lunedì 7 luglio 2014

Quel 3 a 0 a tavolino fra Italia e Serbia nel 2010

Il presente post intende raccontare e analizzare un episodio che, pur svincolato da aspetti agonistici, ha a che fare non solo con la politica ma anche col calcio, ma non per il risultato finale o per il gioco espresso.

La partita risalente al 12 ottobre 2010 tra Italia e Serbia fu un momento in cui si concentrarono istanze sportive, politiche e bellicose: una miscela che incrociò vari aspetti della realtà serba. Per l'allora c.t. italiano Prandelli si trattò di "una cosa mai vista".

Dopo appena sei minuti dall'inizio della gara, valida per le qualificazioni all'Europeo, i tifosi serbi lanciarono alcuni fumogeni in campo, uno dei quali sfiorò il portiere italiano Viviano. In seguito la gara la vinse per 3-0 a tavolino l'Italia, ed ovviamente la UEFA prese dei provvedimenti punitivi per quanto accaduto.

I disordini avvennero anche all'esterno dello Stadio Ferraris, con lancio di fumogeni e oggetti, e dopo una breve tregua, poco prima della mezzanotte vi fu una guerriglia tra serbi e poliziotti. Il bilancio è di 16 feriti, con una decina di persone fermate.

Ma chi sono le persone che hanno scatenato queste tensioni e questi scontri in terra ligure in occasione dell'incontro calcistico? Le Tigri di Arkan, gruppo di ultranazionalisti sorto da ex paramilitari che in guerra si sono macchiati di gravissimi crimini durante la guerra degli anni '90 nella ex Jugoslavia.

Per cosa manifestavano, e cosa c'entra il calcio? Il loro obiettivo era quello di protestare ferocemente per via del Kossovo, che secondo il loro punto di vista sarebbe un territorio serbo, e non albanese: non a caso durante la partita venne bruciata la bandiera dell'Albania, e venne esposto lo striscione "Kosovo è il cuore della Serbia".

Il calcio c'entra in questa vicenda molto probabilmente in quanto l'occasione della gara dell'Italia fu vista molto ghiotta a causa della risonanza mediatica di tale evento sportivo, di interesse popolare e internazionale e quindi di grandissima visibilità.

Quindi, appurato che l'oggetto di protesta era il Kosovo, attualmente terra che si proclama indipendente, la domanda da porsi è: perché i serbi la rivendicano?

Il Kosovo è un territorio amministrato dall'ONU da taluni paesi considerato come stato (fra cui 23 paesi UE e USA), mentre altri paesi come Russia e Cina sono contrari a tale riconoscimento. Il Kosovo dichiarò la propria indipendenza dalla Serbia il 17 febbraio 2008. Tante persone di origine ed etnia albanese vivono in quel territorio, ovvero circa il 90% del totale della popolazione.

Il 9 settembre 2010 venne approvata delle Nazioni Unite una risoluzione preparata da Serbia ed UE che aprì la strada a degli accordi tra serbi e kosovari. Questi ultimi si considerano tuttora parte di una nazione indipendente, mentre i serbi considerano il territorio kosovaro come una provincia autonoma della Serbia. L'accordo serbo-kosovaro avvenuto nel 2013 del 19 aprile, da una parte legittima le istituzioni kosovare, dall'altra garantisce maggiore autonomia alla popolazione serba presente nella zona nord del territorio.

Tornando al 2010 quindi, dopo la firma della risoluzione del 9 settembre,  il 12 ottobre a Genova venne interrotta la partita fra Italia e Serbia a causa delle Tigri di Arkan, le quali avevano già fatto "rumore" qualche giorno prima in occasione del Gay Pride di Belgrado (capitale serba).

Si è trattato dunque di un ennesimo incrocio fra calcio e politica, ed in quella occasione il calcio si fece ostaggio di rivendicazioni territoriali.

domenica 6 luglio 2014

Politici e calcio: la carriera di Achille Lauro

Achille Lauro
In Italia non soltanto durante il regime fascista, ma anche dopo la seconda guerra mondiale vi furono stretti contatti tra calcio e politica.

Ad esempio Achille Lauro (Piano di Sorrento, 16/06/1887 - Napoli, 15/11/1982), detto Il Comandante, anche grazie al suo status di presidente del Napoli riuscì a guadagnare consensi e ammirazione presso il popolo partenopeo e diventare sindaco del capoluogo campano. In questo post si offre una panoramica generale della carriera di Lauro, come imprenditore ma soprattutto come sindaco e presidente del club partenopeo.

Iscritto al Parito Nazionale Fascista nel 1933, durante gli anni del fascismo divenne consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, e già in quegli anni divenne presidente del Napoli succedendo a Giorgio Ascarelli.

Nel dopoguerra col suo contributo economico favorì la nascita del Partito Nazionale Monarchico. In politica ebbe grande successo anche grazie a Raffaele Cafiero, autore di molti dei suoi discorsi pubblici. Fu a lungo sindaco partenopeo, amato dalla gente seppur duro nei confronti dei suoi oppositori, delle parti sociali e dei suoi stessi alleati in coalizione. Fu anche editore del quotidiano napoletano "Roma".

Da una scissione del Partito Nazionale Monarchico fondò nel 1954 il PMP, Partito Monarchico Popolare, che portò diversi deputati al Parlamento italiano, fra i quali egli stesso. Fu rieletto nel 1963, lasciò nel 1968 in favore del figlio Gioacchino Lauro che però morì prematuramente per cancro al fegato nel 1970. Due anni più tardi venne rieletto alla Camera sia nel 1972 che nel 1976. Il suo partito era intanto confluito, già dal '72, nel Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale.

Personaggio controverso ma a lungo molto popolare, in politica è noto per aver dato origine al voto di scambio: in cambio di denaro, favori personali, e generi alimentari quali pacchi di pasta, frutta, sacchi di patate, pelati in scatola, alla gente veniva raccomandato di votare per Lauro. Fu proprio a seguito del "laurismo" che nel 1953 il voto di scambio divenne illegale. Ma il popolo di Napoli apprezzava  e talvolta quasi venerava l'uomo Achille Lauro.

Uomo di grande carisma e doti comunicative, imprenditore nell'industria navale, è famoso anche per aver avviato a Napoli la speculazione edilizia (ossia quella manovra mercantile che lucra sull'andamento del mercato immobiliare, con l'acquisto e la vendita di terreni ed edifici in fasi successive, andando a ricavare il surplus, ossia il plusvalore tra il costo di acquisto e quello di vendita), una volta ricoperta la carica di sindaco. Ormai troppo anziano osservò tristemente, quasi impotente, la sua proprietà navale, da lui gestita egregiamente per via delle sue indiscusse doti imprenditoriali, che negli anni del fascismo ottenne addirittura l'esclusiva dei collegamenti per l'Africa Orientale Italiana, entrare in una grave crisi economica.

La proprietà e la presidenza del Napoli Calcio fu un veicolo decisivo per il grande successo popolare avuto anche in qualità di sindaco. La squadra del Napoli non ottenne molte vittorie: malgrado i segnali positivi dettati da campagne acquisti promettenti, il Napoli negli anni della presidenza Lauro ottenne, oltre a due retrocessioni in B, le sole promozioni dai campionati cadetti utili a risalire in A, e la vittoria di una Coppa Italia. Di positivo vi fu il raggiungimento del pareggio di bilancio da parte della società calcistica. Un anno dopo il suo abbandono, avvenuto nei primi anni quaranta per sua spontanea volontà infastidito dalla mancanza di successi della squadra, le finanze della società furono nuovamente in crisi. In seguito ritornò al Napoli come presidente, a partite dal 1952 e fino al '61, dopo una ennesima retrocessione in B (qualche anno dopo anche suo figlio assumerà la carica di presidente del club napoletano). In quegli anni continuò anche la carriera di sindaco di Achille Lauro, fino a quando per numerose gravi irregolarità commesse dalla giunta Lauro e per le casse comunali praticamente vuote, il ministro degli Interni sciolse il consiglio comunale di Napoli, nel 1958. Ma come già ricordato, nonostante il calo di popolarità avuto a causa dell'evento appena menzionato, la carriera del Comandante proseguirà ancora per vari anni, in qualità di parlamentare italiano.

Un personaggio che, nel bene e nel male, a suo modo ha fatto storia.

sabato 5 luglio 2014

Sulle proteste dei brasiliani - Parte 3

Le proteste in Brasile non si fermano. Sia nel primo che nel secondo post di questo blog sull'argomento inerente a tali proteste, di tali proteste sono stati enunciati alcuni motivi centrali. Questo post ne mette in evidenza altri.

La caduta di un viadotto a Bela Horizonte vicino allo stadio del Mondiale, ha causato 2 morti e circa 20 feriti di cui almeno 8 gravi, secondo i numeri del primo bilancio, stando a quanto riportato su euronews.com.

Pare che per fare in fretta e accelerare la conclusione dei lavori prima del Mondiale, qualcosa sia andato storto. Un errore che è costato la vita e l'incolumità di molte persone, qualcosa di evitabile se si fosse agito con meno superficialità.

Naturalmente, e a giusto titolo, dopo l'accaduto i brasiliani hanno scatenato una nuova, ennesima protesta.

Un'enorme massa di cemento armato si è schiantata su un autobus, un'automobile e due camion. Il comandante dei vigili del fuoco intervenuti dopo il crollo del viadotto (avvenuto probabilmente perché non si è rispettato il tempo di maturazione del calcestruzzo) afferma che se quell'episodio fosse successo due ore dopo sarebbe stata una strage, in quanto sarebbero stati molti di più i veicoli a circolare per quella zona per il rientro.

I brasiliani che protestano hanno ragione: per i tanti motivi, fra i quali quelli già enunciati su questo blog il Mondiale andava disputato altrove, e chi vi scrive pensa che qualsiasi persona dotata di un cuore e di una sufficiente intelligenza possa comprendere questo pensiero.

Tra le proteste dei brasiliani si aggiunge anche il fatto che le grandi opere hanno avuto un pesante impatto negativo sull'ambiente. Ed il Sottosegretario di Stato agli Affari della Coppa del Mondo ha lanciato una iniziativa a scopo ambientale, il "Projeto Gol Verde".

L'iniziativa serve alla tutela della Foresta Atlantica: per ogni gol segnato nello stadio Arena Fonte Nova di Salvador, il governo pianterà la "Mata atlantica" in un'area grande quanto un campo di calcio. Questo progetto però, seppur significativo, non risponde in modo deciso e compiuto ai problemi ambientali del Paese. Del patrimonio forestale originario, afferma Lorenzo Vendemiale in un articolo su ilfattoquotidiano.it, resta appena il 7% ed un campo da calcio riempito non è poi questo granché, seppure l'iniziativa sia lodevole. Sempre Vendemiale fa poi notare i silenzi in Brasile sulla Foresta Amazzonica. In generale è comunque positivo che il governo mostri un minimo di sensibilità verso i problemi dell'ambiente.

venerdì 4 luglio 2014

La politica sui fallimenti delle squadre di calcio: Bari (2014), Foggia (2012) e Salerno (2005) a confronto

Il calcio come bene da salvaguardare per il bene comune dei residenti. In Italia casi simili sono comunissimi, laddove i sindaci esprimono pubblicamente le proprie paure, perplessità e speranze circa la squadra di calcio cittadina. A Bari si tratta di qualcosa avvenuto di recente, con il comune di Bari che si è messo all'opera allo scopo di salvare il salvabile di una società privata sommersa di debiti, ovvero il principale club calcistico di Bari. Ora ha una nuova proprietà ed è fuori pericolo. Milita in Serie B, non essendo riuscito a vincere i play off nella passata stagione calcistica.

Un articolo del 31 gennaio di repubblica.it informa che la giunta comunale ha approvato la delibera sull'A.S. Bari, autorizzando gli avvocati ad intraprendere azioni quali pignoramento dei beni e istanza di fallimento. Operazione chiesta a gran voce anche dai tifosi del Bari, i fan del galletto biancorosso: facendo fallire l'A.S. Bari si è infatti riuscito a salvare titolo sportivo, parco giocatori (i giocatori cioè sono rimasti gli stessi), marchio e segni distintivi immateriali della precedente società (per esempio il diritto a usare i colori e lo stemma del club), attraverso una società nuova: il Football Club Bari 1908. Il tutto avviene a stagione in corso, nel mese di Maggio col Bari che sogna il ritorno in A, ma tale sogno resta tale in quanto il doppio 2-2 col Latina sia all'andata che al ritorno non gli permette l'accesso alla finale, a causa del miglior piazzamento in classifica proprio del Latina.

Un sindaco, Michele Emiliano che si è mosso in una direzione utile alla causa dei tifosi, con l'ex presidente Salvatore Matarrese che viene sostituito dall'ex arbitro Gianluca Paparesta. Curiosamente nel post di ieri su questo blog si è parlato di una riunione per arbitri - avvenuta qualche mese prima - svolta proprio a Bari...

Le leggi e le norme in materia di beni materiali, diritti di immagine, e questioni inerenti anche le società di calcio quando falliscono o vengono escluse dai rispettivi campionati per questioni economiche, rendono certe situazioni un po' paradossali: restando in Puglia una società di calcio, l'Unione Sportiva Foggia, passò a causa dei debiti dalla Lega Pro 1 (terzo livello nazionale) alla Terza Categoria (ultimo livello del calcio italiano), anziché fallire. Ma a Foggia nel 2012 tramite l'articolo 52.10 delle norme interne alla FIGC nacque un nuovo Foggia, ripartito dalla Serie D, il quale sfoggia gli stessi colori dell'altra squadra: il rosso-nero, richiamandosi idealmente ad essa.

Una confusione di nomi, simboli e colori presente in terra dauna ancora oggi. Un caso più o meno analogo a Salerno nel 2005 portò la Salernitana rifondata mediante Lodo Petrucci a pagare, nel 2011 ossia 6 anni più tardi una multa per l'uso improprio dei segni distintivi della società fallita nel 2005 attraverso una denuncia esposta dal presidente della Salernitana ripartita dalla Terza Categoria ma poi dichiarata fallita dopo qualche mese.

Tre casi (Bari, Foggia, Salerno) di squadre in difficoltà economica che si sono salvate nei modi più diversi, fra loro per certi versi, come appena visto, contraddittori.
Una politica circa i fallimenti, o le esclusioni dai campionati di competenza delle società calcistiche, come si è visto molto variegata.

Chi scrive preferisce astenersi dall'esprimere un giudizio circa la situazione appena descritta, lasciando totale libertà al lettore di farsi l'opinione che più ritiene opportuna.

Autore foto: Christopher Bruno

giovedì 3 luglio 2014

Politici e calcio: quando Nichi Vendola parlò dell'arbitro

Le relazioni che legano il pallone alla cosa pubblica e con chi la governa e la amministra sono molte di più di quanto comunemente si tende a pensare. Il lavoro intrinseco di questo blog è anche quello di fare esempi pratici sulle svariate modalità di intrecci e commistioni tra calcio e politica.

Capita anche che la classe dirigente del popolo incontri la classe dirigente di un settore calcistico, nello specifico quello degli arbitri. Un presidente di una regione italiana partecipa ad un convegno sul rispetto della sportività e della lealtà assieme a dirigenti di spessore in ambito sportivo come ad esempio Marcello Nicchi (presidente AIA), Renzo Ulivieri (presidente degli allenatori), Vito Tisci (presidente FIGC Puglia), Lello Giove (presidente comitato arbitri di Puglia). In più vi era Marco Di Napoli, procuratore della Repubblica presso il tribunale di Brindisi.

Questo è accaduto a Bari: in occasione della Fiera del Levante, nella Sala Tridente si è registrato (il 5 febbraio 2014) un evento definito importante per tutto quanto ruota intorno agli arbitri di calcio a 11, e quindi al calcio e al suo regolamento. Una serata descritta "memorabile" sul sito dell'AIA (Associazione Italiana Arbitri) di Bari, organizzata proprio dal presidente e dal vice presidente della sezione arbitrale del capoluogo pugliese. Molte le figure note tra gli ospiti presenti, fra cui Nichi Vendola, governatore della Regione Puglia e leader del partito di sinistra radicale, SEL (attualmente all'opposizione di governo).

L'intervento finale della manifestazione è spettato proprio a Nichi Vendola, che ha rivelato di non essere mai stato un grande appassionato di sport, ma ha speso parole di elogio verso la figura dell'arbitro, "vero custode delle regole". Dichiara inoltre di non apprezzare l'idea di "attribuire un prezzo ad un uomo", ossia di non apprezzare il calcio mercato. A parte tutto, Vendola cerca di trovare del buono nello sport, che deve educare alla convivenza, alla comunità e alla collaborazione. Il governatore pugliese pensa che i valori di questa attività umana possano quindi essere utili ad abbattere alcune "barriere culturali", in riferimento al razzismo ancora presente nella nostra società, e citava come esempio il campione di boxe Cassius Clay, "uomo di colore che con la sua eleganza e lealtà sportiva dava esempi di vita a milioni di persone che ritenevano inferiore la sua razza". Lo sport dunque può abbattere le barriere culturali, e secondo Vendola la figura dell'arbitro, nello sport, è l'autorità assoluta del regolamento, e dunque su di lui gravano grosse responsabilità.

Come già ricordato in post precedenti, in politica quello che si fa pubblicamente e mediaticamente è nella stragrande maggioranza dei casi qualcosa di calcolato, utile alla causa propagandistica. In politica ciascun politico e/o movimento e partito politico possiede una ideologia e una narrazione più o meno convincente e "votabile". In questo post non si vuole screditare nessuno, il lettore è libero di trarre le conclusioni che vuole, e probabilmente Nicki Vendola, al di là della narrazione sua e del suo partito, crede davvero nei valori di solidarietà, comunità e anti razzismo come non c'è motivo di pensare il contrario. Le parole pronunciate alla serata barese di cui sopra suonano, inutile nasconderlo, molto "di sinistra": per esempio abbattere le barriere culturali è una tematica tradizionalmente "rossa" come anche il senso della collettività e della cooperazione sociale (la destra è invece tradizionalmente più individualista ed atta tutelare la libertà personale, in ossequio ai principi liberali) e anche nel fatto di detestare il calcio mercato è ravvisabile qualcosa di socialista e comunista: gli uomini devono essere considerati persone, e non è giusto attribuire loro un prezzo quasi fossero merce: è questo ciò che probabilmente intendeva dire; ma in ogni caso si tratta di parole apprezzabili anche da chi magari è di destra o non è collocabile politicamente.

Volendo trarre alcune conclusioni, si può dire che il governatore della Puglia fosse in cerca di visibilità mediatica (cosa più che legittima, anche perché il suo partito non se la passava molto bene come percentuale di elettori in quel periodo, stando ai sondaggi), o magari era stato semplicemente invitato e lui ha accettato ben volentieri di partecipare. O magari entrambe le cose, e del resto come è ben noto ovunque, se in politica non hai visibilità non puoi sperare di ottenere consensi.

Foto: Nichi Vendola; autore: ciocci from italia

mercoledì 2 luglio 2014

Quando le germanie erano due - Parte 2

In un post precedente si affrontava quel tratto post bellico di storia calcistica che vedeva lo stato tedesco scindersi in due entità autonome e rivali: la Germania Ovest, detta liberale e la Germania Est, definita comunista.

Avendo già parlato del calcio in Germania Est, il presente articolo vuole stavolta concentrarsi sulla Germania Ovest, e sulla sua nazionale.

Alla fine della seconda guerra mondiale, con i tedeschi divisi fra filoamericani e filosovietici e con il territorio nel suo complesso gravemente danneggiato dal conflitto, la situazione calcistica era complessa, specie in ambito internazionale.

Se la Germania Est si staccò anche come federazione calcistica andando a comporre una propria nazionale indipendente, quello che rimaneva della Nazionale tedesca, ormai Germania Ovest, non era visto con occhio benevolo. Nell'immaginario collettivo il lato occidentale di Germania rifletteva ancora quella orribile storia fatta di stermini, guerre, distruzioni ed olocausto in nome della purezza e la grandezza della razza ariana. A differenza degli italiani che, un tempo a maggioranza fascisti ed alleati di Hitler, scelsero di cambiare, schierandosi dall'altra parte in corso d'opera isolando e combattendo anche i propri connazionali rimasti ancora in camicia nera.

Proprio questo alone di nazismo che nell'immaginario ancora macchiava la Germania, impedì per alcuni anni alla nazionale dell'Ovest di giocare con le altre nazionali del mondo, a parte le vicine Svizzera, Austria e a parte la Turchia. Venne addirittura esclusa al Mondiale Brasile 1950, ma partecipò e vinse quello successivo giocato in Svizzera, nel '54. Allenati da Sepp Herberger, giocarono la finale contro l'Ungheria che li aveva battuti per 8-3 in una gara del primo turno. Nella partita valida per la finale invece, la Germania Ovest inizialmente sotto di due reti riuscì dapprima a rimontare e poi a superare gli ungheresi a 6 minuti dal termine. Una vittoria storica e inaspettata, che viene ancora oggi identificata come Miracolo di Berna. Un risultato che entusiasmò tantissimo i tedeschi occidentali, e fu importante addirittura per la ripresa economica del Paese, in quanto dagli esperti considerato un elemento fondamentale  per la ripresa dell'economia dopo il disastro lasciato dalla guerra.

Quanto appena descritto rappresenta, se vogliamo, un particolare esempio di calcio che si sostituisce alla politica.

Complessivamente la Germania Ovest vinse 3 mondiali (1954, 1974 e 1990), raggiunse 3 secondi posti (1966, 1982, 1986) e un terzo posto (1970). Vinse 2 europei (1972 e 1980) e raggiunse un secondo posto (1976).

In effetti fu una nazionale molto forte, a differenza dei cugini dell'Est (che non erano professionisti, e non potevano esserlo a causa dell'ideologia filosovietica) che però, come raccontato in un post precedente citato più sopra, li sconfissero clamorosamente nell'unica partita che ebbero modo di disputare contro di loro: nel Mondiale 1974 fu 1-0, gol di Jurgen Sparwasser.

La riunificazione delle due selezioni nazionali avvenne dopo il Mondiale del 1990, quindi dopo che la Germania Ovest vinse l'ennesimo titolo.

La riunificazione, avvenuta come noto a seguito della caduta del Muro di Berlino, non fu particolarmente vantaggiosa a livello calcistico per gli anni a venire in quanto l'unico successo ottenuto fino ad ora dalla nazionale riunificata fu Euro '96, nonostante rimanga una delle selezioni calcistiche più forti e temute a livello mondiale.

Infine, per concludere, la nazione della Germania Ovest fu anche teatro degli incontri calcistici dell'Europeo '88 (la cui nazionale si fermò in semifinale) e del Mondiale '74, vinto proprio dalla nazionale di casa.


Dati ed eventi ricavati da Wikipedia italiana. 
Foto: azione tratta dallo storico "derby" Germania Ovest - Germania Est del 1974. Attribuzione foto: Bundesarchiv, Bild 183-N0622-0035 / Mittelstädt, Rainer / CC-BY-SA 


martedì 1 luglio 2014

Serie C italiana: il sindaco di Salerno chiede derby a porte aperte per la Salernitana

Stadio Arechi di Salerno
Ieri era il termine ultimo per le società di presentare la documentazione valida per l'iscrizione al prossimo campionato di Serie C. Alcune squadre hanno però trovato delle difficoltà all'iscriversi, non solo per una questione economica, ma anche in certi casi per via della carenza di uno stadio a norma in cui giocare "in casa": se squadre solide e dal recente passato professionistico come Albinoleffe, Lecce, Juve Stabia e Salernitana non hanno incontrato vere difficoltà, alcune grane le hanno avute ad esempio le campane Casertana e Savoia. Queste due compagini dovranno gareggiare altrove, fuori da Caserta e Torre Annunziata (NA), e rispettivamente a Castellammare di Stabia (NA) e Pagani (SA), condividendo gli impianti, con Juve Stabia e Paganese, entrambe anche loro in Serie C nello stesso girone.

Il prossimo nuovo torneo di Serie C riformato, composto da 3 gironi da 20 squadre ciascuno, si prospetta molto interessante per i tifosi e gli appassionati: in particolare il girone meridionale (girone C) prevede una serie di derby e altre gare non regionali sentitissime vista la rivalità fra le diverse tifoserie. A tal proposito il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, parlando della locale squadra cittadina e a nome della tifoseria salernitana ha chiesto pubblicamente per via mediatica a chi di dovere, di far giocare a porte aperte le gare considerate "a rischio", perché "i tifosi della Salernitana sanno come comportarsi e lo hanno dimostrato in più momenti [...] Piuttosto necessitano azioni concrete ed esempi positivi". Infatti i "granata" dovranno disputare molte partite sentitissime, contro pugliesi quali Lecce, Taranto, Foggia, la siciliana Messina, la calabrese Cosenza, e squadre corregionali come Casertana, Juve Stabia, Paganese (i derby più sentiti) oltre che Savoia, Ischia e Benevento (queste ultime sono considerate partite più tranquille in quanto prive di vera rivalità).

Il sindaco, che non vuole intromettersi nelle faccende societarie della Salernitana, invita però il patron Claudio Lotito (prossimo alla candidatura per guidare la FIGC nonché da anni presidente della Lazio) ad investire per costruire una squadra competitiva che possa finalmente risalire in Serie B dopo la mancata promozione dello scorso campionato.

Quanto appena raccontato è un altro esempio di politica che parla di calcio: un modo per il sindaco di farsi percepire ancora più vicino e solidale dalla comunità locale.