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domenica 28 settembre 2014

Kakhaber Kaladze, carriera calcistica e carriera politica

Kaladze ai tempi del Milan
Dopo essersi ritirato dal calcio, il georgiano Kakhaber Kaladze (ve lo ricordate?) intraprende la carriera politica aderendo al partito Sogno Georgiano-Georgia Democratica, fondato dal filorusso Bidzina Ivanishvili per concorrere alle elezioni politiche del 2012 e presidenziali del 2013.

In seguito alla vittoria del partito a cui ha aderito, Kaladze è stato eletto deputato ed anche nominato Ministro dell'Energia e delle Risorse Naturali oltre ad avere il ruolo di secondo vicepremier.

Un Kaladze che si riscopre politico, dopo aver passato tanti anni della sua gioventù a difendere (come centrale ma soprattutto come terzino) i palloni che si presentavano minacciosi nell'area della sua squadra, giocando anche piuttosto bene, toccando l'apice calcistico con la maglia del Milan.

Cresciuto nella Dinamo Tblisi, squadra con cui esordisce a livello professionistico nel 1993, nel '98 viene ingaggiato dall'ucraina Dinamo Kiev, prima di passare al Milan dal 2001 al 2010 e chiudere infine la carriera al Genoa, appendendo le scarpette al chiodo nel 2012.

Da calciatore ha vinto moltissimo, in particolar modo col Milan, squadra con cui ha conquistato anche i trofei internazionali più prestigiosi: 2 Champions League, 1 Coppa del Mondo per Club, 2 Supercoppe Europee, uno scudetto, una Coppa Italia, 1 Supercoppa Italiana. A livello individuale ha svariate volte conquistato il titolo di "Calciatore georgiano dell'anno".

A carriera conclusa, si è reinventato politico, per un ennesimo caso di contatto fra i due mondi, quello del calcio e quello della politica.

(foto autore: Мельников Александр da http://www.soccer.ru/gallery/1560 CC BY-SA 3.0)

mercoledì 24 settembre 2014

Politica del calcio - Parte 10: lo ius soli sportivo in Italia?


Damiano Tommasi
Recentemente Damiano Tommasi, presidente AIC si è espresso in merito ad una spinosa questione politica, trasportandola in quella del calcio: "In attesa di novità dal Parlamento sul tema della rifroma della legge sulla cittadinanza, chiederemo alla Figc l'inserimento dello Ius soli a livello sportivo" Una norma secondo Tommasi fattibile che farebbe fare "Un gran salto qualitativo al calcio nel nostro paese".

Per Ius soli si  intende ottenere la cittadinanza in un paese proprio e solo perché nati in quel paese. Chi è nato o nasce in Italia diverrebbe automaticamente cittadino italiano. Non tutti sono d'accordo con questa norma, che infatti non è ancora stata approvata, e forse non lo sarà mai. In effetti la materia in questione è complessa. C'è chi conferisce alla cittadinanza un valore alto, qualcosa di importante che non può essere "regalato" o conferito in modo eccessivamente "leggero". Punti di vista.

Stabilito cos'è lo Ius soli, occorre comprendere se effettivamente quello sportivo è applicabile. Ma cosa si intende per Ius soli sportivo? Che la norma dello ius soli vale solo per chi è sportivo? No, che tale ius soli ha semplicemente carattere sportivo.

Si verrebbe in pratica considerati "italiani" solo calcisticamente, senza cioè quelle restrizioni imposte ai calciatori non comunitari. Per Tommmasi questa norma può essere applicata, non va in contrasto con la legge italiana; per Carlo Tavecchio (presidente Figc) invece occorre valutare per bene una simile opportunità, giacché si rischia di violare la legge.

Con uno Ius soli sportivo gli atleti potrebbero essere omologati anche statisticamente (per eventuali record) a quelli italiani, ma non potrebbero comunque indossare la maglia della Nazionale azzurra.

Una questione spinosa e controversa, una faccenda politica che avrebbe importanti conseguenze sul mondo del calcio: i giocatori nati in Italia da genitori stranieri non comunitari non sarebbero infatti più soggetti ad alcuna restrizione ai fini dell'impiego nei vari campionati, laddove il campionato prevede un tetto massimo di calciatori extracomunitari acquistabili e adoperabili dalle squadre italiane.

(foto Luca Volpi (Goldmund100) CC BY-SA 3.0)

martedì 23 settembre 2014

Politica del Calcio - Parte 9: Tavecchio sulla riforma dei campionati

Carlo Tavecchio, ospite della trasmissione radiofonica La politica nel pallone su Gr Parlamento ha parlato di argomenti interessanti dal punto di vista dell'informazione.

Dopo i risultati ottenuti a Milano per la Champions 2016 e a Roma per Euro 2020, adesso è giunto il momento di riformare i campionati, avvisa il presidente della Figc.

Si perché "Questo Paese ha bisogno di frustate, bisogna creare delle soluzioni" e "La riforma dei campionati è la madre di tutte le battaglie". Molto probabilmente vi sarà una riduzione dei fondi statali, e se cio avverrà, per Tavecchio e la sua squadra di governo occorrerà trovare soluzioni drastiche, "Anche se non è possibile che non ci sia uno stanziamento di un euro per le società dilettantistiche quando lo Stato incassa un miliardo e 40 milioni da quelle professionistiche".
Nell'intervista si toccano anche altre questioni, ma l'argomento clou di questo post intende essere la questione della riforma dei campionati.

Perché ed in che modo si vuole riformarli? Si pensa che arriverà meno denaro in futuro da parte del governo, sicché al consigliere federale Claudio Lotito spetta il compito di riformare, dal punto di vista organizzativo e finanziario. Naturalmente le decisioni finali sulla riforma verrano prese dall'intero Consiglio federale, precisa Tavecchio.

Quindi la prossima importante tappa del massimo organo calcistico nazionale sarà quella di pensare ad una riforma che si adatti alle esigenze del governo italiano.

domenica 21 settembre 2014

Politica del calcio - Parte 8: A Milano la finale di Champions 2016, Roma tra le città che ospiteranno l'Europeo 2020

Carlo Tavecchio, presidente della Figc ha recentemente commentato la scelta del Comitato Esecutivo Europeo che a Ginevra ha scelto Roma come una delle sedi dell'Europeo 2020. Ha menzionato anche il fatto che il giorno prima della scelta di Roma, la città di Milano attraverso lo stadio di S. Siro ospiterà la finale di Champions League 2016 (in un precedente post questo blog parlò della candidatura della città meneghina).

Fa sapere Tavecchio che la candidatura di Roma è stata supportata anche dal governo italiano, dall'ente Roma Capitale, dal Coni e le componenti federali "Ed è giusto condividere tutti insieme questo successo".

Il 2020 è tra l'altro l'anno del 60° anniversario dell'Uefa, quindi un anno abbastanza significativo, il che significa per Tavecchio che l'Italia sarà un punto di riferimento europeo nei prossimi anni, visto che lo scorso anno si è disputata la finale di Europa League a Torino, che Milano ospiterà la finale di Champions League 2016 (sede scelta proprio il giorno prima della scelta di Roma per Euro 2020), e che infine Roma avrà l'onore di ospitare parte di questa competizione, ossia tre gare del Primo Turno e un quarto di finale. Assieme a Roma anche Monaco (Germania), San Pietroburgo (Russia) e Baku (Arzebaigian). Londra invece ospiterà semifinale e finale.

Infine Tavecchio ha affermato che "Da un punto di vista sportivo attraverso Euro 2020 è nostro intendimento consolidare la dimensione internazionale del calcio italiano, contribuire a guidare il percorso di rinnovamento dei nostri stadi e sostenere una crescita ulteriore del nostro movimento calcistico, con particolare riferimento alla base".

Sarà un campionato europeo con più nazioni ospitanti protagoniste, e fra queste vi sarà anche l'Italia attraverso Roma. L'Italia ha ospitato anche altre volte questa competizione, incluse le finali: nel 1968 sempre a Roma la finale fu Italia-Juogoslavia finita 1-1  e poi, ripetuta , finì 2-0 per gli azzurri (altre partite del torneo di quell'anno si giocarono a Firenze e Napoli); e nel 1980, quando vinse la Germania Ovest in finale contro il Belgio sempre nello stadio Olimpico di Roma (altri stadi italiani ospitanti furono quelli di Milano, Napoli e Torino).

giovedì 18 settembre 2014

Quando un sindaco intervenne sugli errori arbitrali

Agrigento vista dalla Valle dei Templi
Accadde nel dicembre del 2011, il sindaco Marco Zambuto della città di Agrigento intervenne a favore della squadra cittadina, l'Akragas e a difesa degli sforzi economici della società agrigentina.

L'Arbitro della gara Akragas-Ribera arbitrò male, a detta del sindaco: 3 espulsioni a favore del Ribera sono troppe.

Un ennesimo caso di vicinanza alla squadra manifestata dal sindaco cittadino. E pensare che quest'estate i tifosi agrigentini protestavano proprio contro il Comune reo di non aver fatto abbastanza o proprio nulla per favorire il ripescaggio in Lega Pro (come documentato in un precedente post).

Secondo il sindaco Zambuto, che si espresse convintamente a favore dell'Akagras, l'arbitro non ha arbitrato in maniera obiettiva, e ciò ha scaturito le reazioni di qualche sostenitore, e solamente -sempre secondo il sindaco- il buon senso e la sportività della maggior parte degli agrigentini ha evitato che accadessero episodi ancor più spiacevoli di qualche caso sporadico.

Un sindaco molto schierato, dunque. Ma a questo proposito sorge un dubbio: questo sindaco è lo stesso attualmente in carica presso il comune di Agrigento? No. Infatti da luglio 2014 vi è il commissario prefettizio Luciana Giammarco.

Comunque, all'epoca dei fatti (2011) l'Akragas era in Eccellenza, e alla fine si piazzò al terzo posto, non riuscendo a vincere ai play off. Tuttavia, nella stagione seguente 2012-13 salì direttamente in Serie D grazie al primo posto ottenuto. Nel 2013-14 perse la finale play off contro la Corregese per la promozione in Lega Pro. Del ripescaggio non se ne è fatto nulla, sicché al club non resta che riprovare a conquistare la terza serie sul campo, che è anche più soddisfacente.

Il Ribera, la squadra che si avvantaggiò delle tre espulsioni concluse il campionato 2011-12 al primo posto, ottenendo l'accesso diretto in Serie D proprio in quella stagione della sfida contro l'Akragas, che per la cronaca si disputò ad Agrigento prima della sosta natalizia e terminò per 2-1 a favore proprio del Ribera.

Il Ribera è una squadra dell'ominimo comune, in provincia proprio di Agrigento. Si piazzò al dodicesimo posto nella sua stagione in Serie D, ma purtroppo per il club, non riuscì ad iscriversi al successivo massimo campionato dilettantistico per difficoltà finanziarie.

(foto jschoenhofer CC BY-SA 2.0)

mercoledì 17 settembre 2014

Nazionale italiana, politici italiani, Ciro Esposito e questione sicurezza: le parole di Marco Tardelli

Napoli, 1978: Tardelli affronta Michelle Platini in un'amichevole
Un articolo di Dagospia datato 25 giugno 2014 parla dell'Italia, della nazionale di calcio, del ferimento di Ciro Esposito (che poi morì in ospedale), della politica e dei politici italiani tramite un'intervista rivolta a Marco Tardelli, che fu anche calciatore e Ct azzurro.

Tardelli afferma che è giunta l'ora che i politici ci diano un taglio con la retorica del pallone. "Non si può affermare che se l'Italia vince una partita il Paese voli o viceversa. L'Italia è stata eliminata (al Mondiale, ndr) perché ha trovato un mezzo arbitro, perché ha giocato una brutta gara con la Costa Rica e perché contro l'Uruguay è stata anche sfortunata".

Secondo Tardelli "Prandelli sarebbe stato perfettamente in grado di proseguire nel suo ruolo di Ct, è il contesto in cui si muove il mio sport dalle nostre parti che deve cambiare".

Tardelli parla anche di Ciro Esposito, il ragazzo di Napoli ferito e poi deceduto a Roma poco prima dell'inizio della partita della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina all'Olimpico, a causa di un attacco ricevuto da un ultrà romanista, un delinquente che ferisce pesantemente una persona solo perché napoletana. "Il mio timore è che Ciro Esposito, non un ultrà violento, ma uno che passava lì quasi per caso sia ricordato solo dai suoi familiari. Gente fantastica, che nonostante il trauma indicibile e il dolore, ha detto e saputo trovare le parole migliori[...]Parole distanti dalla vendetta".

Per Tardelli è "Inutile sostenere che il calcio italiano abbia seri problemi di violenza senza chiederci come e dove intervenire per risolverli ogni giorno. Andare alla partita e prendersi un colpo di pistola non è normale, è allucinante".

Secondo Tardelli l'esempio contro i violenti andrebbe ricercato nell'Inghilterra degli anni ottanta (questo blog già affrontò il tema inglese in un post precedente), laddove "Erano a terra, assediati dai "barbari". Hanno voluto risolvere la questione tifo violento in una notte e l'hanno fatto."

L'ex Ct afferma che i politici "Invece di gonfiare le vele della retorica e chiedere alla squadra (la Nazionale, come qualche politico aveva proposto, ndr) di dedicare la qualificazione a Ciro Esposito, sarebbe il caso di fare qualcosa di concreto. E da fare, ci sarebbe moltissimo". Infatti per Tardelli non bisogna piangere il dramma: il dramma deve essere prevenuto.

Ancora Tardelli, ricordando l'Italia campione al Mondiale 82 in cui segnò un gol decisivo: "Il nostro successo aiutò l'economia, rilanciò lavoro e industria (un post di questo blog, tra le altre cose, se ne parlò), ma l'afflato patriottico di questi giorni mi fa desiderare un calcio più serio. Non si può affermare che se l'Italia vince una partita il Paese voli o viceversa. I politici si divertono e amano scendere e salire sul carro del pallone freneticamente, ma l'Italia non può salvarsi con il calcio, è solo un'illusione e non del tutto onesta."

Parole pesanti quelle di Tardelli verso i politici, volte a spingerli a fare qualcosa di concreto sia per la situazione particolare che vive l'Italia in quanto paese, sia per quanto riguarda la violenza negli stadi. I politici, con il ministro Alfano, qualche misura dopo il fatto di Ciro Esposito l'hanno presa, e il blog in un post lo ha documentato, ma bisognerà vedere se effettivamente sortirà gli effetti sperati, ossia contenere gli episodi di violenza.

domenica 14 settembre 2014

Squadre romane: rivalità tra Roma e Lazio


Bruno Conti (Roma ) e Bruno Giordano (Lazio) si salutano prima del derby Lazio-Roma 1979-80
La partita che mette a confronto i biancocelesti contro i giallorossi, ossia gli aquilotti contro i lupacchiotti, in pratica la S.S. Lazio contro la A.S. Roma è un derby accesissimo che pone di fronte due diverse realtà della Capitale del Belpaese.

La dicotomia tra Lazio e Roma almeno all'inizio indicava la contrapposizione di due classi sociali differenti.

Tendenzialmente le persone altolocate della Roma bene tifavano Lazio, anche perché lo stadio in cui la squadra scelse di giocare all'inizio aveva sede allo Stadio della Rondinella, situato ai Parioli, quartiere della medio-alta borghesia.

La Roma giocava invece inizialmente nel rione popolare di Testaccio, nello stadio omonimo.
Sembra possibile indicare, in linea generale, l'appartenza politica di entrambe le squadre: la Lazio sarebbe naturalmente collata a destra, per tutta una serie di motivi, mentre la Roma più a sinistra essendo espressione, a partire dalla fondazione delle classi sociali meno agiate.

Naturalmente tali dicotomie ideologiche vanno prese con cautela, in quanto la rivalità tra le due formazioni non è di tipo politico, ma principalmente agonistico. Detto ciò, indubbiamente molti ultras della Lazio sono di estrema destra, inoltre uno dei capitani del passato biancoceleste fu Paolo Di Canio, attaccante famoso per i suoi "braccio teso e mano aperta" (nel fare il saluto romano rivolto al pubblico). Come se non bastasse, il dittatore Benito Mussolini fu un socio della Lazio, e pur non essendo tanto amante del calcio preferendo altri sport, a qualche partita degli aquilotti sedette sugli spalti.

La tifoseria romanista, pur essendo storicamente espressione della Roma popolare, è ricordata come apolitica. Un sondaggio pubblicato nel 2012 su La Repubblica e condotto dall'istituto Demos & Pi indica che i sostenitori giallorossi sono in prevalenza legati al centro-sinistra.

Da ciò si evince che la politica non è all'origine della rivalità delle due squadre romane, in quanto essa deriva soprattutto da fattori prettamente calcistici. Anche se, come appena descritto, sembra esserci anche storicamente una certa tendenza sinistroide fra i supporters della squadra giallorossa, mentre è molto forte l'identità di destra della Lazio.

Parlando di calcio giocato, il derby della Capitale è stato giocato 176 volte, ed il confronto annovera 50 vittorie per la Lazio (gol totali: 175), 62 pareggi e 64 vittorie giallorosse (gol totali: 216).
Il primo incontro venne disputato nel 1929-30 in Serie A: la Roma vinse 1-0 fuori casa. L'ultimo è stato disputato la scorsa stagione sempre in A ed è finito 0-0.

Le prossime sfide in campionato si disputeranno a gennaio, "in casa" per la Roma e alla fine di maggio, "in casa" per la Lazio (anche se da un bel po' -a partire dal 1953- le due compagini giocano nello stesso impianto, ossia lo Stadio Olimpico).

martedì 9 settembre 2014

Scontri fra estremisti di destra, in un caso che divenne politico

Quanto segue è una storia che risale a ormai sei anni fa, ma non per questo deve essere dimenticata.

Era il 12 ottobre 2008: dopo che vennero fermati 3 italiani a Sofia in seguito agli scontri avvenuti prima di una partita tra Bulgaria e Italia nella città di Sofia, i tre vennero rilasciati per mancanza di prove e l'inchiesta andò avanti contro ignoti. Tuttavia gli scontri vi furono, così come le braccia tese e gli inni fascisti.

La gara era valida per le qualificazioni al Mondiale 2010, ed i tre italiani vennero in un primo momento accusati di vilipendio alla bandiera bulgara, avendola bruciata.

Ma accade ben altro quella sera, e le parole di Pina Picierno (Pd) furono abbastanza esplicative: "Le scene a cui abbiamo assistito ieri sera sono inquietanti. Svastiche e braccia tese al seguito della nazionale, scontri dentro e fuori lo stadio animati da estremisti nazifascisti italiani e bulgari: uno scenario veramente preoccupante". Mentre poco prima della gara, i tifosi bulgari fischiarono pesantemente l'inno di Mameli. Insomma: una situazione che si fece pesante, alimentata da
odio e ideologie di estrema destra. Il calcio che si fa veicolo politico.

Tuttavia Rocco Crimi, allora sottosegretario con delega allo sport spiega che si tratta di "Una vergogna del calcio, anzi dello sport italiano, ma non la caratterizzerei in maniera politica". Infatti per Crimi l'aspetto politico in questo caso è "Irrilevante", e questo perché "La verità è che ci sono tifosi violenti di destra, di centro e di sinistra che cercano solo di sfruttare la ribalta mediatica del calcio".
Anche altri politici intervennero per commentare tale episodio. Per esempio si aprì una piccola polemica tra Ignazio La Russa (attualmente in Fratelli d'Italia -AN) e Francesco Storace, leader de La Destra.

Da una parte vi fu La Russa che condannò i cori fascisti lanciati dagli ultras italiani che si resero protagonisti dei tafferugli, dall'altro Storace criticò La Russa per tali dichiarazioni perché quei cori li intonava lo stesso La Russa da giovane (militava nel MSI).

Naturalmente la Nazionale di calcio in se non ha nulla a che spartire con episodi del genere, tant'è che il ct dell'epoca, Marcello Lippi affermò: "Anche se ieri io mi sono accorto solo dei fischi all'inno di Mameli, ho letto oggi cosa è successo a Sofia. È la prima volta e non deve accadere più. Non voglio dire altro, anche perché di queste cose devono parlare le persone che se ne occupano".

Si diceva che la squadra azzurra, così come quella bulgara, con questi episodi nulla ha a che vedere direttamente, e del resto le violenze per manifestazioni sportive sono comuni un po' ovunque.

Restando in tema di nazionali, questo blog ne approfitta per congratularsi con l'Italia del c.t. Conte che stasera ha sconfitto 2-0 la Norvegia, così come con l'Italia Under 21 di Gigi Di Biagio, che ha battuto il Cipro per 7 reti ad una.

venerdì 5 settembre 2014

Notizie dalla Lega Pro

Lo stadio dall'Arezzo, la squadra appena ripescata il Lega Pro
"Politica e imprenditoria hanno il dovere di sostenere, con atti concreti, il progetto portato avanti dalla società". Questo perché "Lo sforzo che sta producendo il presidente Cosentino per riportare il Catanzaro nel calcio che conta non può passare inosservato".

Queste parole sono state pronunciate, a luglio, dall'assessore regionale della Calabria, Domenico Tallini, che invitava il sindaco di Catanzaro ad attivarsi per fare qualcosa per migliorare le casse della società di calcio, ed invitava i tifosi a fare l'abbonamento proprio perché c'è necessità di riempire le casse della società. Conclude infine dichiarando "Cosentino ha fatto la sua parte, ora tocca a noi".

Il Catanzaro attualmente milita in Lega Pro, il terzo livello di calcio italiano, ed è in tale categoria dal 2012, anno in cui venne promosso.
Lo scorso campionato ha visto il Catanzaro classificarsi al quarto posto, perdendo nei play off utili a salire in Serie B nei quarti di finale (contro il Benevento).

A proposito di Lega Pro, la squadra ripescata grazie al vuoto lasciato dal Siena in B per fallimento e colmato dal Vicenza, che a sua volta ha lasciato un posto libero in terza serie, è stata l'Arezzo. Non è bastato dunque l'appello del Ministro dell'Interno Alfano o le proteste dei tifosi di Agrigento verso il Comune affinché fosse ripescata l'Akragas. Si è scelto l'Arezzo, squadra che negli anni passati è stata anche in Serie B, in 16 occasioni, mentre in terza serie ha disputato 47 campionati.

Il comunicato ufficiale della Figc recita: "La Figc ha deciso di integrare l'organico del campionato di Divisione Unico della LegaPro ammettendo di campionato stesso la società di Arezzo". Delusa Agrigento, a sperarci vi erano però anche altri club: Corregese, Poggibonsi e Taranto. Dopo quattro anni gli aretini, che in una fase play off dello scorso campionato di D vennero battuti (tu pensa) proprio dall'Akragas, torneranno tra i professionisti, distribuendo gioia e felicità tra i tifosi toscani. Resta l'amarezza per i sostenitori dell'Akagras, che tuttavia potranno sperare in una promozione sul campo nel campionato di Serie D di questa stagione sportiva appena iniziata.
  
(diritti e attribuzione foto:User:Paolomenchetti/Crediti)

giovedì 4 settembre 2014

Politica del calcio - Parte 7: le ultime dichiarazioni di Tavecchio

Questa sera l'Italia ha battuto l'Olanda in amichevole, in un'incontro che ha sancito l'esordio da commissario tecnico di Antonio Conte, che ha dunque debuttato nel migliore dei modi, ossia con una vittoria.

L'Italia si porta in vantaggio già nel primo tempo, grazie alle reti di Ciro Immobile al 3' e di Daniele De Rossi su calcio di rigore al 10'.

Nell'intervallo, il giornalista Rai a bordocampo intervista il nuovo presidente della Federazione, che ha colto l'occasione per presentarsi nuovamente al grande pubblico del piccolo schermo, cercando in questo modo dare di sé una buona immagine, che si era leggermente sbiadita dopo i fatti che lo hanno visto essere accusato di razzismo.

Nell'intervista Tavecchio ha dichiarato che questa partita rappresenta "Un buon inizio" per Conte. Inoltre ha sottolineato il fatto che il presidente della Fifa Sepp Blatter lo ha contattato facendogli gli auguri per la sua nuova avventura da massimo dirigente della Figc. In terzo luogo, quando il giornalista gli ha posto la domanda sull'inchiesta aperta dall'Uefa per la sua affermazione razzista (di cui si è parlato anche in un precedente post), inerente ai giocatori che mangiavano banane (per la quale, come già post precedenti hanno ribadito, ha chiesto scusa ammettendo l'errore) ha precisato che farà di tutto per dimostrare di non essere razzista.

Naturalmente Tavecchio non poteva scegliere una vetrina migliore di quella offertagli stasera, con la "sua" nazionale in vantaggio, guidata dal commissario tecnico scelto sotto la sua presidenza.

Naturalmente con questo post non si vuole screditare nessuno in alcun modo, soltanto mettere in evidenza che Tavecchio ha scelto veramente una bella serata per ripresentarsi, e ribadire che le accuse che gli sono state mosse pochi giorni prima delle elezioni per il nuovo presidente, sono infondate.

In effetti, quello che Tavecchio nel complesso oltre a quell'espressione infelice (così definita successivamente da lui stesso) intendeva dire che molto spesso nel calcio italiano si tende a far giocare di più i calciatori stranieri a scapito di quelli italiani, e che urge al più presto una politica volta a valorizzare i giovani talenti residenti in Italia. In più Tavecchio dopo le accuse mossegli, è stato prosciolto dalla giustizia sportiva italiana e dunque si sente "Molto sereno".

Nel corso dell'intervista che gli è stata fatta durante l'intervallo, Tavecchio ha anche parlato di Fiona May, nel ruolo di consigliere all'integrazione contro il razzismo (che sembra essere stata scelta appositamente per quel ruolo per mettere a tacere i suoi accusatori): "Con lei abbiamo aperto una nuova frontiera, conoscendo l'esperienza di Fiona e quello che potrà darci in tema di razzismo e di Fair Play".

lunedì 1 settembre 2014

Champions League: Milano concorre per la finale del 2016

Lo stadio di San Siro candidato ad ospitare la finale di Champions League del 2016. (Foto Nahuel from Milano, Italy)
Sul sito della Figc, in un articolo di qualche giorno si afferma, riportando alcune dichiarazioni del direttore generale della federazione Antonello Valentini, che la città di Milano è pronta ad ospitare la finale di Champions League del 2016. Infatti proprio Valentini ci informa di aver già inviato all'Uefa gli ultimi documenti utili a completare la candidatura della città meneghina.

Il Comune, che detiene la proprietà sullo stadio, a tal proposito assieme al Consorzio che gestisce l'impianto M-I Stadio S.r.l. ha inviato alla Figc un documento ufficiale che certifica, secondo Valentini, che quanto richiesto dall'Uefa per ospitare la finale è stato adempiuto.

Ci si è infatti mossi nella direzione desiderata dalla federazione europea per esempio riqualificando alcuni settori dell'impianto di San Siro, operazione finanziata per intero dal Comune, abbattendo i divisori interni, realizzando il Champions Village, area particolare dedicata appositamente alla prestigiosa manifestazione calcistica, in collaborazione con la Snai, l'azienda di scommesse che è proprietaria di quell'area, che rappresenta la zona in cui si pratica il trotto.

Milano già ospitò la manifestazione nel 1964-65 (Inter-Benfica 1-0), nel 1969-70 (Feyenoord-Celtic 2-1 d.t.s.) e nel 2000-01 (Bayern Monaco-Valencia 1-1 d.t.s. e 5-4 ai rigori).

Il Milan, nonostante abbia vinto la Champions per 7 volte nella sua storia, non ha mai avuto l'onore di vincerla nel proprio stadio. Tuttavia, la città di Milano nel suo complesso è quella che conta più titoli di Coppa Campioni/Champions League, se si consedirano anche le tre coppe nerazzurre. Se si tiene conto non solo delle vittorie, ma anche dei secondi posti (4 per il Milan e 2 per l'Inter), la Milano calcistica conta complessivamente addirittura 16 finali disputate in questa competizione. E nel resto d'Italia?

La Juventus è l'altra italiana ad aver vinto questo prestigioso trofeo, per 2 volte (e conta anche altre 5 finali perse), mentre la Roma non ha mai vinto la competizione ma vanta una finale nel 1984.

La finale di Champions si è giocata anche a Roma nello Stadio Olimpico (per 4 volte): nel 1977 (vittoria del Liverpool contro il Borussia M'bach), nel 1984 (nuova vittoria finale del Liverpool ai danni della Roma), nel 1995-96 (vittoria finale della Juventus sull'Ajax) e nel 2008-09 (ospitando il big match Barcelona-Manchester Utd, finito 3-1 per i catalani).

Non solo: per quanto riguarda l'Italia, la manifestazione si è disputata anche a Bari (1991), nello Stadio San Nicola: il match di quella finale fu Stella Rossa-Olimpique Marsiglia 0-0 (poi 5-3 ai rigori).

L'Italia ha quindi già ospitato diverse volte la manifestazione, ed ha ben figurato storicamente in essa grazie ai club italiani che vi hanno preso parte. Negli ultimi anni le squadre italiane faticano un po' nella competizione, ma nel complesso la storia e la tradizione sono a favore del Belpaese, che pare avere tutta l'intenzione di far giocare nuovamente a Milano, dopo 14 anni l'evento finale di questa competizione (che diventeranno 15 anni, anche perché quella di quest'anno è già stata prenotata da Berlino per l'Olympiastadion).

domenica 31 agosto 2014

30 agosto 2014: parte l'operazione "Campo praticabile" varata da Alfano

Ieri, 30 agosto 2014 con l'inizio dei campionati è partita l'operazione per la sicurezza detta "Campo praticabile", che probabilmente scatenerà diverse polemiche.

Di cosa si tratta? Di una serie di misure volte a placare il fenomeno della violenza negli stadi, in Italia.

Cosa prevede? Aumenteranno le forze dell'ordine durante le partite (100mila unità coinvolte per tutta la stagione calcistica), gli steward riceveranno una formazione ancora più approfondita da parte delle società.

Tra gli altri provvedimenti, il daspo massimo applicabile viene aumentato, salendo a 8 anni. Inoltre il daspo si può applicare non più solamente in caso di "reati da stadio" ma anche per episodi legati a delitti contro l'ordine pubblico ed a comportamenti violenti.

Vi è anche il nuovo daspo collettivo, con la possibilità di punire tutto il gruppo identificato come violento. Per i reati a sfondo razzista è previsto anche l'arresto in differita.
Cos'è l'arresto in differita? Si tratta di una misura che, introdotta nel 2003 per i reati commessi allo stadio, permette l'arresto di una persona non soltanto quando viene colta sul fatto (che in certi casi può provocare tensioni, specie in quei luoghi dove vi è tanta folla), ma anche il giorno dopo, quindi entro 48 ore sulla base delle immagini registrate.

Inoltre, il titolare del Viminale (cioè il Ministro dell'Interno) con un poprio decreto potrà disporre il divieto di trasferta per le tifoserie violente fino a un massimo di due anni, e con lo stesso decreto vietare l'acquisto di biglietti alle persone residenti nell'area territoriale di cui quella tifoseria è espressione per le partite in trasferte della squadra di quei tifosi.

Di alcune misure previste se ne è parlò in un post precedente su questo blog. Ora queste misure -molto severe- che sono diventate effettive, riusciranno davvero ad attenuare la violenza negli stadi?

martedì 26 agosto 2014

Gli errori del governo nel calcio italiano secondo Giancarlo Abete

Tavecchio e Abete, foto: Emanuele.corr da Wikimedia Commons
Nel corso dell'assemblea elettiva della Figc riunita all'hotel Hilton di Fiumicino per designare il suo successore (che come noto è Carlo Tavecchio), l'ex presidente della Figc Giancarlo Abete ha dichiarato che secondo lui la politica italiana ha commesso due importanti errori nel mondo del calcio, e che tali errori sono stati commessi uno dal governo di centro-destra e l'altro da un governo di centro-sinistra.

Per il governo di centro destra l'errore commesso è risieduto nel "Togliere autonomia finanziaria al Coni e alla Figc che ne era il motore attraverso le scommesse, portando le scommesse all'interno dei monopoli, e privando la dimensione del mondo dello sport di un'autonomia reale. Perché è vero che ogni anno si è finanziati, ma ci vuole il piattino. E ciò non è giusto, perché il calcio contribuisce all'economia del paese, e rispetto ai duemilacentosessantasei miliardi di euro di debito pubblico non partecipa neanche di un euro. Quando perdono le società municipalizzate tutti noi cittadini mettiamo le risorse, quando perdono le società e i club sono gli imprenditori privati a cacciare i soldi". E a seguito di questa affermazione, scatta l'applauso.

Abete prosegue poi affermando: "Il secondo errore è stato quello di aver dato la destinazione -lo ha ricordato tante volte il presidente Macalli, gliene do atto- del 10% dei diritti televisivi direttamente alle società e alle leghe e non alla Federazione: è stato un errore, perché si è depotenziato il soggetto istituzionale della Federazione. Si chiedono delle politiche mirate quando non si danno delle risorse che consentano di realizzare queste politiche mirate: il 6% di questo 10% va a pioggia, il 4% ha dei riferimenti generici[...] dice tutto e niente della nostra realtà".

Abete è stato anche un onorevole per la Democrazia Cristiana in varie legislature, ed ha avuto anche diversi incarichi parlamentari. Imprenditore nel settore grafico, editoriale e dell'informazione, dopo essere stato capo del settore tecnico della Figc (1989-1990) e in seguito della Lega Serie C fino al 1997, venne eletto vicepresidente della Figc per due volte (1996-2000 e 2001-2006). Divenne in seguito presidente della Figc per la prima volta il 2 aprile del 2007. In questi anni è stato anche presidente dell'UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti) e nel 2011 vicepresidente dell'Uefa.

Le sue dimissioni da presidente federale sono ormai note, e per quanto riguarda il suo futuro, dichiaratosi soddisfatto di quanto da lui fatto in qualità di presidente, annuncia anche che si prenderà qualche mese di pausa, e da gennaio 2015 farà l'opinionista.

domenica 24 agosto 2014

Sicurezza: la tessera del tifoso, perché viene contestata?

In nome della sicurezza negli stadi l'allora ministro dell'Interno Bobo Maroni (Lega Nord) per il centro-destra istituì nell'agosto del 2009 attraverso una direttiva, la tessera del tifoso: fu una misura che venne e ad oggi viene molto contestata dagli ultrà italiani, e a fargli da "spalla" vi sono diverse figure celebri nel mondo calcistico. Il motivo fondante della contestazione risulta in quel famigerato articolo 9, che sarebbe stato formulato male perché inibisce l'accesso allo stadio a persone che, in fondo, hanno già scontato il daspo. Il Daspo corrisponde ad una squalifica da qualsiasi manifestazione sportiva dalla durata in anni variabile, sulla base del tipo di reato da stadio commesso.

L'articolo 9 della Legge 41/2007 (contestato anche da personaggi illustri quali l'ex c.t. azzurro Campione del Mondo Marcello Lippi, poi Renzo Ulivieri, Urbano Cairo, Maurizio Zamparini, il presidente Uefa Michel Platini, ecc.), in un articolo di calciomercato.com viene spiegato per bene nella sua "assurdità" (termine usato proprio sull'articolo citato): si tratta di qualcosa ritenuta assurda, perché ad esempio se una persona riceve un Daspo per un anno, viene per un anno inibito nell'entrare allo stadio: fin qua tutto ok, solo che trascorso quell'anno la persona dovrebbe poter finalmente ritornare allo stadio, tuttavia il processo relativo al reato da stadio termina in circa 5 anni (colpa della burocrazia), ed il tifoso viene condannato in primo grado; dal momento della condanna, per altri quattro anni (cioè i cinque canonici meno l'anno già scontato), il condannato, in primo grado, non potrà più comprare il biglietto né sottoscrivere la tessera del tifoso.

Cosa dice, nello specifico l'articolo 9, del quale si discusse anche in un convegno tenutosi tempo addietro nell'aula Santa Chiara del Senato tra ultrà, avvocati, giornalisti e politici? Il testo è il seguente: "E' fatto divieto alle società organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio, responsabili della emissione, distribuzione, vendita e cessione dei titoli di accesso, di cui al decreto ministeriale 6 giugno 2005 del Ministro dell'Interno, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 150 del 30 giugno 2005, di emettere, vendere o distribuire titoli di accesso a soggetti che siano stati destinatari di provvedimenti di cui all'articolo 6 della legge 13 dicembre 1989, 401, ovvero a soggetti che siano stati comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive".

Ecco il motivo principale della contestazione di tanti tifosi da tutta Italia, ecco perché si canta e si mostra su stendardi e striscioni quel "No alla tessera". Alla fine del convegno alcuni politici, onorevoli, affermarono che qualcosa per cambiare quella legge andrebbe fatto. Già l'averlo ammesso, è un passo in avanti, solo che adesso gli ultrà attendono i fatti.

sabato 23 agosto 2014

Quel breve periodo di Neapolis Frattese

Bandiera di Frattamaggiore (foto: Umberto Basilica)
Correva l'anno 2011, in quel di Frattamaggiore (Napoli) l'atmosfera era di quelle festose, c'era l'entusiasmo delle grandi occasioni. Ed in effetti l'evento era di quelli importanti, perché in seguito al fallimento della fu Frattese, in città dopo tanti anni il calcio di medio livello stava ritornando. La presentazione del Neapolis di Mario Moxedano, spostatosi appositamente da Mugnano (sempre provincia di Napoli) osservò il sindaco della città Francesco Russo (Pd) particolarmente soddisfatto. Ed era soddisfatto anche lo stesso Moxedano, il presidente del Neapolis, che affermò: "Finalmente abbiamo dei tifosi".

Le premesse per fare bene c'erano tutte: si ripartiva dalla Serie C2, e per l'occasione la squadra stava per adottare in via ufficiale (nel frattanto solo ufficiosa) la nuova denominazione di "Neapolis Frattese".

Tuttavia i risultati della squadra erano deludenti, al punto che le contestazioni del pubblico locale ebbero una eco consistente, tanto da costringere il presidente della squadra a prendere una decisione molto drastica: lasciare Frattamaggiore e tornare a giocare a Mugnano! Ciò avvenne a campionato in corso.

Venuto a sapere dell'accaduto, il sindaco della città dichiarò: "Sono andati via senza nemmeno avvisare. Un modo davvero squallido per andarsene". Questo è un caso in cui è stavolta la "politica" a muovere accuse al "calcio", a differenza di quanto mostrato nel post di ieri (in cui un presidente di una squadra accusò il Comune di non aver fatto abbastanza per il calcio locale). Ovvero è il mondo politico a criticare l'universo pallonaro. Anche stavolta questo blog non vuole prendere una posizione netta, perché se la società è andata via avrà avuto i suoi motivi, magari però prima di andarsene potevano passare per fare un saluto al sindaco...

Per la cronaca, il Neapolis proseguì la sua stagione allo Stadio Vallefuoco di Mugnano, retrocedendo in Serie D. Nella stagione successiva, spostò il club a Torre del Greco (Napoli) rifondando la Turris, adottando provvisoriamente il nome di Torre Neapolis. Oggi la Turris milita in Serie D, tuttavia mediante l'acquisto di un titolo sportivo di un'altra squadra (il Miano): infatti il Neapolis (che a Torre ha vinto anche una Coppa Italia Serie D) è tornato a Mugnano, dopo due anni, anche per via della nuova contestazione, stavolta da parte dei tifosi corallini. Anche a Frattamaggiore oggi vi è una nuova società: la Nerostellati Frattese, militante in Serie D.

venerdì 22 agosto 2014

Quando il calcio accusa la politica

L'Akragas i tempi della Serie C (fonte Wikipedia)
Il calcio ad Agrigento potrebbe scomparire, se l'amministrazione comunale non si adopererà al più presto per il bene di questo sport, afferma il presidente dell'Akragas Silvio Alessi . In che modo? Mettendo le luci allo stadio: l'impianto di Agrigento non è a norma, ed è per questo che la squadra locale non ha ottenuto quel ripescaggio come tra l'altro auspicato anche dal ministro del'Interno Angelino Alfano, come raccontato in un post fa. L'Akragas nel frattempo aveva preso accordi per giocare in altri stadi della regione siciliana, quali Caltanissetta e Trapani, tuttavia ciò non è servito: in quegli stadi non poteva giocare.

"L'Esseneto non ha l'agibilità nemmeno per la Prima Categoria" (afferma il presidente Alessi secondo quanto riportato su un articolo di grandangoloagrigento.it), "Abbiamo dentro una rabbia terribile" per via dell'esclusione dell'Akragas, anche perché "Abbiamo fatto sforzi personali ed economici" aggiungendo poi "Chiederò all'Enel se è nelle condizioni di darci una mano di aiuto per l'illuminazione, non so cos'altro fare".

In un altro precedente post questo blog accennò al fatto che anche i tifosi contestarono il Comune reo secondo loro di non aver fatto quanto doveva per garantire alla squadra di calcio locale un futuro in Lega Pro.

Chi scrive non se la sente di prendere una posizione in merito, in quanto ci sono varie considerazioni da fare: per esempio, non è detto che con lo stadio a norma l'Akagras avrebbe ottenuto il ripescaggio: la Corregese ci sperava anch'essa, e secondo alcune fonti (per esempio l'articolo di grandangoloagrigento.it  prima menzionato) era avanti in graduatoria rispetto agli agrigentini. Tuttavia, ammesso che l'Akagras avesse meritato il ripescaggio, il Comune che è la parte tirata in causa magari aveva altri impegni, ritenuti più urgenti: il popolo agrigentino forse non è d'accordo,  perché secondo loro l'amministrazione avrebbe dovuto rivedere le proprie priorità, tuttavia bisognerebbe anche chiedersi: perché l'amministrazione comunale non si è attivata? Non ne avrebbe giovato la sua immagine qualora si fosse mobilitata nel migliorare l'impianto delle gare interne della squadra cittadina?

Vi sarebbero alcuni interrogativi da colmare in questa vicenda, in ogni caso non tutto è perduto, la speranza c'è ancora: il Comune, se lo vuole potrà porre fine alle polemiche finalmente mettendoci del suo per il ripescaggio, rivedendo appunto le proprie priorità: come noto si libererà un posto in Lega Pro dato che dalla B arriverà la ventiduesima squadra proprio dalla terza serie.

Quello che questo post intende stavolta porre in evidenza è lo speciale esempio di rapporto tra calcio e politica determinatosi in questa vicenda, con il mondo del calcio (la società e i tifosi) che accusa -a torto o a ragione- il mondo politico di non aver fatto abbastanza.

mercoledì 20 agosto 2014

La politica del calcio - Parte 5: non più il Novara, ora altre squadre sognano il ripescaggio. Tavecchio proroga il termine ultimo per le domande

Quando ormai sembrava cosa fatta per il "ripescaggio" -tra virgolette perché si sarebbe trattato di riammissione- del Novara, Tavecchio apre degli scenari clamorosi: a poter sperare nel ripescaggio vi sono adesso Pisa, Salernitana, Catanzaro, Vicenza ed altre squadre. I criteri per il ripescaggio -come confermato da Tavecchio- restano gli stessi, solo che sono stati riaperti i termini utili a presentare le richieste.

Questo blog aveva già documentato di come, in un post precedente un parlamentare novarese chiedeva -evidentemente per il "suo" Novara- di evitare una Serie B con 21 squadre (quindi a numero dispari), e in un altro post si parlava, tra le altre cose di una lettera firmata dal sindaco di Castellammare di Stabia allo scopo di far ripescare la Juve Stabia. Se per la Juve Stabia i termini erano scaduti, per il Novara il cambiamento del concetto voluto dai legali della società, passato da "ripescaggio" (inammissibile a causa di un precedente illecito dei piemontesi) a "reintegro", non è stato preso in considerazione delle alte cariche istituzionali (il concetto di reintegro è frutto della tesi secondo cui, visto che il campionato viene allargato ad una squadra in più non si può parlare di un ripescaggio nel senso stretto del termine, tuttavia la richiesta del Novara non è parsa -evidentemente- convincente). Tavecchio non ha intenzione di cambiare il regolamento vigente, e pertanto intende parlare esclusivamente di ripescaggio "puro". Lunedì 25 agosto è la data entro cui è stato prorogato il termine per la presentazione delle domande di ripescaggio, inizialmente fissata al 28 luglio.

Una delle società ora in Lega Pro potrà ritornare in serie cadetta, tuttavia la concorrenza è accesissima, e alla finestra restano società quali Pisa, Salernitana, Catanzaro, Vicenza, Juve Stabia e molto probabilmente altre, mentre Novara, Reggina, Albinoleffe, Lecce e Cremonese non saranno prese in considerazione in quanto hanno subìto penalizzazioni per illeciti negli ultimi anni.

La delibera 171/a della Figc che disciplina i ripescaggi, informa che la scelta si baserà su un calcolo che prenderà in considerazione:
  • per il 50% la posizione in classifica dell'ultima stagione, 
  • per il 25% la storicità calcistica della città, che tiene conto delle varie partecipazioni in Serie A, B, C, C1 e C2 (in questo caso i punti si acquisiscono sulla base della categoria disputata dal 1929/30 a oggi, eccetto le stagioni dal 1943/44 al 1945/46),
  •  per il 25% il coefficiente pubblico/bacino d'utenza.
Presentate le domande entro il termine del 25 agosto, verranno effettuate le dovute verifiche, e per le società la cui domanda sarà considerata valida si effettueranno i dovuti calcoli. La squadra che avrà ottenuto il punteggio più alto, alla fine sarà ripescata. Se ve lo steste chiedendo, in caso di parità di punteggio sono previste misure ulteriori utili a valutare chi potrà ottenere il ripescaggio, e queste sono, in ordine di importanza:
  1.  l'ottenimento della Licenza Nazionale (utile a disputare il campionato di competenza) entro l'11 luglio 2014;
  2.  il fatto di non aver ricevuto sanzioni con punti di penalizzazione scontati o da scontarsi nelle stagioni 2013/14 o 2014/15;
  3.  la migliore posizione in classifica "secondo il criterio di cui alla lettera A", cioè quel 50% relativo alla posizione in classifica (incluso il valore della categoria disputata ed eventuali piazzamenti ai play off o ai play out) diverrà il 100%.
Marco Filippeschi (Pd), sindaco della città di una delle squadre maggiormente quotate, il Pisa secondo quanto riportato su di un articolo di pisatoday.it dichiara: "Siamo tranquilli, perché consapevoli delle nostre possibilità", aggiungendo inoltre: "Come sempre siamo vigili quanto rispettosi dei percorsi intrapresi dagli organi federali", raccomandando però una cosa: "Che si seguano le regole fino in fondo, con scrupolo". Ricordando anche che "Il Pisa ha dato prova di serietà di gestione e si è distinto per correttezza e meriti sportivi", accennando anche al calore e alla passione della piazza pisana, concludendo che "Questi non sono punti di partenza da poco".

Sull'argomento è intervenuto anche il sindaco di Vicenza, Achille Variati (anche lui Pd) che ha dichiarato, su un articolo di vicenzatoday.it: "Una parte dei tifosi è contraria al ripescaggio perché considera la promozione non meritata sul campo a causa dei deludenti risultati sportivi degli ultimi anni", tuttavia accennando alla passione dei tifosi e tirando in ballo la storia della squadra mostra convinzione nel dire che "Il Vicenza merita certamente di tornare in B".

Pisa, Salernitana, Catanzaro, Vicenza... chi sarà a vincere questa speciale partita? Sebbene sia anche possibile provare a fare dei calcoli, per saperlo con piena ufficialità non ci resta che aspettare un po' prima dell'inizio del campionato.

sabato 16 agosto 2014

Elementi di anarchismo e di estrema sinistra nel calcio del Messico

Stadio dell'Atlas 
(autore foto: Joel Espinosa from Guadalajara, Jalisco, México )
Con il presente articolo si offrono ennesimi esempi di contatto, rispetto a quelli mostrati con gli articoli precedenti, tra il mondo del calcio e quello della politica.

In Messico la squadra dell'Atlas di Guadalajara è un club che si rispecchia in un simbolo con scudo rosso e nero (colori dell'anarchismo) con in mezzo una grande "A" bianca (visibile su un articolo di it.anarchopedia.org). Il nome completo del club è Club Deportivo Atlas de Guadalajara, e milita nella Prima Divisione, la prima serie del calcio messicano. Fondata il 15 agosto 1916 da un gruppo di giovani appassionati, tra i titoli vinti nell'arco della sua storia, i principali sono 1 campionato di massima serie nel lontano 1951, e 4 coppe nazionali, ottenute tra la seconda metà degli anni quaranta e la seconda metà degli anni sessanta.
Subcomandante Marcos 
(autore foto: Orianomada)
 L'Atlas potrebbe essere stata fondata da anarchici: gli indizi riconducono infatti proprio a quella ideologia politica. Tra l'altro il Messico dimostra un grosso legame tra calcio, anarchia, sinistra e lotte sociali: nello stato messicano del Chiapas, uno di quelli più diffidenti verso il governo centrale, l'EZLN (movimento zapatista) del subcomandante Marcos è noto per organizzare incontri calcistici tra una rappresentanza di neo-zapatisti (da Zapatero, l'ex capo del governo spagnolo di estrema sinistra, che si dimise) e altri gruppi sociali o politici. Risonanza mediatica ebbe, nel 2005 l'ironica e provocatoria lettera -"Perché il calcio deve tornare ad essere uno sport divertente e smettere, ogni tanto, di essere solo un affare"- di sfida all'Inter. La società nerazzurra ha fatto del bene da quelle parti, inviando palloni e magliette, finanziando la costruzione di alcune infrastrutture (come un acquedotto), inviando medicinali e acquistando un'ambulanza a servizio delle popolazioni che vivono a confine tra Messico e Guatemala, allacciando anche delle relazioni con il movimento EZLN di Marcos, il quale in realtà voleva, con quella lettera provocatoria e ironica, ringraziare la società allora di Moratti. Ovviamente questo post non intende osannare la società nerazzurra: se si è nominato tale club citando la beneficenza fatta da quel club in quelle zone, lo si è fatto per dovere di cronaca visto che l'argomento in questa sede investe il particolare rapporto tra calcio messicano, politica, e subcomandante Marcos.

Il subcomandante Marcos è un appellativo che sostituisce il nome del famoso rivoluzionario messicano, leader e portavoce dell'EZLN, cioè Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Grande appassionato di calcio, secondo il governo locale il suo vero nome è Rafael Sebastián Guillén. Il 24 maggio 2014 pone fine al suo personaggio, inscenando una morte simbolica, affermando che "La mia immagine pubblica è diventata una distrazione. Il mio è stato un travestimento pubblicitario", e dichiarando anche che i leader politici non sono necessari. Dichiarazioni che a ben vedere cercano di riflettere quella che è l'ideologia anarchica.

venerdì 15 agosto 2014

Mondiale Italia '34: il primo titolo azzurro

Gol decisivo di Schiavio al Mondiale del 1934 nella finale giocata a Roma 
Con Tavecchio eletto presidente, la Figc ha compiuto un importante passo verso il recupero di punti di riferimento istituzionali all'interno dell'organizzazione del calcio italiano. Il neo presidente ha scelto anche il nuovo commissario tecnico della Nazionale: Antonio Conte (ed è probabile -ma si tratta solo di un'ipotesi- che quest'ultimo si dimise durante quest'estate dalla Juventus proprio per ricoprire la carica di allenatore della squadra azzurra, già vacante al momento della presentazione delle proprie dimissioni).

La squadra azzurra, dopo l'esperienza con Prandelli adesso potrà sperare in un nuovo ciclo che sia magari maggiormente vincente. Il nuovo Ct, stando a quanto dichiarato in campagna elettorale da Tavecchio dovrà essere il supervisore di tutte le squadre azzurre (quindi anche Under 21, Under 20, eccetera) allo scopo di valorizzare i talenti dei giocatori più giovani, per il bene di tutto il calcio del Belpaese.

A proposito di nazionale italiana, questo blog vuol tornare a parlare della storia di questa selezione. In modo generico ha già affrontato a grandi linee quanto avvenne alla nazionale maggiore di calcio in Italia nel periodo fascista. Il relativo post si occupò di descrivere brevemente ciò che accadde in quegli anni, e in modo particolare del ruolo assunto dall'Italia nel Mondiale del 1938 (vinto proprio dagli azzurri). E cosa accadde quando si giocò per la prima volta in Italia, ossia alla seconda edizione del Mondiale, il 1934?

Ricordando che in un altro post precedente si parlò della prima edizione della competizione mondiale svoltasi in Uruguay, la scelta di giocare in Italia fu qualcosa di fortemente voluto dai politici dell'epoca, che già spingevano per ottenere che la competizione si svolgesse in terra italica nel 1930 (e forse per il fatto di aver assegnato quel mondiale all'Uruguay, l'Italia per protesta non vi partecipò). A chi sostenne a quei tempi che le spese utili ad organizzare la competizione in Italia fossero superiori ai ricavi, i rappresentati più alti del PNF (si era, in quel periodo sotto dittatura mussoliniana) risposero che dinnanzi alla popolarità assicurata dall'evento, le perdite economiche potevano essere decisamente giustificate. Il calcio, lo si era ben appreso, era uno di quegli sport con cui poter fare propaganda. La Nazionale italiana divenne ben presto un'importante espressione dello Stato italiano, il quale voleva fortemente farsi conoscere all'estero in modo positivo, organizzando la manifestazione in casa propria.

Quell'anno fu davvero significativo per l'Italia, sebbene si trovasse sotto dittatura: la competizione la organizzò in casa propria (e senza le polemiche dell'occasione sprecata come a Italia '90) e la vinse pure. Si potrebbe giustamente dire che lo scopo dei rappresentanti di spicco del partito fascista venne raggiunto, anche se è vero che spesso si cerca di associare a quel regime tutti i mali del mondo: non si fraintenda, senz'altro è vero che si trattò di un periodo buio per la storia della penisola italiana, specie per quanto concerne la orribile e vergognosa questione degli ebrei, il colonialismo e l'entrata in guerra come alleati dei tedeschi hitleriani, oltre ad altro ancora. Nessuno lo mette in dubbio, però appunto non si può neanche negare che quell'Italia organizzò un evento, lo vinse, ottenne -probabilmente- buona pubblicità in quel periodo, prima dei disastri bellici, sempre ricordando che si trovava sotto dittatura, naturalmente.

L'Italia che vinse quel mondiale del '34 -e anche del '38- è rappresentata ancora oggi da due delle quattro stelle presenti sullo stemma della Figc, e del resto una volta giunta la Liberazione il nuovo governo dell'epoca scelse anche la continuità dello stato, mantenendo alcune delle leggi fatte in epoca fascista.

In finale gli azzurri, guidati da Vittorio Pozzo sconfissero per 2 a 1 la Cecoslovacchia grazie alle reti di Raimundo Orsi (80') e Angelo Schiavio (95', si era già nei tempi supplementari) mentre i cecoslovacchi segnarono al 76' con Antonín Puč.

Da notare che la squadra campione in carica, l'Uruguay -che ospitò anche la precedente competizione- rifiutò di partecipare alla manifestazione italiana proprio come fatto a suo tempo dalla stessa Italia -oltre che da altre squadre europee, per probabile ripicca.

La nazionale italiana di quel periodo, oltre al Mondiale del 1934 vinse successivamente le Olimpiadi del 1936 e -come già ricordato- il Mondiale del 1938: segno che quella selezione, con quell'allenatore, Vittorio Pozzo fu un gruppo vincente e temibile.

Liberata l'Italia dal fascismo, la squadra azzurra vinse poi altri due mondiali: Spagna '82 e Germania 2006. Riuscirà il nuovo commissario tecnico Antonio Conte a riportare la squadra azzurra sul tetto del mondo? Solo il tempo potrà dircelo.

mercoledì 13 agosto 2014

2011: il Movimento 5 Stelle di Rovigo ed il calcio locale

La città di Rovigo
Raramente il Movimento 5 Stelle si occupa di argomenti calcistici in chiave propositiva, eppure è capitato. Un esponente del Movimento, ex giocatore del Rovigo Massimo Dall'Aglio in un articolo, risalente a luglio 2011, pubblicato sul sito del M5S Rovigo affermò di essere stato contattato tramite e-mail dall'associazione Amici del Calcio di Rovigo preoccupati per le sorti della società di calcio, che nel 2011 visse un periodo veramente difficile, fallendo e facendo provvisoriamente scomparire il calcio nel capoluogo di provincia del Veneto.

Ovviamente, essendo di Rovigo anche Massimo Dell'Aglio, oltre ad essere stato un calciatore di quella squadra nel suo articolo ricordò anche di quando suo nonno e suo padre lo portavano ad assistere agli incontri del club.

Il Rovigo è una società che originariamente venne fondata nel 1916, ma nel 2011 fallì per poi essere rifondata nel 2012 grazie al titolo sportivo che era del Lape Ceregnano (mediante un cambio di nome e sede), che già nella stagione precedente giocava nello stadio del Rovigo per colmare la mancanza di calcio nel capoluogo di provincia veneto. Milita attualmente nel campionato di Eccellenza, mentre tra gli anni trenta e quaranta è stato in Serie C fino al 1950, poi ha frequentato tanto dilettantismo oltre a due comparse in Serie C2 (2006/07, 2007/08, 2008/09) per poi tornare in Serie D, e quindi -come già detto- fallire (2011), e rinascere (2012).

La città di Rovigo ha come primo cittadino un commissario prefettizio, Claudio Ventrice e questo da luglio 2014, mentre in precedenza, a cominciare da luglio 2011 il sindaco è stato Bruno Piva, del Pdl poi Forza Italia che in seguito -dopo 4 anni di amministrazione cittadina- si dimise per una questione in cui la maggioranza non lo sostenne.

Quella di Dell'Aglio -ne è certo, stando a quanto scrisse- è anche la posizione del Movimento 5 Stelle: per far ritornare il calcio a buoni livelli nella cittadina veneta serve serietà gestionale, perché non bisogna mai fare "il passo più lungo della gamba" e dunque rischiare di avere dei giocatori in rosa che non percepiscono lo stipendio e degli spogliatoi senza l'acqua calda per la doccia.

Quello che serve al Rovigo è una società solida e in regola con i bilanci, con seri programmi sul settore giovanile, che fornisca alla città una funzione sociale che valorizzi i talenti.

Dichiara poi che il Movimento 5 Stelle sarà vigile "affinché la politica resti fuori dal calcio in nome della massima trasparenza". E non importa se il club sarà costretto, per pura ipotesi a ripartire dal campionato di Promozione: vorrà dire che "sarà una lunga ma gloriosa rinascita" (non è ripartito dal torneo di Promozione, come spiegato sopra, ma da quello di Eccellenza ossia un livello più in alto e questo grazie al titolo della società -che prima giocava con un'altra identità in un'altra città- che ha ridato il calcio a Rovigo).

Solo il tempo potrà dirci se quello in cui crede e spera Massimo Dall'Aglio -la rinascita lunga e gloriosa del club- vedrà compimento, ma negli ultimi due anni i segnali sembrano incoraggianti. Infatti a partire dalla rinascita la squadra si è piazzata al quinto posto in classifica di Eccellenza per due volte consecutivamente, e nella stagione scorsa è stata eliminata ai play off per risalire in D dall'Albano: tutto sommato un inizio che restituisce dignità al calcio locale in quel di Rovigo, solo il tempo potrà però dirci se la squadra riuscirà, prima o poi a tornare nel professionismo.

Autore foto: Threecharlie