giovedì 17 luglio 2014

Fallimento Siena Calcio, anche il Sindaco dice la sua

L'Artemio Franchi, lo stadio di Siena
Dopo il fallimento della gloriosa squadra di basket Mens Sana, il fallimento della banca Monte dei Paschi di Siena, l'episodio legato al Comune di Siena commissariato per un anno (dal 12 giugno 2012 e fino alle elezioni dell'11 giugno 2013), ora si assiste ad una nuova sciagura; il fallimento finanziario della squadra di calcio: il Siena Calcio è fuori dal professionismo, non essendo stato in grado di iscriversi alla Serie B per cause economiche.

La città di Siena, carica di storia e con un centro storico dichiarato Patrimonio dell'Umanità, famosa per la celebre competizione del Palio che si disputa il 2 luglio ed il 16 agosto, pare non vivere un buon momento in tempi recenti. Ovviamente tutto può essere recuperato, nulla è perduto per sempre in casi come questi. Non a caso esistono le rifondazioni.

La squadra di calcio del Siena avrà eventualmente la possibilità di essere rifondata -come avvenuto anche per quella del basket- e ripartire dall'Eccellenza o molto più probabilmente dalla Serie D sulla base di quanto recita l'articolo 52 delle Norme Organizzative Interne Federali (NOIF) della FIGC in materia di titolo sportivo. Certamente però il fatto che la città di Siena non avrà per un bel po' una squadra nel "calcio che conta" è qualcosa che fa tanta rabbia ai tifosi.

A tal proposito si è espresso di recente l'attuale sindaco della città Bruno Valentini (Partito Democratico) affermando che "La storia dell'A.C. Siena finisce nel peggiore dei modi. Non sul campo di calcio bensì negli uffici di amministratori incapaci, com'è già accaduto alla Mens Sana Basket", aggiungendo anche che si tratta dell'epilogo "di una stagione di finanza facile e irresponsabile", facendo anche presente che "Non è la fine" visto che "il calcio e la pallacanestro sono grandi passioni che possono ripartire, anche se più in basso di come si era abituati e al di sotto delle legittime aspettative dei tifosi e della città", informando tifosi e giornalisti anche del fatto che "L'Amministrazione Comunale si è immediatamente attivata per coinvolgere soggetti seri e competenti per ricostruire un progetto che non faccia scomparire il calcio bianconero da Siena", anche per salvaguardare l'attività sportiva giovanile.

Ovviamente trattandosi di questioni che stanno a cuore al popolo senese, è lecito aspettarsi che in casi simili il sindaco della città si esprimi nel merito della questione e dica la sua: sebbene esistano questioni più "serie" da risolvere per il primo cittadino, il calcio (e anche il basket, almeno a Siena) sono dei biglietti da visita importanti per la città, a livello nazionale e internazionale.

In passato la squadra di calcio senese si è già trovata nel primo livello dilettantistico, ma nei lontani anni cinquanta. Ha militato in tante occasioni in Serie C ed è stata 12 volte in Serie B, e tra il 2003/04 ed il 2012/13 ha disputato il campionato di Serie A per nove volte.

Questo blog si era già occupato di fallimenti e rifondazioni dei club, con un post in cui analizzava vari casi di radiazioni dai campionati di altre squadre, notando come vi fossero delle differenze nei modi per la salvaguardia del calcio cittadino: il Bari ad esempio è stato fatto fallire "chirurgicamente" proprio come auspicava anche il sindaco del capoluogo pugliese, per non perdere il parco giocatori e la categoria a rifondazione avvenuta. A Siena (come anche a Salerno, Napoli, Firenze, Torino, Foggia, Piacenza...) questo non è stato possibile, anche poiché il vecchio presidente Mezzaroma stava trattando la cessione della società alla svizzera "Limpida Suisse Sagl" senza però riuscirci.

Ora, se da un lato sarà interessante osservare quale sarà la squadra che otterrà il ripescaggio dalla Lega Pro alla Serie B proprio a causa della mancata iscrizione del Siena, per i tifosi del Siena si apre un nuovo capitolo nella storia calcistica locale.

Attribuzione foto: Francesco Gasparetti from Senigallia, Italy

mercoledì 16 luglio 2014

Tifo violento in Italia: la linea dura del governo

Lo Stadio Olimpico di Roma, sede della finale di Coppa Italia (Attribuzione foto: Andrew)
Il governo italiano sembra in procinto di prendere pesanti provvedimenti per quanto riguarda la sicurezza negli stadi, e ciò a seguito di una riunione avvenuta dopo l'episodio di Roma che ha preceduto la finale di Coppa Italia 2013/2014 tra Fiorentina e Napoli del 3 maggio 2014: la finale si è giocata nella Capitale, ed un tifoso della Roma fuori dallo stadio spara con la pistola un tifoso del Napoli, Ciro Esposito che nonostante le cure ospedaliere dopo qualche giorno muore. L'episodio, nonostante gli appelli contro la violenza da parte della famiglia della vittima, ha scatenato un forte senso di odio e vendetta fra napoletani e romanisti. Recentemente, dei romani presenti a Napoli sono stati accoltellati, probabilmente proprio a causa delle tensioni venutesi a creare, ma non è ancora del tutto accertato quali fossero i rispettivi moventi degli aggressori.

Con il presidente del Consiglio Matteo Renzi, tifoso della Fiorentina presente in tribuna, accade qualcosa che a qualcuno è parso scandaloso: il capo ultras della tifoseria del Napoli si accorda con arbitro, forze dell'ordine, giocatori e altri tifosi decidendo se si può giocare o meno la partita. Una discussione apparsa a tanti un po' surreale, per due ragioni principali: il capo ultrà azzurro si dice sia figlio di un camorrista, e si è tra l'altro presentato allo stadio indossando una maglietta con la scritta "Speziale libero". Speziale era un ragazzo che uccise il poliziotto Filippo Raciti a Catania e consequenzialmente venne messo in prigione.

Proprio quella maglietta è costata un daspo a Genny 'a Carogna, il capo ultrà azzurro, dalla durata di 5 anni. Questa persona aveva avuto già due precedenti daspo in passato. Il daspo è l'impossibilità di accedere a manifestazioni sportive entro un certo numero di mesi o anni prestabiliti a seconda della gravità del gesto e del danno compiuto.

Si diceva dell'episodio costato la vita a Ciro Esposito. Ebbene, in seguito a tale accaduto si è svolta una riunione al Viminale ed erano presenti anche i vertici delle forze di polizia e sicurezza, il presidente del Coni Giovanni Malagò, Giancarlo Abete (presidente dimissionario FIGC) e i presidenti delle leghe nazionali Maurizio Beretta, Andrea Abodi, Mario Macalli e Carlo Tavecchio. Nel corso dell'incontro, si è stabilito che i provvedimenti da prendere dovrebbero riguardare almeno tre novità, che dovranno essere incluse in un decreto legge che dovrà poi essere discusso dal Consiglio dei Ministri. Le novità potenziali riguardano da un lato il fatto che la pena massima da poter infliggere circa il daspo non sarà più di 5 anni ma di 8; dall'altro che il daspo potrà anche essere successivamente ridotto se il soggetto daspato (che dovrebbe avere anche l'obbligo di firma in questura) deciderà di collaborare con la giustizia; dall'altro ancora che il daspo potrà anche essere collettivo, e dunque ad esempio se degli esaltati in viaggio in pullman assalissero un autogrill, anche gli altri passeggeri tifosi che non hanno fatto nulla saranno condannati con il daspo.

Per il ministro dell'Interno Angelino Alfano è importante prendere provvedimenti molto drastici per cacciare i violenti dagli stadi. Il leader di NCD invita poi i club a non avere più rapporti con le tifoserie ultrà.

Una cosa che farà certamente molto discutere qualora diventasse legge sarebbe l'introduzione del daspo collettivo. Infatti l'intenzione di fondo è quella di mettere in discussione il principio di leadership che domina il mondo ultrà, ma qualcuno dei diversi rappresentanti del calcio professionistico presenti alla riunione del Viminale del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza avvenuta il 3 luglio, secondo un articolo on line a firma di Guglielmo Bucchi per La Stampa si chiede che senso avrebbe un daspo di gruppo quando spesso il problema è stabilire le responsabilità individuali dei così detti "reati da stadio" garantendo la certezza della pena dopo le condanne.

In quella riunione si è parlato anche delle trasferte dei tifosi, che secondo il ministro dell'Interno andrebbero tutte stoppate per almeno 2 anni (secondo quanto ha dichiarato), mentre Pansa, il capo della polizia afferma che per il capitolo trasferte occorra valutare caso per caso.

Anche Giovanni Malagò presidente del Coni si dichiara d'accordo col fatto che sia necessario introdurre "leggi speciali" contro "chi ci fa vergognare di andare allo stadio".

Eppure alcuni punti, daspo collettivo in primis, andrebbero forse ridiscussi meglio.

martedì 15 luglio 2014

Giorgios Katidis: escluso a vita dalla Nazionale della Grecia

Giorgios Katidis (autore foto: Catherine Kõrtsmik )
Il Giornale d'Italia, diretto da Francesco Storace, leader del partito italiano La Destra, in un articolo on line parla di due pesi e due misure per quanto riguarda le manifestazioni di ideologia politica da parte dei calciatori dinnanzi a pubblico, fotografi e telecamere.

Occorrono delle premesse: sia in Italia che in Grecia vi sono state delle dittature di estrema destra (in Italia il fascismo, in Grecia il regime del 4 agosto durato dal 1936 al 1941). Il fascismo e il nazismo hanno fatto molte vittime nei periodi dittatoriali. Ma anche il comunismo non è stato da meno, anzi ha numericamente fatto più vittime delle dittature di destra, perché le dittature di sinistra sono durate di più. Qualcuno sostiene che quei paesi che si sono definiti comunisti e poi hanno dato origine a delle dittature non possono definirsi veramente comunisti. Ognuno ha la propria idea e le proprie motivazioni.

Ciò detto, l'articolo sopra citato firmato da Paolo Signorelli afferma che è quantomeno discutibile il fatto che un gesto di esultanza possa essere all'origine di una reazione dei media e delle autorità sportive.

L'articolo aggiunge anche che se mentre per Lucarelli e Andrea Luci nessuno si scandalizza per il pugno chiuso, per Di Canio e Giorgio Katidis (greco, probabile simpatizzante del partito Alba Dorata) che fanno il saluto a braccio teso e mano aperta si è scatenato un putiferio.

Il capitano del Livorno Andrea Luci, nel corso della partita contro il Verona (articolo datato 19 marzo 2013) al momento della sostituzione chiude il pugno e lo mostra ai tifosi avversari, ossia i veronesi, notoriamente di estrema destra. Fin qui tutto normale. Nello stesso fine settimana capita invece che il ventenne Giorgios Katidis dopo aver segnato il gol decisivo a pochi minuti dalla fine della partita contro il Veira, nella massima divisione greca esulta in maniera scomposta e fa il saluto romano alle persone in tribuna. Un gesto che gli è costato, in seguito ad una riunione della federazione calcistica greca, il non poter più giocare per alcuna nazionale (giovanili e maggiore), a vita.

"Non sono un fascista e non lo avrei fatto se avessi saputo cosa significava" scrisse Katidis sul suo prifilo Twitter; tuttavia secondo la federazione calcistica greca il ragazzo ventenne "ha offeso profondamente tutte le vittime del Nazismo e ha violato i valori del calcio".

Senza voler esprimere un'opinione che sarebbe in ogni caso soggettiva, chi scrive lascia piena libertà al lettore di farsi l'idea che più ritiene opportuna e decidere se la punizione inflitta a Giorgios Katidis sia giusta o esagerata. Per completezza di informazione quella partita finì 2 a 1 per l'AEK Atene proprio grazie alla rete finale segnata all'84' da Katidis, che a seguito dell'episodio del saluto a braccio teso avvenuto a marzo 2013 venne messo anche fuori rosa dal club, e poi acquistato dal Novara in cui milita attualmente (10 presenze fino ad oggi).

lunedì 14 luglio 2014

Il Centro-Destra e il calcio locale e nazionale

Akragas: una formazione ai tempi del professionismo (fonte: Wikipedia)
Il Centro-Destra italiano si trova in una fase di riassestamento in seguito alla batosta elettorale subita alle elezioni europee, con il principale partito dell'area, Forza Italia che si è fermato al 16% a fronte del 40% del Partito Democratico e del 21% del Movimento 5 Stelle. Da alcuni recenti sondaggi risulta addirittura che il primo partito della (potenziale) coalizione di destra stia continuando a perdere elettori.

Un Centro-Destra attualmente diviso su tante cose, anche all'interno della stessa Forza Italia. Ma diviso, ricordiamolo, anche tra chi si trova al governo assieme al Centro-Sinistra, ovvero il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano (quest'ultimo anche Ministro degli Affari Interni) e l'UdC di Casini, e chi invece è formalmente all'opposizione come, oltre a Forza Italia anche Lega Nord e Fratelli d'Italia - AN.

Angelino Alfano, al momento dunque si trova nel Governo Renzi, e tra un impegno e l'altro trova il modo di far sentire la propria voce in ambito calcistico, auspicando che la squadra ora militante in Serie D, l'Akragas, del comune di cui il politico è originario, Agrigento (Sicilia) ottenga il ripescaggio in Serie C grazie alla inevitabile mancata iscrizione da parte di altre squadre. La Lega Pro infatti deve ancora pronunciarsi definitivamente su quali squadre andranno a comporre i tre gironi della nuova terza serie unica, categoria ricostruita a partire proprio dalla prossima stagione calcistica dopo svariati decenni in cui è stata divisa tra Prima e Seconda Divisione (note fino a qualche anno fa come Serie C1 e Serie C2).

Alfano ha recentemente rilasciato le seguenti dichiarazioni: "L’anno scorso mi sono molto impegnato per trovare enti o istituzioni che dessero una mano d’aiuto all’Akragas. La stessa cosa voglio fare quest’anno. Una fede calcistica può restituire orgoglio a una città risvegliando sentimenti unificanti all’interno di una comunità che ha tanti problemi" aggiuggendo anche che "Se serve sono anche pronto a dare vita ad un azionariato popolare per sostenere la strada. Spero che lo facciano anche tanti piccoli imprenditori agrigentini. Vedere l’Essento pieno di gente nonostante il tanto calcio che c’è in tv vuol dire che c’è passione".

Dichiarazioni che vanno in una direzione ben precisa, a sostegno di una comunità mostrando evidenti segnali di solidarietà. Toni un po' meno solidali sceglie invece di adottare, con le sue recenti dichiarazioni verso l'ex c.t. italiano, un altro leader di un partito di centro-destra, Matteo Salvini segretario della Lega Nord.

Considerando ormai lontani gli anni di quando il leader era Bossi e degli slogan in chiave anti italiana e pro-Padania libera, Salvini si dimostra -oltre che milanista (stando a quanto ha pubblicamente affermato) - anche un tifoso della Nazionale italiana, e parla contro Prandelli. Sembra che Salvini abbia cercato l'approvazione nei confronti degli italiani, tentando di interpretare i malumori dei tifosi della Nazionale, infatti come noto ai politologi e agli esperti del settore viviamo nell'era della campagna elettorale permanente, dove la maggior parte delle azioni e delle affermazioni dei politici vengono fatte in funzione della ricerca del consenso, allo scopo di attrarre a sé quanti più simpatizzanti possibile. Ovviamente la campagna permanente riguarda tutti i partiti di qualsiasi area e ideologia, nessuno escluso. Tra l'altro anche nei post precedenti si è visto che attrarre a sé l'elettorato mostrandosi tifosi della squadra nazionale è una prassi di tipo internazionale. E non a caso ieri sera la Merkel era sugli spalti a tifare la sua Germania, in occasione della finale che ha visto i tedeschi imporsi sull'Argentina ai tempi supplementari.

Nello specifico, le parole del leader della Lega, intervistato al periodico Oggi qualche giorno dopo l'annuncio del passaggio di Prandelli al Galatasaray, sono state le seguenti: "Un sentito grazie ai turchi del Galatasaray, che d’ora in poi pagheranno lo stipendio di Prandelli", aggiungendo anche che "Ha sbagliato tanto, se non tutto, ma gli va riconosciuto un merito, cioè quello di essersi dimesso". Ed ancora: "Era un gruppo senza capo né coda, ma soprattutto senza cuore. In pratica una Nazionale renziana, imbattibile nei proclami, nulla sul campo...". Paragonare l'ex c.t. a Renzi è un nuovo esempio di commistione calcistico-politica che questo blog porta all'attenzione dei suoi lettori. Stavolta la commistione è un paragone adoperato per sminuire un avversario politico.

Un Matteo Salvini che non solo cerca di interpretare i malumori dei tifosi azzurri, ma che coglie l'occasione per fare un paragone metaforico rivolto all'avversario politico più forte in questo momento: Matteo Renzi, a capo del governo e di un partito che secondo i sondaggi è salito ancora, guadagnando altri 3 punti percentuali circa rispetto alle elezioni europee da poco concluse.

domenica 13 luglio 2014

L'occasione mancata di Italia '90

Italia-Argentina, Mondiale Italia '90
Poteva essere una grande occasione per l'Italia di migliorarsi e dare una spinta all'economia nazionale. Fu soprattutto la realizzazione di opere di cattiva qualità, alcune delle quali poi rimaste inutilizzate. Ma fu anche sperpero di denaro pubblico che arricchì i privati anche mediante il fenomeno della speculazione edilizia. Questi fatti sono noti, si tratta di cose di dominio pubblico; la rete poi, è piena di articoli di blog e di giornali on line che parlano di sprechi di denaro e di occasione mancata per l'Italia, quella dello svolgimento dell'ultimo Mondiale giocato nel Belpaese.

Quello che - forse - è meno noto è il fatto che gli sprechi e quindi i debiti lasciati da Italia '90 devono ancora essere finiti di pagare. Ad esempio, nel bilancio di previsione di Palazzo Chigi del 2014 vi è una voce relativa ai mutui accesi con la legge 65 del 1987: "Mutui relativi ad interventi di cui alla legge n. 65/1987 e successive modificazioni e integrazioni". Tale voce informa che lo Stato italiano ha pagato per tali mutui 61 milioni circa nel 2014, come anche nel 2013 e nel 2012, mentre erano 55 milioni nel 2011 e 60 nel 2010.

L'Italia riuscì ad ottenere l'autorizzazione ad organizzare il Mondiale '90 nel 1984, quando il governo aveva come Presidente del Consiglio Bettino Craxi (1983-1987), succeduto da Fanfani (1987), poi da Giovanni Goria (1987-1988), da De Mita (1988-1989) e nei primi anni novanta da Giulio Andreotti (in carica dal '90 e sino al 1992). Frattanto, nel 1986 il presidente del CONI, Franco Carraro avviò la progettazione e la costruzione delle infrastrutture per ospitare la manifestazione, come stadi, parcheggi, alberghi, servizi per la mobilità. Gli stadi allora presenti in Italia erano strutture per lo più vecchie e fatiscenti che andavano ristrutturate, oppure servivano impianti nuovi da costruire ex novo. A Bari ad esempio venne costruito appositamente lo Stadio San Nicola, a Torino il Delle Alpi, a Fuorigrotta, quartiere partenopeo venne invece realizzato il terzo anello per lo Stadio San Paolo (che dopo un po' di tempo dalla fine del Mondiale venne considerato pericoloso e chiuso al pubblico). Luca Cordero di Montezemolo fu nominato Presidente del Comitato Organizzativo dei Mondiali di Calcio. In tutto, gli stadi in cui si disputarono gli incontri mondiali furono 12, situati rispettivamente a Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Udine. Rispetto al budget preventivato venne speso l'85% in più. Gli organizzatori giustificarono tali costi - che provocarono l'apertura di numerose indagini, per lo più senza esito - al fatto che i tempi per terminare i lavori erano brevi, e questa condizione avrebbe impedito di avviare gare per gli appalti di costruzione, provocando dei sovrapprezzi dovuti al fenomeno della speculazione edilizia. Molte opere rimasero incompiute, altre vennero utilizzate solo per un breve periodo.

Sotto l'aspetto strettamente calcistico il Mondiale lo vinse la Germania Ovest contro l'Argentina per 1-0 con gol di Brehme al minuto 84 (Germania-Argentina è anche la finale del mondiale di quest'anno, che si disputerà stasera), mentre la Nazionale italiana guidata dal c.t. Azeglio Vicini disputò e vinse la finale per il terzo posto, battendo per 2 a 1 l'Inghilterra, con reti di Roberto Baggio (72') per l'Italia, David Platt (82') per gli inglesi ed infine Totò Schillaci (86' su calcio di rigore) per l'Italia, la quale venne sconfitta in semifinale dall'Argentina di Maradona, ai calci di rigore.

sabato 12 luglio 2014

La Colombia e la qualificazione al Mondiale 2014

Una partita della Colombia
(2011, contro l'Equador, autore: Juanca Parce, fonte: Wikimedia Commons)
Secondo gli studiosi la vittoria di una competizione importante o comunque il raggiungimento di un importante traguardo da parte di una squadra di calcio nazionale, fa vedere positivamente anche quanto accade all'interno del Paese. Di riflesso, una eventuale sconfitta favorisce solitamente l'opposizione di governo.

Una simile affermazione trova largo consenso presso gli studiosi, ed è confermata dall'analisi di diversi casi storici. Anche per questo nel post di ieri di questo blog è stata riportata l'idea (ripresa da un articolo de ilfattoquotidano.it) per cui se il Brasile avesse vinto il Mondiale la situazione in quel Paese sarebbe molto probabilmente migliorata, sotto vari aspetti. In un post del 2 luglio invece si è parlato, tra le altre cose, anche del Miracolo di Berna, ovvero della vittoria della Germania Ovest sull'Ungheria grazie alla rete del 3-2 a 6 minuti dal termine nella finale del Mondiale di Svizzera '54: un risultato che, avendo entusiasmato il popolo locale, viene ritenuto fra le principali cause della ripresa economica dello stato tedesco occidentale dopo il disastro lasciato dalla Seconda Guerra Mondiale.

Nel 2014, la partita valida per il Mondiale FIFA Brasile 2014 tra Colombia e Grecia, conclusasi per 3 a 0 a favore dei colombiani che è stata determinante per la Colombia per accedere agli Ottavi (in seguito arriverà anche ai Quarti, ottenendo un risultato storico mai raggiunto prima), dopo che mancava dalla competizione dall'edizione del '98 (ove si fermò al primo turno), fece anche dell'altro: determinò la riconferma di Juan Manuel Santos alla presidenza dello stato colombiano. Infatti esperti sostengono che vi siano significativi collegamenti tra i due eventi appena citati. In effetti qualche indizio in tal senso lo si può scovare anche nel fatto che il presidente Santos durante la campagna elettorale si è mostrato interessato anche al calcio, postando il primo gol del centrocampista Pablo Armero contro la Grecia; inoltre il figlio di Santos si è fatto fotografare insieme all'attaccante colombiano Radamel Falcao.

Santos, presidente uscente in carica dal 7 agosto 2010, è stato riconfermato lo scorso 15 giugno con il 50,95% dei voti. Esponente del Partito Sociale di Unità Nazionale di centrodestra, promulgatore di valori di pace e sostenitore di accordi con le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia) che da quasi sessant'anni sono causa di disordini e guerriglie nel Paese.

L'elezione colombiana si era infatti trasformata, al ballottaggio, in una sorta di referendum tra chi promulgava un ritorno alla pace (Santos) e chi invece era contrario a ogni possibile accordo con i guerriglieri, ossia lo sfidante Oscar Ivan Zuluaga del Centro Democratico, che si è fermato al 45%.

Analizzando questa vittoria elettorale, vi è da considerare anche la scarsa affluenza alle urne: sono andati a votare 16 milioni su 33 milioni di elettori disponibili (negli ultimi 16 anni l'affluenza in Colombia non ha mai superato il 49%), e anche che ad aprile il 38% della popolazione non considerava Santos in modo positivo.

Una vittoria dovuta probabilmente a una campagna elettorale ben orchestrata da una parte, dall'altra parte è a detta di molti studiosi da considerare anche la qualificazione al mondiale della Colombia e la vittoria per 3-0 contro la Grecia quali fattori decisivi per la riconferma: a sostenerlo, uno studio di Andrew Healey e Neil Malhotra, professori di Economia rispettivamente presso la Loyola Marymount University e la Stanford University.

venerdì 11 luglio 2014

Sull'eliminazione del Brasile: le conseguenze

Brasile contro Germania  (autore: Agência Brasil)
La pesante disfatta della Seleçao, battuta 7-1 dalla Germania in semifinale per la Coppa del Mondo porta con sé alcune importanti conseguenze in terra brasiliana.

La presidente del Brasile, Dilma Roussef ha, nel mese di ottobre, delle elezioni da affrontare, che ora rischia seriamente di perdere. La popolarità della leader brasiliana è precipitata al 37%, mentre a inizio mandato era data sull'80%. Secondo un articolo di lettera43.it del 9 luglio, la situazione è destinata a peggiorare ulteriormente per la presidente.

Nella serie di post di questo blog "Sulle proteste dei Brasiliani", parte 1, parte 2 e parte 3 si sono visti i principali motivi di protesta da parte dei brasiliani contestatori. Uno in particolare riguarda la spesa pubblica dirottata in stadi e grandi opere (fra cui il viadotto precipitato documentato nella parte 3) destinati all'inutilizzo o allo scarso utilizzo futuro, e questo aspetto dei soldi pubblici investiti in fin dei conti per profitti privati e sottratti ai servizi di base per i cittadini di certo non facilita la rielezione della leader del Brasile. La perdita di consenso si spinge ben oltre coloro i quali sono stati protagonisti delle già gravi e feroci contestazioni palesi viste per strada.

La presidente si è spinta troppo oltre anche a livello mediatico: dopo la vittoria del Brasile contro la Colombia i consensi per lei erano aumentati del 4%, al punto da spingerla a dichiarare che avrebbe premiato lei stessa i calciatori brasiliani in caso di vittoria. Un errore mediatico che, sommato alla perdita dei consensi dovuta alle ragioni dei contestatori potrebbe costarle davvero caro, sostiene l'articolo prima accennato di lettera43.it.

Non che la presidente abbia delle responsabilità oggettive dal punto di vista agonistico, ma il sistema mediatico (in primis tv e internet) è un mezzo potente, e la presidente che sulla vittoria ci ha messo pubblicamente la faccia ora rischia seriamente di essere accostata alla sconfitta, proprio come la vittoria contro la Colombia le valse quattro punti in più nei sondaggi.

Ilfattoquotidiano.it in un apposito articolo del 9 luglio afferma come la vittoria del Mondiale avrebbe potuto innescare un circolo virtuoso, dovuto fra l'altro, da una parte a un'immagine pubblica positivamente rinnovata di tutta la Nazione e quindi anche all'aumento dei turisti, dall'altro al rilancio economico scaturito dall'aumento dei consumi dovuti dall'euforia per la vittoria, rammentando che in alcuni paesi la cui squadra nazionale è risultata vincitrice questo in passato è già accaduto. Ora però la situazione in terra verdeoro rischia di precipitare, considerando anche che un po' prima dell'inizio della manifestazione, i brasiliani si erano in maggioranza dichiarati contrari a disputare questo Mondiale in Brasile.

Il calcio è insomma molto di più di un gioco, e quando si commistiona alla politica può scatenare delle conseguenze dalla portata immensa, sia nel bene che nel male.