Carlo Tavecchio, presidente della Figc ha recentemente commentato la scelta del Comitato Esecutivo Europeo che a Ginevra ha scelto Roma come una delle sedi dell'Europeo 2020. Ha menzionato anche il fatto che il giorno prima della scelta di Roma, la città di Milano attraverso lo stadio di S. Siro ospiterà la finale di Champions League 2016 (in un precedente post questo blog parlò della candidatura della città meneghina).
Fa sapere Tavecchio che la candidatura di Roma è stata supportata anche dal governo italiano, dall'ente Roma Capitale, dal Coni e le componenti federali "Ed è giusto condividere tutti insieme questo successo".
Il 2020 è tra l'altro l'anno del 60° anniversario dell'Uefa, quindi un anno abbastanza significativo, il che significa per Tavecchio che l'Italia sarà un punto di riferimento europeo nei prossimi anni, visto che lo scorso anno si è disputata la finale di Europa League a Torino, che Milano ospiterà la finale di Champions League 2016 (sede scelta proprio il giorno prima della scelta di Roma per Euro 2020), e che infine Roma avrà l'onore di ospitare parte di questa competizione, ossia tre gare del Primo Turno e un quarto di finale. Assieme a Roma anche Monaco (Germania), San Pietroburgo (Russia) e Baku (Arzebaigian). Londra invece ospiterà semifinale e finale.
Infine Tavecchio ha affermato che "Da un punto di vista sportivo attraverso Euro 2020 è nostro intendimento consolidare la dimensione internazionale del calcio italiano, contribuire a guidare il percorso di rinnovamento dei nostri stadi e sostenere una crescita ulteriore del nostro movimento calcistico, con particolare riferimento alla base".
Sarà un campionato europeo con più nazioni ospitanti protagoniste, e fra queste vi sarà anche l'Italia attraverso Roma. L'Italia ha ospitato anche altre volte questa competizione, incluse le finali: nel 1968 sempre a Roma la finale fu Italia-Juogoslavia finita 1-1 e poi, ripetuta , finì 2-0 per gli azzurri (altre partite del torneo di quell'anno si giocarono a Firenze e Napoli); e nel 1980, quando vinse la Germania Ovest in finale contro il Belgio sempre nello stadio Olimpico di Roma (altri stadi italiani ospitanti furono quelli di Milano, Napoli e Torino).
domenica 21 settembre 2014
sabato 20 settembre 2014
Aparheid e sport in Sudafrica
| Sudafrica contro Messico, Mondiale 2010 |
La maggior parte dei paesi africani, ad esempio non compete in numerosi sport, calcio e corsa a parte.
Il Sudafrica è un paese che qualche successo lo ha ottenuto nel corso della sua storia, ma ciò è dovuto ad un gruppo etnico che costiutisce solo il 10% (4,3 milioni su 48 milioni) degli abitanti del paese: i bianchi. I bianchi sudafricani se la cavano bene in molti sport di squadra, eppure nel calcio sono pochi, e ciò comporta tra le altre cose che la nazionale sudafricana non ottiene risultati significativi.
Steven Pienaar, centrocampista sudafricano dell'Everton ha la struttura fisica di un bambino, ed è difficile incontrare qualche altro calciatore che in Europa è gracile quanto lui.
Uno dei motivi per cui nel calcio il Sudafrica non eccelle è perché la maggior parte di loro è cresciuta senza avere abbastanza cibo. L'apartheid che si basa sull'ideologia della diversità fra "razze" finì col creare un Sudafrica bianco, un Sudafrica nero, uno "coloured" ed uno indiano: come se si trattasse di popoli differenti tra loro.
I bianchi sudafricani sono fisicamente messi meglio rispetto ai neri, e per questa ragione non c'è da meravigliarsi di come il calcio sudafricano non ottenga risultati che si avvicinino almeno un po' a quelli di cricket e rugby della stessa nazione: se la selezione nazionale di calcio è composta per lo più da giocatori di colore, le altre due squadre appena menzionate sono formate per lo più da bianchi.
La tenuta fisica è sicuramente importante nello sport. Poi magari vi sono anche altre cause per cui il Sudafrica non eccelle nel calcio, ma la tesi per cui l'apartheid che ha diviso le varie etnie sudafricane abbia in qualche modo contribuito ad avere un calcio di livello non eccelso in questo paese dell'Africa, può anche a detta di chi scrive essere presa per buona.
La politica dell'aparheid era la politica di segregazione razziale istituita dal governo di etnia bianca del Sudafrica, e rimasta attiva fino al 1993. Questa politica di discrimazione razziale fu dichiarata crimine internazionale da una convenzione delle Nazioni Unite votata nel 1973 ed entrata in vigore nel 1976, ed in seguito venne inserito nella lista dei crimini contro l'umanità.
L'apartheid divenne un sistema legislativo compiuto nel 1948, ed includeva la separazione di bianchi e neri nelle zone abitate da entrambi, per esempio riguardante l'uso delle strutture pubbliche (quindi ospedali) e mezzi pubblici. L'aparheid includeva anche l'introduzione dei bantustan, territori semi-indipendenti dove molti neri si trasferirono con costrizione. Questi ghetti privavano i sudafricani che vi risiedevano della cittadinanza e dei diritti ivi connessi.
L'apartheid fu quindi una politica della separazione tra razze, e fra le altre cose proibiva i matrimoni interraziali, ed imponeva ai cittadini di essere registrati in base alle loro caratteristiche razziali. Vi erano inoltre delle leggi che rendevano difficile ai neri l'accesso all'istruzione. Ma c'e dell'altro: i negozi dovevano servire prima tutti i clienti bianchi, e solo in seguito i neri, ed i neri potevano frequentare i quartieri dei bianchi solo con degli speciali passaporti.
(foto CC BY 2.0 autore: Celso FLORES from Paris, Fr)
venerdì 19 settembre 2014
L'Anarchist Soccer League
Nel 2000 negli Stati Uniti d'America venne fondata una lega calcistica di stampo anarchico e rivoluzionario: l'Asl, ossia Anarchist Soccer League.
Questa lega sin dalla nascita si pose quale scopo principale di sottrarre il gioco del calcio alle influenze del capitalismo, di staccare la forte componente economica che influenza il gioco, in favore del semplice sport, nella sua forma più naturale, quella cioè del gioco. Anche se con qualche regola un po' diversa.
L'Asl si costituì infatti nel più ampio Anarchist Soccer, un progetto volto a favorire il calcio come punto di incontro fra persone. Si tratta di uno sport con qualche regola un po' diversa dal calcio "vero", giacché il regolamento si basa sul rispetto reciproco e l'amicizia.
Un modo per valorizzare il calcio in una forma pro-positiva, enfatizzandone l'aspetto di socializzazione che possiede.
Una delle squadre più vincenti di questa lega è il Kronstadt FC, così chiamata perché fa riferimento a dei marinai rivoluzionari che nel 1921 si ribellarono al potere del governo bolscevico russo.
I tornei di questa lega si basano sull'Anarchist Soccer. Chiaramente lo scopo che si prefegge il progetto ha una matrice oltre che di natura politica (per la chiara avversione al capitalismo), anche di tipo sociale.
Forse esperimenti come questi possono servire a riflettere sul fatto che il calcio, per quanto spettacolare e per quanto seguito e per questo sfruttato sia politicamente che economicamente (pay tv, sponsor), in fondo è soprattutto un gioco, di squadra, e proprio per questo un valido strumento per stare insieme, cooperare, socializzare e migliorare le relazioni fra persone.
Questa lega sin dalla nascita si pose quale scopo principale di sottrarre il gioco del calcio alle influenze del capitalismo, di staccare la forte componente economica che influenza il gioco, in favore del semplice sport, nella sua forma più naturale, quella cioè del gioco. Anche se con qualche regola un po' diversa.
L'Asl si costituì infatti nel più ampio Anarchist Soccer, un progetto volto a favorire il calcio come punto di incontro fra persone. Si tratta di uno sport con qualche regola un po' diversa dal calcio "vero", giacché il regolamento si basa sul rispetto reciproco e l'amicizia.
Un modo per valorizzare il calcio in una forma pro-positiva, enfatizzandone l'aspetto di socializzazione che possiede.
Una delle squadre più vincenti di questa lega è il Kronstadt FC, così chiamata perché fa riferimento a dei marinai rivoluzionari che nel 1921 si ribellarono al potere del governo bolscevico russo.
I tornei di questa lega si basano sull'Anarchist Soccer. Chiaramente lo scopo che si prefegge il progetto ha una matrice oltre che di natura politica (per la chiara avversione al capitalismo), anche di tipo sociale.
Forse esperimenti come questi possono servire a riflettere sul fatto che il calcio, per quanto spettacolare e per quanto seguito e per questo sfruttato sia politicamente che economicamente (pay tv, sponsor), in fondo è soprattutto un gioco, di squadra, e proprio per questo un valido strumento per stare insieme, cooperare, socializzare e migliorare le relazioni fra persone.
giovedì 18 settembre 2014
Quando un sindaco intervenne sugli errori arbitrali
| Agrigento vista dalla Valle dei Templi |
L'Arbitro della gara Akragas-Ribera arbitrò male, a detta del sindaco: 3 espulsioni a favore del Ribera sono troppe.
Un ennesimo caso di vicinanza alla squadra manifestata dal sindaco cittadino. E pensare che quest'estate i tifosi agrigentini protestavano proprio contro il Comune reo di non aver fatto abbastanza o proprio nulla per favorire il ripescaggio in Lega Pro (come documentato in un precedente post).
Secondo il sindaco Zambuto, che si espresse convintamente a favore dell'Akagras, l'arbitro non ha arbitrato in maniera obiettiva, e ciò ha scaturito le reazioni di qualche sostenitore, e solamente -sempre secondo il sindaco- il buon senso e la sportività della maggior parte degli agrigentini ha evitato che accadessero episodi ancor più spiacevoli di qualche caso sporadico.
Un sindaco molto schierato, dunque. Ma a questo proposito sorge un dubbio: questo sindaco è lo stesso attualmente in carica presso il comune di Agrigento? No. Infatti da luglio 2014 vi è il commissario prefettizio Luciana Giammarco.
Comunque, all'epoca dei fatti (2011) l'Akragas era in Eccellenza, e alla fine si piazzò al terzo posto, non riuscendo a vincere ai play off. Tuttavia, nella stagione seguente 2012-13 salì direttamente in Serie D grazie al primo posto ottenuto. Nel 2013-14 perse la finale play off contro la Corregese per la promozione in Lega Pro. Del ripescaggio non se ne è fatto nulla, sicché al club non resta che riprovare a conquistare la terza serie sul campo, che è anche più soddisfacente.
Il Ribera, la squadra che si avvantaggiò delle tre espulsioni concluse il campionato 2011-12 al primo posto, ottenendo l'accesso diretto in Serie D proprio in quella stagione della sfida contro l'Akragas, che per la cronaca si disputò ad Agrigento prima della sosta natalizia e terminò per 2-1 a favore proprio del Ribera.
Il Ribera è una squadra dell'ominimo comune, in provincia proprio di Agrigento. Si piazzò al dodicesimo posto nella sua stagione in Serie D, ma purtroppo per il club, non riuscì ad iscriversi al successivo massimo campionato dilettantistico per difficoltà finanziarie.
(foto jschoenhofer CC BY-SA 2.0)
mercoledì 17 settembre 2014
Nazionale italiana, politici italiani, Ciro Esposito e questione sicurezza: le parole di Marco Tardelli
| Napoli, 1978: Tardelli affronta Michelle Platini in un'amichevole |
Tardelli afferma che è giunta l'ora che i politici ci diano un taglio con la retorica del pallone. "Non si può affermare che se l'Italia vince una partita il Paese voli o viceversa. L'Italia è stata eliminata (al Mondiale, ndr) perché ha trovato un mezzo arbitro, perché ha giocato una brutta gara con la Costa Rica e perché contro l'Uruguay è stata anche sfortunata".
Secondo Tardelli "Prandelli sarebbe stato perfettamente in grado di proseguire nel suo ruolo di Ct, è il contesto in cui si muove il mio sport dalle nostre parti che deve cambiare".
Tardelli parla anche di Ciro Esposito, il ragazzo di Napoli ferito e poi deceduto a Roma poco prima dell'inizio della partita della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina all'Olimpico, a causa di un attacco ricevuto da un ultrà romanista, un delinquente che ferisce pesantemente una persona solo perché napoletana. "Il mio timore è che Ciro Esposito, non un ultrà violento, ma uno che passava lì quasi per caso sia ricordato solo dai suoi familiari. Gente fantastica, che nonostante il trauma indicibile e il dolore, ha detto e saputo trovare le parole migliori[...]Parole distanti dalla vendetta".
Per Tardelli è "Inutile sostenere che il calcio italiano abbia seri problemi di violenza senza chiederci come e dove intervenire per risolverli ogni giorno. Andare alla partita e prendersi un colpo di pistola non è normale, è allucinante".
Secondo Tardelli l'esempio contro i violenti andrebbe ricercato nell'Inghilterra degli anni ottanta (questo blog già affrontò il tema inglese in un post precedente), laddove "Erano a terra, assediati dai "barbari". Hanno voluto risolvere la questione tifo violento in una notte e l'hanno fatto."
L'ex Ct afferma che i politici "Invece di gonfiare le vele della retorica e chiedere alla squadra (la Nazionale, come qualche politico aveva proposto, ndr) di dedicare la qualificazione a Ciro Esposito, sarebbe il caso di fare qualcosa di concreto. E da fare, ci sarebbe moltissimo". Infatti per Tardelli non bisogna piangere il dramma: il dramma deve essere prevenuto.
Ancora Tardelli, ricordando l'Italia campione al Mondiale 82 in cui segnò un gol decisivo: "Il nostro successo aiutò l'economia, rilanciò lavoro e industria (un post di questo blog, tra le altre cose, se ne parlò), ma l'afflato patriottico di questi giorni mi fa desiderare un calcio più serio. Non si può affermare che se l'Italia vince una partita il Paese voli o viceversa. I politici si divertono e amano scendere e salire sul carro del pallone freneticamente, ma l'Italia non può salvarsi con il calcio, è solo un'illusione e non del tutto onesta."
Parole pesanti quelle di Tardelli verso i politici, volte a spingerli a fare qualcosa di concreto sia per la situazione particolare che vive l'Italia in quanto paese, sia per quanto riguarda la violenza negli stadi. I politici, con il ministro Alfano, qualche misura dopo il fatto di Ciro Esposito l'hanno presa, e il blog in un post lo ha documentato, ma bisognerà vedere se effettivamente sortirà gli effetti sperati, ossia contenere gli episodi di violenza.
martedì 16 settembre 2014
Gli scappellotti di Dragovic
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| Dragovic con l'Austria Vienna (foto Steindy) |
Nel maggio 2006 il difensore del Basilea Aleksandar Dragovic ha dovuto fare delle formali scuse al ministro della Difesa e dello Sport Ueli Maurer dopo la finale di Coppa Svizzera. durante la premiazione: gli aveva dato tre scappellotti...
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| Ueli Maurer (foto Bundeskanzlei) |
Un caso di relazione fra calcio e politica in cui calcio e politica in senso stretto c'entrano poco. Qui il caso è centrato su due figure, un politico e un calciatore che sono stati protagonisti di una vicenda né calcistica né politica. Quindi, il contatto tra i due mondi avviene solamente attraverso degli esponenti di quel mondo, attraverso un gesto di umiliazione fatto da un calciatore a un politico.
Si tratta di un caso che vede il mondo del calcio umiliare la politica? La vicenda può avere diverse chiavi interpretative, ma fatto sta che il calciatore si è poi dovuto scusare.
Il ministro, a dire il vero non ci aveva prestato tanta attenzione, ma dopo una settimana dall'accaduto il giocatore ha affermato davanti ai suoi tifosi: "Questo Ueli Maurer, o come si chiama, potrei scusarmi con lui, ma in realtà faccio molta fatica a scusarmi. Tutti sanno che è stato molto, ma molto divertente".
Queste parole hanno scatenato un putiferio in ambito mediatico e politico, al punto che Dragovic si è dovuto recare a Berna per scusarsi di persona.
Il Ministro dal canto suo ha accettato le scuse, auspicando che cose del genere non si ripetano più. In tale occasione il Ministo ha poi colto l'occasione per congratularsi col Basilea, campione svizzero in quell'anno (2012) nonché vincitore della Coppa di Svizzera.
Dragovic è un difensore di origine serba con passaporto austriaco. Cresciuto calcisticamente nell'Austria Vienna, dopo aver militato nel Basilea attualmente è alla Dinamo Kiev.
Il Basilea è una delle squadre più rappresentative della Svizzera calcistica. Anche se stasera ha perso pesantemente contro il Real Madrid in Champions League (1-5), si tratta di un club ancora molto forte in patria, e tra l'altro disputare la massima competizione europea in un paese non particolarmente felice per il calcio, è già tantissimo.
lunedì 15 settembre 2014
Calcio tedesco: la svolta anni ottanta del St. Pauli
| Il logo dei tifosi |
Il cambio d'immagine fruttò tantissimo a questo club di Amburgo fondato nel 1910. La tifoseria della squadra di calcio adottò come simbolo un teschio con le ossa incrociate, la società cambiò la sede delle gare casalinghe spostandosi nello stadio del quartiere di Amburgo a luci rosse, nella zona del porto. Si trattò di una rinnovata immagine trasgressiva, anticonformista ma anche legata alla sinistra radicale e antifascista, e non a caso il club bandì l'ingresso nel proprio stadio a tifosi di estrema destra.
Le scelte che la società fece portarono la sezione calcio di questa società polisportiva con sede nel quartiere St. Pauli, ad avere un seguito di tifosi che se nel 1981 si aggirava intorno ai 1600, divennero ben 20000 a fine anni novanta.
Si tratta di un caso di identificazione politica che in qualche modo aiutò l'immagine e l'identità di una squadra di calcio.
La tifoseria pertanto è esplicitamente legata a socialismo, comunismo, anarchismo e antifascismo. Società e tifosi insieme promuovono anche iniziative comuni contro il razzismo. Inoltre il club tende a presentarsi come un sodalizio che per sua natura è contro tutto ciò che è il "sistema".
(foto: autore VEO15; CC BY-SA 4.0 )
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