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sabato 6 settembre 2014

2012: il "derby dello spread"

Varsavia, 16 giugno 2012
Il 16 giugno del 2012 accaddero due fatti importanti per gli ellenici: la Grecia batté la Russia contro ogni pronostico, accedendo ai quarti di finale di Euro 2012 (giocato in Polonia e Ucraina); il partito greco di Nea Dimokratia del leader Antonis Samoras vinse le elezioni davanti ad un pronostico anche qui non scontato: infatti ottenne il 29,5% rispetto al 27% ottenuto da Syriza, il partito di sinistra di Alexis Tsipras che si dichiarò -e continua a dichiararsi- decisamente contrario alle politiche di austerità imposte dalla Germania.

Le tensioni tra la Grecia e la Germania per via della forte crisi che colpì lo stato ellenico furono elevatissime, il clima anti-europeista che si respirò in Grecia in quel periodo spaventava coloro i quali si dichiaravano convinti europeisti. Gli ellenici accusarono (e continuano ad accusare) la cancelliera tedesca capo del governo Angela Merkel di essere la principale responsabile della forte crisi, delle politiche di austerità e della povertà regnante in Grecia.

Così la vittoria del partito pro-europeista scongiurò un'eventuale uscita della Grecia dall'Euro. Non solo: ai quarti di finale la Grecia si ritrovò di fronte nientemeno che... la Germania! Si, proprio quella tanto odiata nazione.

Quella partita venne soprannominata il Derby dello Spread. Giocata il 22 giugno, vide imporsi la Germania per 4 reti (39' Lahm, 61' Khedira, 68' Klose, 74' Reus) a 2 (55' Samaras, 89' Salpingidis su calcio di rigore). Quindi la tanto voluta "rivincita" non vi fu. Poi, come finì l'Europeo è storia nota: l'Italia sconfisse la Germania, ma venne battuta a sua volta, pesantemente in finale dalla Spagna.

Un aspetto che si evince da questa storia, è che il calcio in tale frangente per tanti ha rappresentato un modo per poter "prendersi la rivincita" contro una nazione odiata, ritenuta dagli ellenici responsabile di molte disgrazie. Il calcio che si commistiona, per l'ennesima volta, alla politica.

(foto: Graeme Maclean da Wikimedia Commons)

martedì 15 luglio 2014

Giorgios Katidis: escluso a vita dalla Nazionale della Grecia

Giorgios Katidis (autore foto: Catherine Kõrtsmik )
Il Giornale d'Italia, diretto da Francesco Storace, leader del partito italiano La Destra, in un articolo on line parla di due pesi e due misure per quanto riguarda le manifestazioni di ideologia politica da parte dei calciatori dinnanzi a pubblico, fotografi e telecamere.

Occorrono delle premesse: sia in Italia che in Grecia vi sono state delle dittature di estrema destra (in Italia il fascismo, in Grecia il regime del 4 agosto durato dal 1936 al 1941). Il fascismo e il nazismo hanno fatto molte vittime nei periodi dittatoriali. Ma anche il comunismo non è stato da meno, anzi ha numericamente fatto più vittime delle dittature di destra, perché le dittature di sinistra sono durate di più. Qualcuno sostiene che quei paesi che si sono definiti comunisti e poi hanno dato origine a delle dittature non possono definirsi veramente comunisti. Ognuno ha la propria idea e le proprie motivazioni.

Ciò detto, l'articolo sopra citato firmato da Paolo Signorelli afferma che è quantomeno discutibile il fatto che un gesto di esultanza possa essere all'origine di una reazione dei media e delle autorità sportive.

L'articolo aggiunge anche che se mentre per Lucarelli e Andrea Luci nessuno si scandalizza per il pugno chiuso, per Di Canio e Giorgio Katidis (greco, probabile simpatizzante del partito Alba Dorata) che fanno il saluto a braccio teso e mano aperta si è scatenato un putiferio.

Il capitano del Livorno Andrea Luci, nel corso della partita contro il Verona (articolo datato 19 marzo 2013) al momento della sostituzione chiude il pugno e lo mostra ai tifosi avversari, ossia i veronesi, notoriamente di estrema destra. Fin qui tutto normale. Nello stesso fine settimana capita invece che il ventenne Giorgios Katidis dopo aver segnato il gol decisivo a pochi minuti dalla fine della partita contro il Veira, nella massima divisione greca esulta in maniera scomposta e fa il saluto romano alle persone in tribuna. Un gesto che gli è costato, in seguito ad una riunione della federazione calcistica greca, il non poter più giocare per alcuna nazionale (giovanili e maggiore), a vita.

"Non sono un fascista e non lo avrei fatto se avessi saputo cosa significava" scrisse Katidis sul suo prifilo Twitter; tuttavia secondo la federazione calcistica greca il ragazzo ventenne "ha offeso profondamente tutte le vittime del Nazismo e ha violato i valori del calcio".

Senza voler esprimere un'opinione che sarebbe in ogni caso soggettiva, chi scrive lascia piena libertà al lettore di farsi l'idea che più ritiene opportuna e decidere se la punizione inflitta a Giorgios Katidis sia giusta o esagerata. Per completezza di informazione quella partita finì 2 a 1 per l'AEK Atene proprio grazie alla rete finale segnata all'84' da Katidis, che a seguito dell'episodio del saluto a braccio teso avvenuto a marzo 2013 venne messo anche fuori rosa dal club, e poi acquistato dal Novara in cui milita attualmente (10 presenze fino ad oggi).

sabato 12 luglio 2014

La Colombia e la qualificazione al Mondiale 2014

Una partita della Colombia
(2011, contro l'Equador, autore: Juanca Parce, fonte: Wikimedia Commons)
Secondo gli studiosi la vittoria di una competizione importante o comunque il raggiungimento di un importante traguardo da parte di una squadra di calcio nazionale, fa vedere positivamente anche quanto accade all'interno del Paese. Di riflesso, una eventuale sconfitta favorisce solitamente l'opposizione di governo.

Una simile affermazione trova largo consenso presso gli studiosi, ed è confermata dall'analisi di diversi casi storici. Anche per questo nel post di ieri di questo blog è stata riportata l'idea (ripresa da un articolo de ilfattoquotidano.it) per cui se il Brasile avesse vinto il Mondiale la situazione in quel Paese sarebbe molto probabilmente migliorata, sotto vari aspetti. In un post del 2 luglio invece si è parlato, tra le altre cose, anche del Miracolo di Berna, ovvero della vittoria della Germania Ovest sull'Ungheria grazie alla rete del 3-2 a 6 minuti dal termine nella finale del Mondiale di Svizzera '54: un risultato che, avendo entusiasmato il popolo locale, viene ritenuto fra le principali cause della ripresa economica dello stato tedesco occidentale dopo il disastro lasciato dalla Seconda Guerra Mondiale.

Nel 2014, la partita valida per il Mondiale FIFA Brasile 2014 tra Colombia e Grecia, conclusasi per 3 a 0 a favore dei colombiani che è stata determinante per la Colombia per accedere agli Ottavi (in seguito arriverà anche ai Quarti, ottenendo un risultato storico mai raggiunto prima), dopo che mancava dalla competizione dall'edizione del '98 (ove si fermò al primo turno), fece anche dell'altro: determinò la riconferma di Juan Manuel Santos alla presidenza dello stato colombiano. Infatti esperti sostengono che vi siano significativi collegamenti tra i due eventi appena citati. In effetti qualche indizio in tal senso lo si può scovare anche nel fatto che il presidente Santos durante la campagna elettorale si è mostrato interessato anche al calcio, postando il primo gol del centrocampista Pablo Armero contro la Grecia; inoltre il figlio di Santos si è fatto fotografare insieme all'attaccante colombiano Radamel Falcao.

Santos, presidente uscente in carica dal 7 agosto 2010, è stato riconfermato lo scorso 15 giugno con il 50,95% dei voti. Esponente del Partito Sociale di Unità Nazionale di centrodestra, promulgatore di valori di pace e sostenitore di accordi con le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia) che da quasi sessant'anni sono causa di disordini e guerriglie nel Paese.

L'elezione colombiana si era infatti trasformata, al ballottaggio, in una sorta di referendum tra chi promulgava un ritorno alla pace (Santos) e chi invece era contrario a ogni possibile accordo con i guerriglieri, ossia lo sfidante Oscar Ivan Zuluaga del Centro Democratico, che si è fermato al 45%.

Analizzando questa vittoria elettorale, vi è da considerare anche la scarsa affluenza alle urne: sono andati a votare 16 milioni su 33 milioni di elettori disponibili (negli ultimi 16 anni l'affluenza in Colombia non ha mai superato il 49%), e anche che ad aprile il 38% della popolazione non considerava Santos in modo positivo.

Una vittoria dovuta probabilmente a una campagna elettorale ben orchestrata da una parte, dall'altra parte è a detta di molti studiosi da considerare anche la qualificazione al mondiale della Colombia e la vittoria per 3-0 contro la Grecia quali fattori decisivi per la riconferma: a sostenerlo, uno studio di Andrew Healey e Neil Malhotra, professori di Economia rispettivamente presso la Loyola Marymount University e la Stanford University.

mercoledì 25 giugno 2014

Quando il calcio si fa politica e diventa violenza

Congratulazioni alla Grecia, che ieri ha vinto, conquistando in extremis gli ottavi di finale al Mondiale 2014 vincendo per 2 a 1 sulla Costa d'Avorio grazie ai gol dapparima di Samaris e infine di Samaras al 90° su rigore. E peccato per l'Italia, un'altra grande uscita clamorosamente nella fase a gironi.
 
Quando il calcio si fa politica, quando diventa un mezzo di espressione di una nazione, quando una squadra incarna valori profondi e non solamente agonistici, allora il gioco nell'arena diventa qualcosa di più importante di un semplice spettacolo, trasformandosi nell'opportunità di realizzare un riscatto sociale per un intero popolo. Le conseguenze che ne scaturiranno in seguito però possono non essere tutte piacevoli, e a volte qualcuno ci perde la vita.


Proprio la Grecia negli anni passati si è resa protagonista di due episodi molto significativi per quel che concerne il calcio trasformato in una contesa fra patrie. Da una parte la mancata vittoria nella partita dell'europeo 2012 contro la Germania, nel così detto "derby dello spread" (conclusosi 4 a 2 per i tedeschi); dall'altra una sfida storica, contro l'Albania, disputata nel 2004.

Curioso constatare come in entrambe le occasioni la Grecia non vinse. La partita Grecia-Albania fu un match dell'orgoglio, capace di risvegliare ed esaltare il sentimento patriottico degli albanesi che a partire dalla guerra in Kosovo sembrava essersi fortemente indebolito. 

La gara, valida per le qualificazioni al Mondiale 2006 era attesissima, tanto che il giorno prima della partita nella città di Tirana c'era già chi sventolava i vessilli rossi albanesi.

Una precisazione doverosa: le informazioni ed i fatti qui di seguito riportati non vogliono in alcun modo denigrare il popolo ellenico, perché gli episodi di violenza avvengono un po' ovunque nel mondo. Non si vuole nemmeno giudicare e sentenziare sul modo di agire dei governi albanese e greco: si vuole semplicemente raccontare i fatti accaduti, che sono di dominio pubblico. 

La rivalità fra Grecia (in quel momento campione d'Europa in carica) e Albania è di natura geopolitica, e si tratta di qualcosa che ha radici profonde che affondano nella tradizione, e malgrado i buoni rapporti fra i due stati, questa rivalità non è mai svanita. Tanto che il governo albanese tramite il premier Fatos Nano aveva promesso 500mila dollari alla nazionale, qualora avesse battuto gli ellenici. I tifosi di questi ultimi vennero scortati abbondantemente dalla polizia, prima e durante la partita.

Il match, disputato a Tirana, ha visto la Grecia perdere per 2 a 1. Un risultato straordinario, che ha risvegliato l'orgoglio albanese non soltanto in patria, ma ovunque nel mondo: i festeggiamenti sono avvenuti persino in Grecia. Da quelle parti infatti vivono oltre 500mila albanesi, che volevano come gli altri connazionali poter festeggiare la vittoria. Tuttavia alcuni ellenici non lo permisero perché vi fu violenza, auto incendiate, gas lacrimogeni delle forze dell'ordine: caos in punti importanti della nazione greca. Vi fu anche l'accoltellamento, che risultò fatale, di Gramoz Palushi un ventenne che festeggiava con i suoi amici, colpevole di aver sventolato la bandiera rossa.

Un mare di violenza che non lasciò indifferenti i connazionali residenti in patria, dapprima coi media, poi con la politica: il parlamento albanese tenne un minuto di silenzio in onore delle vittime, protestando pubblicamente verso le autorità elleniche. Il ministro dell'interno dell'Albania ha chiesto al suo omologo ellenico di far cessare le violenze, e all'ambasciatore greco a Tirana vennero chieste delle delucidazioni da parte del Ministero affari esteri. Per tutta risposta la colpa venne attribuita, in Grecia, allo stesso governo albanese reo di aver promesso quel premio in denaro di cui sopra, facendola diventare una questione d'onore.

In quel periodo un'operazione della polizia ellenica rimpatriò centinaia di albanesi emigrati in quella terra. Operazione-ricatto definita "fshesa" (letteralmente "scopa", forse ad indicare pulizia in senso ovviamente offensivo), avvenuta ogni qual volta che negli ultimi 20-30 anni vi sono stati problemi fra i due Stati.

D'accordo che il calcio si carica di valori che vanno al di là del semplice agonismo, ma esercitare violenze fisiche più o meno gravi su un'altra persona solo perché tifa una squadra diversa è stupido, e fatti di violenza per questioni legate al calcio, come noto e già più sopra ricordato, avvengono dappertutto.

Si ringrazia balcanicaucaso.org da cui derivano quasi tutte le informazioni utili alla stesura di questo articolo.