giovedì 10 luglio 2014

Argentina tra calcio e politica

L'Argentina al Mondiale del '78 contro l'Olanda
Il calcio ha tantissimi legami col mondo della politica, sotto le forme più disparate e nei posti più disparati di ogni angolo del globo. Anche l'Argentina registra un forte intreccio calcistico-politico, sin dai primi anni di sviluppo di questo sport all'interno della nazione sudamericana.

Gli argentini, che ieri sera hanno battuto i Paesi Bassi ai calci di rigore, si sono qualificati per la finale del Mondiale Brasile 2014, da giocare contro la Germania: sicuramente un traguardo storico, anche perché era dal 1990 che i biancocelesti non disputavano una finale di questa competizione (curiosamente disputata proprio contro la Germania Ovest e persa per 1-0 col rigore siglato da Brehme all'84').

Diventato paese moderno nella seconda metà dell'Ottocento grazie principalmente agli investimenti fatti dai britannici, furono proprio i britannici a fondare in Argentina scuole e club in cui si giocava anche a calcio, e la prima squadra a praticare tale sport fu il Buenos Aires FC, fondato nel 1867, mentre il primo campionato risale al 1891.

In Argentina, già a partire dai primi anni i tifosi delle squadre di calcio si dedicavano ad attività politiche in cambio di biglietti omaggio per le trasferte: questo fu uno dei motivi principali per cui le curve degli stadi divennero ambienti politicizzati.

A livello istituzionale l'AFA, la federazione calcistica argentina ha sempre avuto contatti politici con chi è stato al potere, un fenomeno che - si afferma su storiedicalcio.altervista.org - si è molto sentito nel primo periodo di Juan Peron al potere (1946-1955), in quanto il capo dello stato argentino era presente spesso allo stadio durante le partite, e garantiva aiuti finanziari allo sport, mentre la moglie di Peron, Evita, rappresentava lo sponsor dei campionati giovanili di calcio.

Come anche un articolo di repubblica.it per Limes risalente al 2010 ricorda, nel 1976 un colpo di stato militare rovesciò il governo di Isabel Martinez de Peron, che era giunta alla guida del Paese dopo la morte di Juan Peron.

Dopo la conquista dell'Argentina da parte dei militari, questi si posero quali obietti l'eliminazione della minaccia sovversiva, così come l'eliminazione della corruzione ed il superamento delle gravi difficoltà economiche. I sovversivi del tempo erano i guerriglieri di sinistra, e chiunque li appoggiasse, in qualunque modo, veniva fatto praticamente sparire: furono migliaia i desaparecidos.

Ma il mondo questo non doveva saperlo, soprattutto durante il Mondiale di calcio del '78 il quale, vista la grande risonanza mediatica dell'evento rappresentava un'occasione importante per far vedere a tutti quanto si fosse evoluta la nazione argentina. I militari, afferma Pablo Llonto nel suo libro I mondiali della vergogna, tra menzogne e crimini riuscirono nell'intento di nascondere al mondo tutto il marcio provocato dalla giunta golpista, dando l'impressione di uno stato democratico e finalmente rinnovato, ordinato e disciplinato.

L'operazione di convincimento voluta dal regime militare riuscì anche grazie al fatto che le televisioni internazionali si occuparono soprattutto di calcio giocato. Furono poche le persone che uscirono vive o riuscirono a scappare dai centri clandestini di detenzione e torture. Tra i film che parlano di questi eventi, Cronaca di una fuga (Argentina, 2006) e Complici del silenzio (Italia, 2009).

Fu proprio l'Argentina ad aggiudicarsi quel mondiale (in maniera illecita secondo molte fonti, e secondo l'articolo precedentemente citato di repubblica.it risalente al 2010 a firma di Raffeale Nocera, il fatto che l'Argentina non meritasse di vincere la competizione è certezza), e solo dopo due decenni gli stessi calciatori argentini poi ammisero di aver vinto la competizione in un contesto disumano e spaventoso. Per la cronaca, la finale (3-1 dopo supplementari) fu giocata contro la stessa selezionale nazionale (i Paesi Bassi) che l'Argentina ha battuto ieri sera.

Da allora l'Argentina ha poi vinto un altro mondiale (il secondo della sua storia), quello del 1986 trascinata da Diego Armando Maradona, oltre ad altre competizioni, come due tornei di Coppa America e una Confederations Cup.

Attualmente l'Argentina, dopo una crisi economica risalente al 2001 si è stabilizzata sia politicamente che economicamente, diventando una delle nazioni più sviluppate del Sud America. L'attuale presidente della Nazione è l'avvocatessa Cristina Fernández de Kirchner, in carica dal 2007 e riconfermata nel 2011 con il 54,11% dei consensi.

mercoledì 9 luglio 2014

Quando le germanie erano due - Parte 3: il Mondiale WM 74

Un clamoroso 7 a 1 fra Germania e Brasile, come noto avvenuto ieri sera e valido per la semifinale del Mondiale 2014 segna inesorabilmente la fine del cammino dei verdeoro verso il trofeo. I brasiliani, padroni di casa si piegano dinnanzi alla maggiore organizzazione e brillantezza dei tedeschi, in un risultato storico, imprevedibile, al di fuori di ogni pronostico. Una severa lezione impartita dalla Germania calcistica, proprio alla nazionale del paese organizzatore del torneo, quello stesso paese che viene da sempre considerato la terra del grande calcio.

La rete iniziale di Müller al minuto 11, apre le danze. Seguono poi Klose al 23', una doppietta di Kroos al 24' e 26', e Khedira al minuto 29. Un primo tempo che si conclude con un 5 a 0 senza appello. Ed un Brasile ormai sotto chock subisce altre due reti nel secondo tempo, al 69' e 79' entrambe firmate Schurrle. Ma almeno, magra consolazione, realizza il gol della bandiera al 90' con Oscar. Adesso l'unica cosa che potrà consolare i verdeoro sarà la finale per il terzo posto: sarà interessante vedere con quale spirito i brasiliani affronteranno quella partita dopo la mazzata subita, e sarà altrettanto interessante - anzi, di più, vedere come la Germania reagirà dopo aver ottenuto questo strepitoso successo, destinato ad essere messo in risalto sui futuri libri di storia del calcio.

Su questo blog si è già parlato del calcio tedesco. Nel primo e secondo post relativi al periodo storico che vedeva la Germania divisa fra filoamericani e filosovietici si è parlato sia della nazionale della Germania Est che di quella Ovest, accennando al fatto che anche il territorio tedesco occidentale fu teatro di un Mondiale, quello di Germania Ovest '74, anche noto come WM 74.

Anche in quella occasione il Brasile disputò la finale per il terzo posto, perdendo 1-0 contro la Polonia. I Paesi Bassi, ossia la stessa nazionale che nel mondiale in corso affronterà in semifinale l'Argentina, si ritrovarono nel '74 in finale con la Germania Ovest. Mentre l'Argentina, in quella occasione, venne eliminata nella seconda fase a gironi. Per la cronaca, quel mondiale lo vinse proprio la Germania Ovest.

Si è già detto nel precedente post già sopra menzionato che inizialmente, dopo la seconda guerra mondiale la Germania Ovest non era ben vista e ben voluta in generale dal resto del mondo. Ma con gli anni la diffidenza verso i tedeschi si affievolì, e ciò fu un bene per quello Stato, che per il 1974 si attrezzò allo scopo di organizzare in modo impeccabile il torneo della Coppa del Mondo.

Il capo del governo tedesco occidentale fu il socialdemocratico Gustav Henemann fino al giugno del '74, poi succeduto dal liberal-democratico Walter Scheel.

I tedeschi ebbero l'intenzione di fare bella figura, dopo i tragici episodi accorsi due anni prima alle Olimpiadi di Monaco di Baviera, in quello che viene definito il Massacro di Monaco (otto terroristi palestinesi riuscirono a recarsi nel villaggio delle Olimpiadi presso la palazzina n. 31, quella della rappresentativa israeliana [per maggiori informazioni si veda ad esempio questa voce su Wikipedia]). In quella occasione, già l'obiettivo della Germania Ovest era quello di apparire come una nazione rinnovata e democratica. Una rinnovata occasione per ben apparire agli occhi del resto del mondo le fu data grazie al Mondale '74, quello in cui si ebbe anche lo storico incontro fra le due germanie.

Nel WM 74 le forze dell'ordine, anche per dimostrare al mondo la correttezza, serietà, affidabilità dei tedeschi occidentali, pattugliarono gli stadi prima e durante ogni partita, e anche le sedi dei ritiri delle squadre furono sotto stretta sorveglianza, ed inoltre ogni squadra venne scortata a ogni gara, dalla sede del ritiro sino all'ingresso allo stadio, per poi essere riaccompagnata dopo la gara.

La favorita del Mondiale in Germania era il Brasile, campione in carica, ma la competizione come già detto  fu vinta proprio dai tedeschi occidentali padroni di casa, che in questo modo riuscirono a dimostrarsi non solamente rinnovati dal punto di vista politico e affidabili a livello organizzativo, ma anche temibili a livello calcistico.

In quella occasione invece, i "cugini" dell'Est si fermarono alla seconda fase a gruppi, non prima però di aver sconfitto, nello storico derby, proprio coloro che alla fine divennero i campioni

Foto: azione tratta dallo storico "derby" Germania Ovest - Germania Est del 1974. Attribuzione foto: Bundesarchiv, Bild 183-N0622-0035 / Mittelstädt, Rainer / CC-BY-SA 

martedì 8 luglio 2014

Calcio Sovietico: dall'ammissione alla FIFA (1946) all'oro olimpico (1956) e l'europeo (1960)

Il territorio dell'URSS
Se in un precedente post si è affrontata la storia della nazionale russa e sovietica in modo generale, questo articolo intende approfondire un particolare periodo storico riguardante il calcio sovietico, quello del secondo dopoguerra.

Nel raccontare il contenuto di un libro di Mario Alessandro Curletto, intitolato "I piedi dei Soviet", Giuseppe Licandro offre, tra le righe del suo articolo on line su excursus.org alcuni esempi di come tale opera evidenzi i rapporti tra calcio e potere ai tempi dell'Unione Sovietica.

Il calcio sovietico raggiunse l'apice della popolarità nel secondo dopoguerra, secondo Curletto poiché lo stadio "consentiva allo spettatore una libertà di espressione dei propri sentimenti e delle proprie passioni" decisamente inusuali in una "società monolitica, paralizzata da paura e conformismo".

Ammessa alla FIFA nel 1946, le attività calcistiche ripresero anche nell'URSS, la quale oltre alla ripresa dei campionati interni, ricostruì anche la nazionale di calcio.

La selezione nazionale sovietica, dopo aver vinto alcune amichevoli contro Cecoslovacchia, Finlandia, Romania e Ungheria, partecipò alla quindicesima Olimpiade, svoltasi ad Helsinki nel luglio 1952. Battuta la Bulgaria nel turno preliminare, agli ottavi i sovietici affrontarono la forte Jugoslavia.

In quegli anni i rapporti tra il leader politico sovietico, Stalin, e il leader cecoslovacco Tito erano pessimi, e quindi la partita aveva anche una forte valenza di natura politica. Le autorità di Mosca diedero l'ordine di giocare e di vincere.

Primo tempo concluso in vantaggio per 3-0 da parte degli jugoslavi, nel secondo tempo fu dapprima 4 a 0, poi 5 a 1; i sovietici trascinati da Bobrov (autore di una tripletta) riuscirono a segnare 4 gol nell'ultimo quarto d'ora: la partita finì con uno scoppiettante 5 a 5. E quindi, andava rigiocata, perché i tempi supplementari e la eventuale serie di calci di rigore non erano ancora previsti a quei tempi.

Alla ripetizione della partita si assistette ad una sconfitta per l'URSS di 3 reti a 1. E tale sconfitta avvenne in un periodo particolarmente negativo a livello politico, perché era iniziata la così detta Guerra Fredda. Intervenne lo stesso Stalin affinché gli autori della sconfitta ricevessero una adeguata punizione: l'allenatore venne licenziato e molti giocatori furono squalificati per un anno intero.

L'improvvisa morte di Stalin nel 5 marzo 1953 provocò degli sconvolgimenti politici significativi. Il nuovo leader Nikita Chruščёv propose in politica estera la coesistenza pacifica con l'Occidente.

La scelta fatta dal nuovo leader dell'URSS si rivelò positiva per lo sport locale, che divenne più efficiente e competitivo a livello mondiale, e ciò permise alla nazionale "rossa" di vincere l'oro alle Olimpiadi di Melbourne '56 e l'Europeo del '60, in entrambi i casi battendo in finale proprio la Jugoslavia. Curioso, vero?

Questo episodio mette in evidenza da un lato ancora una volta come il calcio venga considerato un veicolo importante per le cause politiche, dall'altro che maggiore cooperazione e meno conflittualità possono condurre a risultati davvero molto significativi, almeno per lo sport.

lunedì 7 luglio 2014

Quel 3 a 0 a tavolino fra Italia e Serbia nel 2010

Il presente post intende raccontare e analizzare un episodio che, pur svincolato da aspetti agonistici, ha a che fare non solo con la politica ma anche col calcio, ma non per il risultato finale o per il gioco espresso.

La partita risalente al 12 ottobre 2010 tra Italia e Serbia fu un momento in cui si concentrarono istanze sportive, politiche e bellicose: una miscela che incrociò vari aspetti della realtà serba. Per l'allora c.t. italiano Prandelli si trattò di "una cosa mai vista".

Dopo appena sei minuti dall'inizio della gara, valida per le qualificazioni all'Europeo, i tifosi serbi lanciarono alcuni fumogeni in campo, uno dei quali sfiorò il portiere italiano Viviano. In seguito la gara la vinse per 3-0 a tavolino l'Italia, ed ovviamente la UEFA prese dei provvedimenti punitivi per quanto accaduto.

I disordini avvennero anche all'esterno dello Stadio Ferraris, con lancio di fumogeni e oggetti, e dopo una breve tregua, poco prima della mezzanotte vi fu una guerriglia tra serbi e poliziotti. Il bilancio è di 16 feriti, con una decina di persone fermate.

Ma chi sono le persone che hanno scatenato queste tensioni e questi scontri in terra ligure in occasione dell'incontro calcistico? Le Tigri di Arkan, gruppo di ultranazionalisti sorto da ex paramilitari che in guerra si sono macchiati di gravissimi crimini durante la guerra degli anni '90 nella ex Jugoslavia.

Per cosa manifestavano, e cosa c'entra il calcio? Il loro obiettivo era quello di protestare ferocemente per via del Kossovo, che secondo il loro punto di vista sarebbe un territorio serbo, e non albanese: non a caso durante la partita venne bruciata la bandiera dell'Albania, e venne esposto lo striscione "Kosovo è il cuore della Serbia".

Il calcio c'entra in questa vicenda molto probabilmente in quanto l'occasione della gara dell'Italia fu vista molto ghiotta a causa della risonanza mediatica di tale evento sportivo, di interesse popolare e internazionale e quindi di grandissima visibilità.

Quindi, appurato che l'oggetto di protesta era il Kosovo, attualmente terra che si proclama indipendente, la domanda da porsi è: perché i serbi la rivendicano?

Il Kosovo è un territorio amministrato dall'ONU da taluni paesi considerato come stato (fra cui 23 paesi UE e USA), mentre altri paesi come Russia e Cina sono contrari a tale riconoscimento. Il Kosovo dichiarò la propria indipendenza dalla Serbia il 17 febbraio 2008. Tante persone di origine ed etnia albanese vivono in quel territorio, ovvero circa il 90% del totale della popolazione.

Il 9 settembre 2010 venne approvata delle Nazioni Unite una risoluzione preparata da Serbia ed UE che aprì la strada a degli accordi tra serbi e kosovari. Questi ultimi si considerano tuttora parte di una nazione indipendente, mentre i serbi considerano il territorio kosovaro come una provincia autonoma della Serbia. L'accordo serbo-kosovaro avvenuto nel 2013 del 19 aprile, da una parte legittima le istituzioni kosovare, dall'altra garantisce maggiore autonomia alla popolazione serba presente nella zona nord del territorio.

Tornando al 2010 quindi, dopo la firma della risoluzione del 9 settembre,  il 12 ottobre a Genova venne interrotta la partita fra Italia e Serbia a causa delle Tigri di Arkan, le quali avevano già fatto "rumore" qualche giorno prima in occasione del Gay Pride di Belgrado (capitale serba).

Si è trattato dunque di un ennesimo incrocio fra calcio e politica, ed in quella occasione il calcio si fece ostaggio di rivendicazioni territoriali.

domenica 6 luglio 2014

Politici e calcio: la carriera di Achille Lauro

Achille Lauro
In Italia non soltanto durante il regime fascista, ma anche dopo la seconda guerra mondiale vi furono stretti contatti tra calcio e politica.

Ad esempio Achille Lauro (Piano di Sorrento, 16/06/1887 - Napoli, 15/11/1982), detto Il Comandante, anche grazie al suo status di presidente del Napoli riuscì a guadagnare consensi e ammirazione presso il popolo partenopeo e diventare sindaco del capoluogo campano. In questo post si offre una panoramica generale della carriera di Lauro, come imprenditore ma soprattutto come sindaco e presidente del club partenopeo.

Iscritto al Parito Nazionale Fascista nel 1933, durante gli anni del fascismo divenne consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, e già in quegli anni divenne presidente del Napoli succedendo a Giorgio Ascarelli.

Nel dopoguerra col suo contributo economico favorì la nascita del Partito Nazionale Monarchico. In politica ebbe grande successo anche grazie a Raffaele Cafiero, autore di molti dei suoi discorsi pubblici. Fu a lungo sindaco partenopeo, amato dalla gente seppur duro nei confronti dei suoi oppositori, delle parti sociali e dei suoi stessi alleati in coalizione. Fu anche editore del quotidiano napoletano "Roma".

Da una scissione del Partito Nazionale Monarchico fondò nel 1954 il PMP, Partito Monarchico Popolare, che portò diversi deputati al Parlamento italiano, fra i quali egli stesso. Fu rieletto nel 1963, lasciò nel 1968 in favore del figlio Gioacchino Lauro che però morì prematuramente per cancro al fegato nel 1970. Due anni più tardi venne rieletto alla Camera sia nel 1972 che nel 1976. Il suo partito era intanto confluito, già dal '72, nel Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale.

Personaggio controverso ma a lungo molto popolare, in politica è noto per aver dato origine al voto di scambio: in cambio di denaro, favori personali, e generi alimentari quali pacchi di pasta, frutta, sacchi di patate, pelati in scatola, alla gente veniva raccomandato di votare per Lauro. Fu proprio a seguito del "laurismo" che nel 1953 il voto di scambio divenne illegale. Ma il popolo di Napoli apprezzava  e talvolta quasi venerava l'uomo Achille Lauro.

Uomo di grande carisma e doti comunicative, imprenditore nell'industria navale, è famoso anche per aver avviato a Napoli la speculazione edilizia (ossia quella manovra mercantile che lucra sull'andamento del mercato immobiliare, con l'acquisto e la vendita di terreni ed edifici in fasi successive, andando a ricavare il surplus, ossia il plusvalore tra il costo di acquisto e quello di vendita), una volta ricoperta la carica di sindaco. Ormai troppo anziano osservò tristemente, quasi impotente, la sua proprietà navale, da lui gestita egregiamente per via delle sue indiscusse doti imprenditoriali, che negli anni del fascismo ottenne addirittura l'esclusiva dei collegamenti per l'Africa Orientale Italiana, entrare in una grave crisi economica.

La proprietà e la presidenza del Napoli Calcio fu un veicolo decisivo per il grande successo popolare avuto anche in qualità di sindaco. La squadra del Napoli non ottenne molte vittorie: malgrado i segnali positivi dettati da campagne acquisti promettenti, il Napoli negli anni della presidenza Lauro ottenne, oltre a due retrocessioni in B, le sole promozioni dai campionati cadetti utili a risalire in A, e la vittoria di una Coppa Italia. Di positivo vi fu il raggiungimento del pareggio di bilancio da parte della società calcistica. Un anno dopo il suo abbandono, avvenuto nei primi anni quaranta per sua spontanea volontà infastidito dalla mancanza di successi della squadra, le finanze della società furono nuovamente in crisi. In seguito ritornò al Napoli come presidente, a partite dal 1952 e fino al '61, dopo una ennesima retrocessione in B (qualche anno dopo anche suo figlio assumerà la carica di presidente del club napoletano). In quegli anni continuò anche la carriera di sindaco di Achille Lauro, fino a quando per numerose gravi irregolarità commesse dalla giunta Lauro e per le casse comunali praticamente vuote, il ministro degli Interni sciolse il consiglio comunale di Napoli, nel 1958. Ma come già ricordato, nonostante il calo di popolarità avuto a causa dell'evento appena menzionato, la carriera del Comandante proseguirà ancora per vari anni, in qualità di parlamentare italiano.

Un personaggio che, nel bene e nel male, a suo modo ha fatto storia.

sabato 5 luglio 2014

Sulle proteste dei brasiliani - Parte 3

Le proteste in Brasile non si fermano. Sia nel primo che nel secondo post di questo blog sull'argomento inerente a tali proteste, di tali proteste sono stati enunciati alcuni motivi centrali. Questo post ne mette in evidenza altri.

La caduta di un viadotto a Bela Horizonte vicino allo stadio del Mondiale, ha causato 2 morti e circa 20 feriti di cui almeno 8 gravi, secondo i numeri del primo bilancio, stando a quanto riportato su euronews.com.

Pare che per fare in fretta e accelerare la conclusione dei lavori prima del Mondiale, qualcosa sia andato storto. Un errore che è costato la vita e l'incolumità di molte persone, qualcosa di evitabile se si fosse agito con meno superficialità.

Naturalmente, e a giusto titolo, dopo l'accaduto i brasiliani hanno scatenato una nuova, ennesima protesta.

Un'enorme massa di cemento armato si è schiantata su un autobus, un'automobile e due camion. Il comandante dei vigili del fuoco intervenuti dopo il crollo del viadotto (avvenuto probabilmente perché non si è rispettato il tempo di maturazione del calcestruzzo) afferma che se quell'episodio fosse successo due ore dopo sarebbe stata una strage, in quanto sarebbero stati molti di più i veicoli a circolare per quella zona per il rientro.

I brasiliani che protestano hanno ragione: per i tanti motivi, fra i quali quelli già enunciati su questo blog il Mondiale andava disputato altrove, e chi vi scrive pensa che qualsiasi persona dotata di un cuore e di una sufficiente intelligenza possa comprendere questo pensiero.

Tra le proteste dei brasiliani si aggiunge anche il fatto che le grandi opere hanno avuto un pesante impatto negativo sull'ambiente. Ed il Sottosegretario di Stato agli Affari della Coppa del Mondo ha lanciato una iniziativa a scopo ambientale, il "Projeto Gol Verde".

L'iniziativa serve alla tutela della Foresta Atlantica: per ogni gol segnato nello stadio Arena Fonte Nova di Salvador, il governo pianterà la "Mata atlantica" in un'area grande quanto un campo di calcio. Questo progetto però, seppur significativo, non risponde in modo deciso e compiuto ai problemi ambientali del Paese. Del patrimonio forestale originario, afferma Lorenzo Vendemiale in un articolo su ilfattoquotidiano.it, resta appena il 7% ed un campo da calcio riempito non è poi questo granché, seppure l'iniziativa sia lodevole. Sempre Vendemiale fa poi notare i silenzi in Brasile sulla Foresta Amazzonica. In generale è comunque positivo che il governo mostri un minimo di sensibilità verso i problemi dell'ambiente.

venerdì 4 luglio 2014

La politica sui fallimenti delle squadre di calcio: Bari (2014), Foggia (2012) e Salerno (2005) a confronto

Il calcio come bene da salvaguardare per il bene comune dei residenti. In Italia casi simili sono comunissimi, laddove i sindaci esprimono pubblicamente le proprie paure, perplessità e speranze circa la squadra di calcio cittadina. A Bari si tratta di qualcosa avvenuto di recente, con il comune di Bari che si è messo all'opera allo scopo di salvare il salvabile di una società privata sommersa di debiti, ovvero il principale club calcistico di Bari. Ora ha una nuova proprietà ed è fuori pericolo. Milita in Serie B, non essendo riuscito a vincere i play off nella passata stagione calcistica.

Un articolo del 31 gennaio di repubblica.it informa che la giunta comunale ha approvato la delibera sull'A.S. Bari, autorizzando gli avvocati ad intraprendere azioni quali pignoramento dei beni e istanza di fallimento. Operazione chiesta a gran voce anche dai tifosi del Bari, i fan del galletto biancorosso: facendo fallire l'A.S. Bari si è infatti riuscito a salvare titolo sportivo, parco giocatori (i giocatori cioè sono rimasti gli stessi), marchio e segni distintivi immateriali della precedente società (per esempio il diritto a usare i colori e lo stemma del club), attraverso una società nuova: il Football Club Bari 1908. Il tutto avviene a stagione in corso, nel mese di Maggio col Bari che sogna il ritorno in A, ma tale sogno resta tale in quanto il doppio 2-2 col Latina sia all'andata che al ritorno non gli permette l'accesso alla finale, a causa del miglior piazzamento in classifica proprio del Latina.

Un sindaco, Michele Emiliano che si è mosso in una direzione utile alla causa dei tifosi, con l'ex presidente Salvatore Matarrese che viene sostituito dall'ex arbitro Gianluca Paparesta. Curiosamente nel post di ieri su questo blog si è parlato di una riunione per arbitri - avvenuta qualche mese prima - svolta proprio a Bari...

Le leggi e le norme in materia di beni materiali, diritti di immagine, e questioni inerenti anche le società di calcio quando falliscono o vengono escluse dai rispettivi campionati per questioni economiche, rendono certe situazioni un po' paradossali: restando in Puglia una società di calcio, l'Unione Sportiva Foggia, passò a causa dei debiti dalla Lega Pro 1 (terzo livello nazionale) alla Terza Categoria (ultimo livello del calcio italiano), anziché fallire. Ma a Foggia nel 2012 tramite l'articolo 52.10 delle norme interne alla FIGC nacque un nuovo Foggia, ripartito dalla Serie D, il quale sfoggia gli stessi colori dell'altra squadra: il rosso-nero, richiamandosi idealmente ad essa.

Una confusione di nomi, simboli e colori presente in terra dauna ancora oggi. Un caso più o meno analogo a Salerno nel 2005 portò la Salernitana rifondata mediante Lodo Petrucci a pagare, nel 2011 ossia 6 anni più tardi una multa per l'uso improprio dei segni distintivi della società fallita nel 2005 attraverso una denuncia esposta dal presidente della Salernitana ripartita dalla Terza Categoria ma poi dichiarata fallita dopo qualche mese.

Tre casi (Bari, Foggia, Salerno) di squadre in difficoltà economica che si sono salvate nei modi più diversi, fra loro per certi versi, come appena visto, contraddittori.
Una politica circa i fallimenti, o le esclusioni dai campionati di competenza delle società calcistiche, come si è visto molto variegata.

Chi scrive preferisce astenersi dall'esprimere un giudizio circa la situazione appena descritta, lasciando totale libertà al lettore di farsi l'opinione che più ritiene opportuna.

Autore foto: Christopher Bruno