accade all'interno del Paese. Di riflesso, una eventuale sconfitta favorisce solitamente l'opposizione di governo.

Una simile affermazione trova largo consenso presso gli studiosi, ed è confermata dall'analisi di diversi casi storici. Anche per questo nel post di ieri di questo blog è stata riportata l'idea (ripresa da un articolo de ilfattoquotidano.it) per cui se il Brasile avesse vinto il Mondiale la situazione in quel Paese sarebbe molto probabilmente migliorata, sotto vari aspetti. In un post del 2 luglio invece si è parlato, tra le altre cose, anche del Miracolo di Berna, ovvero della vittoria della Germania Ovest sull'Ungheria grazie alla rete del 3-2 a 6 minuti dal termine nella finale del Mondiale di Svizzera '54: un risultato che, avendo entusiasmato il popolo locale, viene ritenuto fra le principali cause della ripresa economica dello stato tedesco occidentale dopo il disastro lasciato dalla Seconda Guerra Mondiale.

Nel 2014, la partita valida per il Mondiale FIFA Brasile 2014 tra Colombia e Grecia, conclusasi per 3 a 0 a favore dei colombiani che è stata determinante per la Colombia per accedere agli Ottavi (in seguito arriverà anche ai Quarti, ottenendo un risultato storico mai raggiunto prima), dopo che mancava dalla competizione dall'edizione del '98 (ove si fermò al primo turno), fece anche dell'altro: determinò la riconferma di Juan Manuel Santos alla presidenza dello stato colombiano. Infatti esperti sostengono che vi siano significativi collegamenti tra i due eventi appena citati. In effetti qualche indizio in tal senso lo si può scovare anche nel fatto che il presidente Santos durante la campagna elettorale si è mostrato interessato anche al calcio, postando il primo gol del centrocampista Pablo Armero contro la Grecia; inoltre il figlio di Santos si è fatto fotografare insieme all'attaccante colombiano Radamel Falcao.

Santos, presidente uscente in carica dal 7 agosto 2010, è stato riconfermato lo scorso 15 giugno con il 50,95% dei voti. Esponente del Partito Sociale di Unità Nazionale di centrodestra, promulgatore di valori di pace e sostenitore di accordi con le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia) che da quasi sessant'anni sono causa di disordini e guerriglie nel Paese.

L'elezione colombiana si era infatti trasformata, al ballottaggio, in una sorta di referendum tra chi promulgava un ritorno alla pace (Santos) e chi invece era contrario a ogni possibile accordo con i guerriglieri, ossia lo sfidante Oscar Ivan Zuluaga del Centro Democratico, che si è fermato al 45%.

Analizzando questa vittoria elettorale, vi è da considerare anche la scarsa affluenza alle urne: sono andati a votare 16 milioni su 33 milioni di elettori disponibili (negli ultimi 16 anni l'affluenza in Colombia non ha mai superato il 49%), e anche che ad aprile il 38% della popolazione non considerava Santos in modo positivo.

Una vittoria dovuta probabilmente a una campagna elettorale ben orchestrata da una parte, dall'altra parte è a detta di molti studiosi da considerare anche la qualificazione al mondiale della Colombia e la vittoria per 3-0 contro la Grecia quali fattori decisivi per la riconferma: a sostenerlo, uno studio di Andrew Healey e Neil Malhotra, professori di Economia rispettivamente presso la Loyola Marymount University e la Stanford University.

venerdì 11 luglio 2014

Sull'eliminazione del Brasile: le conseguenze

Brasile contro Germania  (autore: Agência Brasil)
La pesante disfatta della Seleçao, battuta 7-1 dalla Germania in semifinale per la Coppa del Mondo porta con sé alcune importanti conseguenze in terra brasiliana.

La presidente del Brasile, Dilma Roussef ha, nel mese di ottobre, delle elezioni da affrontare, che ora rischia seriamente di perdere. La popolarità della leader brasiliana è precipitata al 37%, mentre a inizio mandato era data sull'80%. Secondo un articolo di lettera43.it del 9 luglio, la situazione è destinata a peggiorare ulteriormente per la presidente.

Nella serie di post di questo blog "Sulle proteste dei Brasiliani", parte 1, parte 2 e parte 3 si sono visti i principali motivi di protesta da parte dei brasiliani contestatori. Uno in particolare riguarda la spesa pubblica dirottata in stadi e grandi opere (fra cui il viadotto precipitato documentato nella parte 3) destinati all'inutilizzo o allo scarso utilizzo futuro, e questo aspetto dei soldi pubblici investiti in fin dei conti per profitti privati e sottratti ai servizi di base per i cittadini di certo non facilita la rielezione della leader del Brasile. La perdita di consenso si spinge ben oltre coloro i quali sono stati protagonisti delle già gravi e feroci contestazioni palesi viste per strada.

La presidente si è spinta troppo oltre anche a livello mediatico: dopo la vittoria del Brasile contro la Colombia i consensi per lei erano aumentati del 4%, al punto da spingerla a dichiarare che avrebbe premiato lei stessa i calciatori brasiliani in caso di vittoria. Un errore mediatico che, sommato alla perdita dei consensi dovuta alle ragioni dei contestatori potrebbe costarle davvero caro, sostiene l'articolo prima accennato di lettera43.it.

Non che la presidente abbia delle responsabilità oggettive dal punto di vista agonistico, ma il sistema mediatico (in primis tv e internet) è un mezzo potente, e la presidente che sulla vittoria ci ha messo pubblicamente la faccia ora rischia seriamente di essere accostata alla sconfitta, proprio come la vittoria contro la Colombia le valse quattro punti in più nei sondaggi.

Ilfattoquotidiano.it in un apposito articolo del 9 luglio afferma come la vittoria del Mondiale avrebbe potuto innescare un circolo virtuoso, dovuto fra l'altro, da una parte a un'immagine pubblica positivamente rinnovata di tutta la Nazione e quindi anche all'aumento dei turisti, dall'altro al rilancio economico scaturito dall'aumento dei consumi dovuti dall'euforia per la vittoria, rammentando che in alcuni paesi la cui squadra nazionale è risultata vincitrice questo in passato è già accaduto. Ora però la situazione in terra verdeoro rischia di precipitare, considerando anche che un po' prima dell'inizio della manifestazione, i brasiliani si erano in maggioranza dichiarati contrari a disputare questo Mondiale in Brasile.

Il calcio è insomma molto di più di un gioco, e quando si commistiona alla politica può scatenare delle conseguenze dalla portata immensa, sia nel bene che nel male.

giovedì 10 luglio 2014

Argentina tra calcio e politica

L'Argentina al Mondiale del '78 contro l'Olanda
Il calcio ha tantissimi legami col mondo della politica, sotto le forme più disparate e nei posti più disparati di ogni angolo del globo. Anche l'Argentina registra un forte intreccio calcistico-politico, sin dai primi anni di sviluppo di questo sport all'interno della nazione sudamericana.

Gli argentini, che ieri sera hanno battuto i Paesi Bassi ai calci di rigore, si sono qualificati per la finale del Mondiale Brasile 2014, da giocare contro la Germania: sicuramente un traguardo storico, anche perché era dal 1990 che i biancocelesti non disputavano una finale di questa competizione (curiosamente disputata proprio contro la Germania Ovest e persa per 1-0 col rigore siglato da Brehme all'84').

Diventato paese moderno nella seconda metà dell'Ottocento grazie principalmente agli investimenti fatti dai britannici, furono proprio i britannici a fondare in Argentina scuole e club in cui si giocava anche a calcio, e la prima squadra a praticare tale sport fu il Buenos Aires FC, fondato nel 1867, mentre il primo campionato risale al 1891.

In Argentina, già a partire dai primi anni i tifosi delle squadre di calcio si dedicavano ad attività politiche in cambio di biglietti omaggio per le trasferte: questo fu uno dei motivi principali per cui le curve degli stadi divennero ambienti politicizzati.

A livello istituzionale l'AFA, la federazione calcistica argentina ha sempre avuto contatti politici con chi è stato al potere, un fenomeno che - si afferma su storiedicalcio.altervista.org - si è molto sentito nel primo periodo di Juan Peron al potere (1946-1955), in quanto il capo dello stato argentino era presente spesso allo stadio durante le partite, e garantiva aiuti finanziari allo sport, mentre la moglie di Peron, Evita, rappresentava lo sponsor dei campionati giovanili di calcio.

Come anche un articolo di repubblica.it per Limes risalente al 2010 ricorda, nel 1976 un colpo di stato militare rovesciò il governo di Isabel Martinez de Peron, che era giunta alla guida del Paese dopo la morte di Juan Peron.

Dopo la conquista dell'Argentina da parte dei militari, questi si posero quali obietti l'eliminazione della minaccia sovversiva, così come l'eliminazione della corruzione ed il superamento delle gravi difficoltà economiche. I sovversivi del tempo erano i guerriglieri di sinistra, e chiunque li appoggiasse, in qualunque modo, veniva fatto praticamente sparire: furono migliaia i desaparecidos.

Ma il mondo questo non doveva saperlo, soprattutto durante il Mondiale di calcio del '78 il quale, vista la grande risonanza mediatica dell'evento rappresentava un'occasione importante per far vedere a tutti quanto si fosse evoluta la nazione argentina. I militari, afferma Pablo Llonto nel suo libro I mondiali della vergogna, tra menzogne e crimini riuscirono nell'intento di nascondere al mondo tutto il marcio provocato dalla giunta golpista, dando l'impressione di uno stato democratico e finalmente rinnovato, ordinato e disciplinato.

L'operazione di convincimento voluta dal regime militare riuscì anche grazie al fatto che le televisioni internazionali si occuparono soprattutto di calcio giocato. Furono poche le persone che uscirono vive o riuscirono a scappare dai centri clandestini di detenzione e torture. Tra i film che parlano di questi eventi, Cronaca di una fuga (Argentina, 2006) e Complici del silenzio (Italia, 2009).

Fu proprio l'Argentina ad aggiudicarsi quel mondiale (in maniera illecita secondo molte fonti, e secondo l'articolo precedentemente citato di repubblica.it risalente al 2010 a firma di Raffeale Nocera, il fatto che l'Argentina non meritasse di vincere la competizione è certezza), e solo dopo due decenni gli stessi calciatori argentini poi ammisero di aver vinto la competizione in un contesto disumano e spaventoso. Per la cronaca, la finale (3-1 dopo supplementari) fu giocata contro la stessa selezionale nazionale (i Paesi Bassi) che l'Argentina ha battuto ieri sera.

Da allora l'Argentina ha poi vinto un altro mondiale (il secondo della sua storia), quello del 1986 trascinata da Diego Armando Maradona, oltre ad altre competizioni, come due tornei di Coppa America e una Confederations Cup.

Attualmente l'Argentina, dopo una crisi economica risalente al 2001 si è stabilizzata sia politicamente che economicamente, diventando una delle nazioni più sviluppate del Sud America. L'attuale presidente della Nazione è l'avvocatessa Cristina Fernández de Kirchner, in carica dal 2007 e riconfermata nel 2011 con il 54,11% dei consensi.

mercoledì 9 luglio 2014

Quando le germanie erano due - Parte 3: il Mondiale WM 74

Un clamoroso 7 a 1 fra Germania e Brasile, come noto avvenuto ieri sera e valido per la semifinale del Mondiale 2014 segna inesorabilmente la fine del cammino dei verdeoro verso il trofeo. I brasiliani, padroni di casa si piegano dinnanzi alla maggiore organizzazione e brillantezza dei tedeschi, in un risultato storico, imprevedibile, al di fuori di ogni pronostico. Una severa lezione impartita dalla Germania calcistica, proprio alla nazionale del paese organizzatore del torneo, quello stesso paese che viene da sempre considerato la terra del grande calcio.

La rete iniziale di Müller al minuto 11, apre le danze. Seguono poi Klose al 23', una doppietta di Kroos al 24' e 26', e Khedira al minuto 29. Un primo tempo che si conclude con un 5 a 0 senza appello. Ed un Brasile ormai sotto chock subisce altre due reti nel secondo tempo, al 69' e 79' entrambe firmate Schurrle. Ma almeno, magra consolazione, realizza il gol della bandiera al 90' con Oscar. Adesso l'unica cosa che potrà consolare i verdeoro sarà la finale per il terzo posto: sarà interessante vedere con quale spirito i brasiliani affronteranno quella partita dopo la mazzata subita, e sarà altrettanto interessante - anzi, di più, vedere come la Germania reagirà dopo aver ottenuto questo strepitoso successo, destinato ad essere messo in risalto sui futuri libri di storia del calcio.

Su questo blog si è già parlato del calcio tedesco. Nel primo e secondo post relativi al periodo storico che vedeva la Germania divisa fra filoamericani e filosovietici si è parlato sia della nazionale della Germania Est che di quella Ovest, accennando al fatto che anche il territorio tedesco occidentale fu teatro di un Mondiale, quello di Germania Ovest '74, anche noto come WM 74.

Anche in quella occasione il Brasile disputò la finale per il terzo posto, perdendo 1-0 contro la Polonia. I Paesi Bassi, ossia la stessa nazionale che nel mondiale in corso affronterà in semifinale l'Argentina, si ritrovarono nel '74 in finale con la Germania Ovest. Mentre l'Argentina, in quella occasione, venne eliminata nella seconda fase a gironi. Per la cronaca, quel mondiale lo vinse proprio la Germania Ovest.

Si è già detto nel precedente post già sopra menzionato che inizialmente, dopo la seconda guerra mondiale la Germania Ovest non era ben vista e ben voluta in generale dal resto del mondo. Ma con gli anni la diffidenza verso i tedeschi si affievolì, e ciò fu un bene per quello Stato, che per il 1974 si attrezzò allo scopo di organizzare in modo impeccabile il torneo della Coppa del Mondo.

Il capo del governo tedesco occidentale fu il socialdemocratico Gustav Henemann fino al giugno del '74, poi succeduto dal liberal-democratico Walter Scheel.

I tedeschi ebbero l'intenzione di fare bella figura, dopo i tragici episodi accorsi due anni prima alle Olimpiadi di Monaco di Baviera, in quello che viene definito il Massacro di Monaco (otto terroristi palestinesi riuscirono a recarsi nel villaggio delle Olimpiadi presso la palazzina n. 31, quella della rappresentativa israeliana [per maggiori informazioni si veda ad esempio questa voce su Wikipedia]). In quella occasione, già l'obiettivo della Germania Ovest era quello di apparire come una nazione rinnovata e democratica. Una rinnovata occasione per ben apparire agli occhi del resto del mondo le fu data grazie al Mondale '74, quello in cui si ebbe anche lo storico incontro fra le due germanie.

Nel WM 74 le forze dell'ordine, anche per dimostrare al mondo la correttezza, serietà, affidabilità dei tedeschi occidentali, pattugliarono gli stadi prima e durante ogni partita, e anche le sedi dei ritiri delle squadre furono sotto stretta sorveglianza, ed inoltre ogni squadra venne scortata a ogni gara, dalla sede del ritiro sino all'ingresso allo stadio, per poi essere riaccompagnata dopo la gara.

La favorita del Mondiale in Germania era il Brasile, campione in carica, ma la competizione come già detto  fu vinta proprio dai tedeschi occidentali padroni di casa, che in questo modo riuscirono a dimostrarsi non solamente rinnovati dal punto di vista politico e affidabili a livello organizzativo, ma anche temibili a livello calcistico.

In quella occasione invece, i "cugini" dell'Est si fermarono alla seconda fase a gruppi, non prima però di aver sconfitto, nello storico derby, proprio coloro che alla fine divennero i campioni

Foto: azione tratta dallo storico "derby" Germania Ovest - Germania Est del 1974. Attribuzione foto: Bundesarchiv, Bild 183-N0622-0035 / Mittelstädt, Rainer / CC-BY-SA 

sabato 5 luglio 2014

Sulle proteste dei brasiliani - Parte 3

Le proteste in Brasile non si fermano. Sia nel primo che nel secondo post di questo blog sull'argomento inerente a tali proteste, di tali proteste sono stati enunciati alcuni motivi centrali. Questo post ne mette in evidenza altri.

La caduta di un viadotto a Bela Horizonte vicino allo stadio del Mondiale, ha causato 2 morti e circa 20 feriti di cui almeno 8 gravi, secondo i numeri del primo bilancio, stando a quanto riportato su euronews.com.

Pare che per fare in fretta e accelerare la conclusione dei lavori prima del Mondiale, qualcosa sia andato storto. Un errore che è costato la vita e l'incolumità di molte persone, qualcosa di evitabile se si fosse agito con meno superficialità.

Naturalmente, e a giusto titolo, dopo l'accaduto i brasiliani hanno scatenato una nuova, ennesima protesta.

Un'enorme massa di cemento armato si è schiantata su un autobus, un'automobile e due camion. Il comandante dei vigili del fuoco intervenuti dopo il crollo del viadotto (avvenuto probabilmente perché non si è rispettato il tempo di maturazione del calcestruzzo) afferma che se quell'episodio fosse successo due ore dopo sarebbe stata una strage, in quanto sarebbero stati molti di più i veicoli a circolare per quella zona per il rientro.

I brasiliani che protestano hanno ragione: per i tanti motivi, fra i quali quelli già enunciati su questo blog il Mondiale andava disputato altrove, e chi vi scrive pensa che qualsiasi persona dotata di un cuore e di una sufficiente intelligenza possa comprendere questo pensiero.

Tra le proteste dei brasiliani si aggiunge anche il fatto che le grandi opere hanno avuto un pesante impatto negativo sull'ambiente. Ed il Sottosegretario di Stato agli Affari della Coppa del Mondo ha lanciato una iniziativa a scopo ambientale, il "Projeto Gol Verde".

L'iniziativa serve alla tutela della Foresta Atlantica: per ogni gol segnato nello stadio Arena Fonte Nova di Salvador, il governo pianterà la "Mata atlantica" in un'area grande quanto un campo di calcio. Questo progetto però, seppur significativo, non risponde in modo deciso e compiuto ai problemi ambientali del Paese. Del patrimonio forestale originario, afferma Lorenzo Vendemiale in un articolo su ilfattoquotidiano.it, resta appena il 7% ed un campo da calcio riempito non è poi questo granché, seppure l'iniziativa sia lodevole. Sempre Vendemiale fa poi notare i silenzi in Brasile sulla Foresta Amazzonica. In generale è comunque positivo che il governo mostri un minimo di sensibilità verso i problemi dell'ambiente.

mercoledì 2 luglio 2014

Quando le germanie erano due - Parte 2

In un post precedente si affrontava quel tratto post bellico di storia calcistica che vedeva lo stato tedesco scindersi in due entità autonome e rivali: la Germania Ovest, detta liberale e la Germania Est, definita comunista.

Avendo già parlato del calcio in Germania Est, il presente articolo vuole stavolta concentrarsi sulla Germania Ovest, e sulla sua nazionale.

Alla fine della seconda guerra mondiale, con i tedeschi divisi fra filoamericani e filosovietici e con il territorio nel suo complesso gravemente danneggiato dal conflitto, la situazione calcistica era complessa, specie in ambito internazionale.

Se la Germania Est si staccò anche come federazione calcistica andando a comporre una propria nazionale indipendente, quello che rimaneva della Nazionale tedesca, ormai Germania Ovest, non era visto con occhio benevolo. Nell'immaginario collettivo il lato occidentale di Germania rifletteva ancora quella orribile storia fatta di stermini, guerre, distruzioni ed olocausto in nome della purezza e la grandezza della razza ariana. A differenza degli italiani che, un tempo a maggioranza fascisti ed alleati di Hitler, scelsero di cambiare, schierandosi dall'altra parte in corso d'opera isolando e combattendo anche i propri connazionali rimasti ancora in camicia nera.

Proprio questo alone di nazismo che nell'immaginario ancora macchiava la Germania, impedì per alcuni anni alla nazionale dell'Ovest di giocare con le altre nazionali del mondo, a parte le vicine Svizzera, Austria e a parte la Turchia. Venne addirittura esclusa al Mondiale Brasile 1950, ma partecipò e vinse quello successivo giocato in Svizzera, nel '54. Allenati da Sepp Herberger, giocarono la finale contro l'Ungheria che li aveva battuti per 8-3 in una gara del primo turno. Nella partita valida per la finale invece, la Germania Ovest inizialmente sotto di due reti riuscì dapprima a rimontare e poi a superare gli ungheresi a 6 minuti dal termine. Una vittoria storica e inaspettata, che viene ancora oggi identificata come Miracolo di Berna. Un risultato che entusiasmò tantissimo i tedeschi occidentali, e fu importante addirittura per la ripresa economica del Paese, in quanto dagli esperti considerato un elemento fondamentale  per la ripresa dell'economia dopo il disastro lasciato dalla guerra.

Quanto appena descritto rappresenta, se vogliamo, un particolare esempio di calcio che si sostituisce alla politica.

Complessivamente la Germania Ovest vinse 3 mondiali (1954, 1974 e 1990), raggiunse 3 secondi posti (1966, 1982, 1986) e un terzo posto (1970). Vinse 2 europei (1972 e 1980) e raggiunse un secondo posto (1976).

In effetti fu una nazionale molto forte, a differenza dei cugini dell'Est (che non erano professionisti, e non potevano esserlo a causa dell'ideologia filosovietica) che però, come raccontato in un post precedente citato più sopra, li sconfissero clamorosamente nell'unica partita che ebbero modo di disputare contro di loro: nel Mondiale 1974 fu 1-0, gol di Jurgen Sparwasser.

La riunificazione delle due selezioni nazionali avvenne dopo il Mondiale del 1990, quindi dopo che la Germania Ovest vinse l'ennesimo titolo.

La riunificazione, avvenuta come noto a seguito della caduta del Muro di Berlino, non fu particolarmente vantaggiosa a livello calcistico per gli anni a venire in quanto l'unico successo ottenuto fino ad ora dalla nazionale riunificata fu Euro '96, nonostante rimanga una delle selezioni calcistiche più forti e temute a livello mondiale.

Infine, per concludere, la nazione della Germania Ovest fu anche teatro degli incontri calcistici dell'Europeo '88 (la cui nazionale si fermò in semifinale) e del Mondiale '74, vinto proprio dalla nazionale di casa.


Dati ed eventi ricavati da Wikipedia italiana. 
Foto: azione tratta dallo storico "derby" Germania Ovest - Germania Est del 1974. Attribuzione foto: Bundesarchiv, Bild 183-N0622-0035 / Mittelstädt, Rainer / CC-BY-SA 


martedì 24 giugno 2014

Il calcio italiano nell'era fascista e fino alla Liberazione

Quest'oggi la nazionale italiana deve almeno pareggiare contro l'Uruguay se vuol sperare di ottenere la qualificazione agli ottavi nel mondiale che si sta svolgendo in Brasile. Gli azzurri, battuta l'Inghilterra ormai fuori dalla competizione, si giocano un'occasione importante contro gli uruguaiani. Di certo questo mondiale ci sta regalando davvero molte sorprese, e fra queste gli ottavi già conquistati da parte del Costa Rica. Il girone, allo scadere della partita degli azzurri che comincia alle 18, avrà ottenuto il suo ultimo verdetto, e sapremo finalmente se l'Italia riuscirà a centrare il passaggio al turno successivo.

La squadra azzurra vanta nel corso della sua storia la conquista di diverse competizioni. In un post precedente, prendendo l'esempio della Salernitana del 1927, si è accennato al fatto che il regime fascista apportò numerosi cambiamenti al calcio, e ciò fu dovuto principalmente al fatto che il pallone era ritenuto un valido strumento per fare propaganda. Il fatto che questo sport, il calcio, otteneva così tanti consensi ed era seguitissimo, veniva ritenuto da Mussolini (che fu anche socio della Lazio) e dal regime un campo davvero propizio per ottenere consensi presso il popolo. Tanto che la politica diede una grossa mano alla FIGC allo scopo di organizzare in Italia il mondiale del '34 (vinto proprio dagli azzurri).

La nazionale di calcio dell'Italia, proprio nel periodo della dittatura, vinse ben 2 titoli mondiali, nel '34 e nel '38, assieme ad un oro olimpico nel '36 e 2 Coppe Internazionali (competizione antenata degli europei) nello stesso arco temporale. Erano gli anni di Vittorio Pozzo allenatore e Giuseppe Meazza quale giocatore azzurro, uno dei migliori di sempre.

Al Mondiale del 1938 giocato in Francia, il saluto romano fatto dai calciatori italiani in occasione della partita contro la Norvegia (gara vinta dagli azzurri ai supplementari per 2-1), scatenò un putiferio. La stessa nazionale di Vittorio Pozzo, che deteneva l'imbattibilità a cominciare dal 1935, era divenuta il simbolo dell'Italia fascista, ed indossava come seconda divisa una casacca nera in onore al regime. Gli italiani scappati in decine di migliaia per evitare le carceri fasciste in quanto perseguitati politici, le remavano contro. Ma l'Italia ottenne il bis, grazie a Piola, Meazza, Giovanni Ferrari, Colaussi, Olivieri e ad altri campioni.

Con l'Italia entrata in guerra il 10 giugno 1940, le attività calcistiche nazionali continuarono. Secondo la stampa asservita al regime era la dimostrazione della normalità della situazione, tuttavia gli inglesi già cominciavano a bombardare le città dello stivale.

Vittorio Pozzo, che oltre ad essere commissario unico della nazionale era anche un giornalista, in un suo articolo collegava la scelta italiana di fare proseguire le attività con quella dei tedeschi allora alleati. Il calcio era diventato insomma uno strumento di propaganda di guerra.

E dopo la Liberazione, nel maggio del 1945 la squadra del Torino che ha costituito tra l'altro l'ossatura della stessa nazionale per lungo tempo e fino alla tragedia di Superga del 4 maggio 1949, prese parte a una manifestazione sportiva patriottica, gareggiando contro una rappresentativa lombarda davanti ad un pubblico scelto appositamente da Palmiro Togliatti, leader del partito comunista.

Foto: il tecnico Pozzo portato in trionfo dopo la vittoria del 1934

lunedì 23 giugno 2014

L'Australia calcistica ieri e oggi

Oggi alle 18 la già eliminata Spagna affronterà l'Australia nel gruppo B del Mondiale Brasile 2014. Anche l'Australia è già eliminata, e come la Spagna è ancora a 0 punti, ma a differenza degli iberici  non era tra le favorite della competizione, anzi: già l'essersi riuscita a qualificarsi è significativo, è un passo in avanti.

Gli intrecci tra calcio e politica sono molto frequenti. La storia raccontata sul post di oggi evidenzia come a volte la politica può davvero fare molto per il mondo del pallone, migliorandolo qualitativamente.

In Australia la passione per il calcio non è mai stata grande, e di certo lo sport nazionale principale non è il calcio, bensì il football australiano e il rugby a 13. Il calcio invece viene da taluni australiani ancora oggi ritenuto spregiativamente uno sport per effemminati, rispetto agli altri due appena menzionati. E per lunghissimo tempo, e fino a qualche anno fa non se la passava per nulla bene, veniva considerato lo sport dei wogs, termine utilizzato per indicare spregiativamente gli immigrati non del Regno Unito. Furono infatti gli europei immigrati in Australia (come tedeschi, italiani, serbi, croati, olandesi, ecc.) dopo la seconda guerra mondiale ad introdurre nel nuovissimo continente questo sport, anche detto wogsball, sempre in senso offensivo. Il governo preferì diffondere il rugby a 13 e il football australiano nelle scuole e  per le strade, relegando il calcio a qualcosa di assolutamente marginale.

Una vera e propria impresa, calcolando che i calciatori erano tutti dilettanti, venne compiuta dalla nazionale australiana nel 1973, riuscendosi a qualificare al Mondiale 1974, ma poi vi furono 30 anni di vuoto e silenzio. Il campionato locale, per quanta passione gli immigrati vi misero nell'organizzazione, aveva pochi mezzi e spazi per affermarsi seriamente, ed era tutto svolto a livello dilettantistico. La nazionale poi, militava nella confederazione oceanica, quella cioè più debole.

Qualcosa incominciò a muoversi quando la stazione multiculturale SBS iniziò a trasmettere dagli anni '80 i primi mondiali, rendendoli visibili a tutti gli australiani. Ma la svolta la si ebbe nel 2002, in occasione del mondiale nippo-coreano. Essendo infatti l'Australia abbastanza vicina al Giappone e alla Corea, e avendo quindi praticamente lo stesso fuso orario, ciò consentì agli australiani di guardare le partite in diretta. E proprio in occasione di quel mondiale, evento più seguito delle stesse olimpiadi, disputate proprio a Sidney due anni prima, i politici locali si chiesero come mai l'Australia non si fosse qualificata per la competizione. Fu così che figure come Jonny Warren (calciatore e poi allenatore australiano) cominciarono a raccontare ai politici della situazione degradante in cui versava il calcio in quella nazione.

Fu proprio allora che si creò una commissione allo scopo di riformare questo sport. Sicché il vecchio campionato NSL fu eliminato e sostituito dalla nuova A-League, con squadre nuove senza collegamenti a gruppi etnici. Anche se ancora adesso la base del calcio australiano è composta da immigrati o figli di immigrati ed il pregiudizio verso questo sport esiste ancora, sebbene ormai indebolito, il calcio si sta sempre più ritagliando uno spazio importante nella nazione, nonostante la feroce concorrenza di rugby a 13 e football australiano.

In seguito, e dopo ben 32 anni, l'Australia riuscì a qualificarsi ad un mondiale, Germania 2006. Proprio a partire dal 2006 la nazionale, dopo aver trattato con gli organi competenti, passò dalla confederazione oceanica a quella asiatica. Questo passaggio venne considerato importantissimo, in quanto la selezione australiana ebbe e tuttora ha in questo modo l'opportunità di migliorarsi qualitativamente, grazie alla possibilità di confrontarsi con squadre più forti rispetto alle altre dell'Oceania.

L'Australia si qualificò poi anche alle successive competizioni mondiali, ossia Sudafrica 2010 e l'odierno Brasile 2014.

Tra le coppe vinte: 4 Oceania Nation Cups e 2 secondi posti, nel '98 e nel 2002, e in seguito passata alla confederazione asiatica raggiunge i quarti di Coppa d'Asia nel 2007 e un secondo posto nel 2011.

Un'altra importante svolta per il calcio del nuovissimo continente fu, anche per aumentare l'interesse all'interno e all'estero verso la nuova A-League, l'approdo a Sidney di un calciatore dalla fama mondiale: l'italiano Alessandro Del Piero.

Foto: partita Australia-Oman di Coppa d'Asia 2007. Autore: AsianFC from Australia.
Si ringrazia il blog http://australianopercaso.wordpress.com dal quale sono state ricavate molte informazioni per la stesura di questo post.

domenica 22 giugno 2014

Iran-USA a Francia '98: quando il calcio ammorbidisce le tensioni politiche

Ieri sera la nazionale iraniana ha giocato un discreta gara contro un'Argentina che soltanto attraverso la prodezza del suo gioiello - ovviamente Lionel Messi - nei minuti finali è riuscita ad evitare il pareggio, e a vincere.

I persiani non hanno sfigurato in quella partita, e negli ultimi anni si sono costruiti un nome almeno in ambito continentale, conquistando dal 2000 al 2008 ben 4 coppe dell'Asia Occidentale. Più indietro nel tempo questa nazionale ha vinto anche 3 coppe d'Asia (a cavallo tra gli anni sessanta e settanta). Tuttavia ai mondiali non è mai andata oltre il primo turno, riuscendo nella qualificazione alla competizione in quattro occasioni fra cui a Francia 98, dove avvenne un'importante gara contro gli Stati Uniti.

Sia gli USA che l'Iran si trovavano nello stesso girone, e la partita fra le due selezioni venne giocata all'ultimo turno quando entrambe risultavano già eliminate. Ma il match assunse una valenza che si spinse ben oltre l'aspetto agonistico e della competizione in sé: infatti rifletteva di una tensione dovuta anche a questioni politiche-diplomatiche, per fatti risalenti agli anni settanta e ottanta e legati alla Rivoluzione islamica iraniana. Dopo la rivoluzione, il vecchio sovrano iraniano fu accolto negli USA per curarsi al cancro, e ciò veniva mal visto dal nuovo potere persiano, che temeva che questo potesse preludere ad un accordo per rimettere sul trono proprio il vecchio sovrano. Per tale ragione alcuni studenti penetrarono nell'ambasciata americana a Teheran e presero in ostaggio 52 fra funzionari e diplomatici. Il presidente Carter tentò l'azzardo di salvare gli ostaggi a sorpresa, ma ciò non funzionò, e morirono 8 militari statunitensi. Attraverso la presidenza di Reagan si trovò un accordo: gli USA avrebbero fornito armi agli iraniani per la guerra contro l'Iraq, ed in questo modo gli ostaggi vennero liberati. Caso strano: anche l'Iraq era finanziato e armato dagli USA. Le due nazioni (Iran e Iraq) si diedero battaglia per 8 anni, fino a quando non accettarono la risoluzione dell'ONU nel 1988.

Naturalmente il calcio in Iran, dal '79 e fino alla fine degli anni ottanta venne abbondantemente messo da parte, e riconquistò interesse all'inizio degli anni novanta, periodo che coincise con la avvenuta qualificazione al Mondiale FIFA Francia '98.

I due stati, Iran e USA dopo l'accordo della liberazione degli ostaggi non ebbero più relazioni diplomatiche, e proprio a causa degli eventi degli anni ottanta, il clima era tesissimo. Ma pochi minuti prima del fischio di inizio della partita i giocatori delle due nazionali si abbracciarono e si scambiarono doni e fiori. Ovviamente un fatto del genere ebbe una valenza di portata storica, con il calcio capace di sostituirsi alla diplomazia, ed alleggerire una tensione molto pesante, il tutto agli occhi del mondo collegato in diretta massmediatica. Sul campo come sugli spalti il comportamento fu correttissimo.

Per la cronaca, la partita si concluse con un 2 a 1 per gli iraniani, con marcature di  Estili al 40º, Mehdi Mahdavikia al 79º e Brian McBride all'87º, ed il risultato venne accolto in patria come un trionfo. Si tratta inoltre della prima vittoria assoluta dei persiani nella storia dei mondiali.

sabato 21 giugno 2014

Sulle proteste dei brasiliani - Parte 2

Il calcio giocato è un gran bello spettacolo, e certo questo mondiale ci sta regalando davvero tante emozioni, reti e "sorprese" come la qualificazione del Costa Rica ai danni dell'Italia e dell'Uruguay che ora dovranno giocarsela fra loro nell'ultima gara del gruppo se vogliono passare agli ottavi; nello stesso girone è gia stata fatta fuori l'Inghilterra, così come la Spagna: due grandi nazionali sbattute fuori dalla competizione in un modo davvero inaspettato. Si diceva di un gran bello spettacolo, come la partita tra Francia e Svizzera conclusa ieri sera con uno scoppiettante 5-2 francese e degli elvetici irriconoscibili che comunque possono ancora sperare di qualificarsi agli ottavi.

Da una parte c'è il calcio giocato, dall'altro però c'è il calcio contestato: le proteste del popolo brasiliano non si fermano, anzi continuano inesorabili, e per la FIFA si prospetta un danno di immagine per due motivi principali, di seguito spiegati.

La rabbia dei brasiliani che contestano si spiega per varie ragioni: non soltanto per il fatto che gli stadi costruiti serviranno a ben poco dopo la manifestazione, e non soltanto perché le diseguaglianze sociali in quella nazione sono aumentate negli ultimi anni, e il governo avrebbe dovuto pensare di più al popolo spendendo i soldi usati per gli stadi per cause sociali di certo più urgenti. Non c'è solo quello: la rabbia dei brasiliani deriva anche dal fatto che per fare quegli stati sarebbe stato sottratto denaro ai servizi di base per la popolazione.

L'allegria dei brasiliani, la passione per il pallone, il clima mite e sereno frutto di stereotipi positivi ben mostrati nelle sigle di apertura ufficiali alle trasmissioni televisive che parlano di mondiale, di tutto il mondo, sembrano veramente lontani dalla realtà dei fatti.

La FIFA risulta avere delle grane sia per gli episodi legati a Brasile 2014 per motivi di carattere etico, dove le proteste e le guerriglie contro i poliziotti locali fanno concorrenza alla manifestazione sportiva in fatto di visibilità mediatica, sia per un altro episodio, legato alla presunta poca trasparenza con cui il Qatar si è aggiudicato il mondiale del 2022 e ad una inchiesta del giornale inglese Sunday Times.

Sicché i tanti sponsor legati al mondiale (Sony, McDonalds, Visa, Coca Cola...), allo scopo di non sporcare il proprio marchio presso l'opinione pubblica attraverso le accuse mosse alla FIFA, stanno riducendo al minimo le proprie rispettive campagne pubblicitarie.

Intanto le proteste dei verdeoro proseguono: in occasione della gara USA-Ghana giocata a Natal nello scorso lunedì, sempre a Natal i manifestanti hanno bruciato una bandiera americana, e in seguito nella manifestazione si sono infiltrati i Black Bloc, i quali hanno provocato diversi scontri con le forze dell'ordine pubblico: fermate 15 persone.

giovedì 19 giugno 2014

A proposito del Cile

Ieri il Cile ha fatto il colpaccio: ha battuto la Spagna al Mondiale, per 2 a 0 - con le reti di Eduardo Vargas al 20° e Charles Aranguiz al 43°- qualificandosi alla fase successiva (assieme all'Olanda, nel gruppo B). Una Spagna che, dopo la batosta inflitta dall'Olanda (ricordiamolo: 5-1 per gli arancioni, clamoroso!) è risultata quasi assente, spenta, in crisi (e sì che giocano gli stessi uomini da svariati anni...).

Ma la curiosità spinge a volerne sapere di più su coloro i quali sono stati in grado di battere la squadra Campione del Mondo (e d'Europa) in carica e di farla uscire matematicamente dal Mondiale.

In questa analisi, vorrei partire dagli anni '50 e '60 allo scopo di comprendere quale era la situazione cilena dell'epoca, e come è quella attuale, in un gioco di confronti utili a parlare da una parte della situazione socio-politica dell'epoca e di adesso, dall'altro lato della situazione calcistica di prima e di dopo, andando alla ricerca di quei punti di contatto che legano il mondo del calcio col sistema politico locale.

Negli anni '50 il Cile si trova in una situazione socio-economica non proprio florida per gli standard occidentali. Dopo che il capo dello Stato Gabriel Videla venne escluso dalla politica nel 1952 per via della Guerra Fredda, che imponeva agli occidentali di non avere comunisti nei posti di potere, con l'appoggio dei cittadini risalì al potere Carlos Ibanez del Campo (già al potere nel 1927 e fino al '32 quando si dimise). Ibanez tuttavia perse presto l'appoggio del popolo, a causa di una serie di misure liberiste volte a ravvivare l'economia. Sicché nel '58 fu eletto l'indipendente di destra Jorge Alessandri, a cui spettò la gestione del paese anche dopo il forte - il più forte fino ad ora mai registrato in Cile - terremoto del 1960. Tale evento sismico non impedì che si giocasse il Mondiale in Cile nel 1962.

Proprio il Cile, nel Mondiale del '62 venne inserito nello stesso girone dell'Italia, della Germania Ovest e della Svizzera. Poco prima del match contro gli italiani, i quotidiani de Il Resto del Carlino e de La Nazione pubblicarono alcuni articoli che denunciavano l'estrema povertà del paese, parlando di sottosviluppo, analfabetismo, denutrizione, grande fenomeno di prostituzione, e di alcolismo diffuso. La gara contro l'Italia, definita la Battaglia di Santiago, fu molto tesa e nervosa: dopo una serie di colpi proibiti, al 7° il primo espulso: Giorgio Ferrini (del Torino) che stese Honorino Landa (del Temuco); l'italiano, infuriato fu portato via con forza fuori dal campo dalla polizia cilena. La partita che andò avanti tra falli, discussioni e proteste vide dal minuto 38 l'episodio più clamoroso: mentre il cileno Sanchez che avanzava sulla fascia destra veniva marcato dal milanista Mario David, cadde e rimase a terra. Così David si riprese il pallone, che colpì, e nel gesto prese per sbaglio anche l'atterrato Sanchez (figlio del pugile Juan Sanchez), che si rialzò immediatamente e sferrò un pugno a David, con l'arbitro che lasciò correre. David si "vendicò" qualche minuto dopo, dando un forte calcio a Sanchez, che gli costò l'espulsione. Per la cronaca la gara la vinse il Cile 2-0 (il Mondiale lo vinse il Brasile contro la Cecoslovacchia, e il Cile giunse terzo). Curiosità: gli italiani batteranno il Cile al primo turno del successivo mondiale, per 2 reti a 0.

Il campionato locale del 1962 venne invece vinto dall'Universidad de Chile (in totale 16 titoli), col secondo posto ottenuto dall'Universidad Catolica; il campionato locale appena concluso è stato invece vinto dal Colo-Colo (in totale 30 titoli, record nazionale), col secondo posto dell'Universidad Catolica (che nella sua storia ha vinto 10 campionati, giungendo 8 volte seconda).

Fino a poco tempo fa, la politica cilena ha visto al potere il centro-destra, dopo 20 anni con il centro-sinistra al governo, grazie alla vittoria di Sebastian Piñera nel 2010. Quest'ultimo si è ritrovato dinnanzi al dramma dell'ennesimo terremoto cileno proprio nel 2010, e per affrontare il problema privatizzò delle partecipazioni statali inerenti a miniere ed elettricità, e attuò un piano straordinario di aumento delle tasse. Nell'agosto dello stesso anno vi fu anche un incidente nella miniera di San Josè, ma tutti i minatori furono portati in salvo.

In generale, sotto la presidenza Piñera il Cile è cresciuto economicamente, malgrado la crisi mondiale, e la disoccupazione è stata ridotta, risultando scesa al 6,4% nel 2012.

Nel 2014 Piñera, che non si è ricandidato, è stato sostituito al potere dal socialista Michelle Bachelet.

 In foto alcuni giocatori della Nazionale del Cile in tempi recenti , fonte Flickr, autore:  Jimmy Baikovicius